La Bce potrebbe tagliare i tassi ancora una volta, se l’economia dell’Eurozona si muoverà nella direzione attesa. In ogni caso è probabile che la banca centrale resti ferma nella prossima riunione di luglio.
«Lo scenario centrale con cui operiamo - crescita del pil intorno all’1% e inflazione al 2% - potrebbe richiedere, se confermato, piccoli aggiustamenti», ha detto il governatore spagnolo Josè Luis Escriva in un’intervista a El Pais.
La Bce ha ridotto i tassi dal 2,25% al 2% nella riunione del 5 giugno. Una nuova mossa sui tassi potrebbe essere inclusa nelle curve dei tassi di mercato incorporate dalla Bce nelle proiezioni economiche.
Secondo le ultime previsioni comunicate da Francoforte, l’inflazione scenderà l’anno prossimo all’1,6%, soprattutto a causa dei prezzi dell’energia e del rafforzamento dell’euro, prima di risalire al 2% nel 2027.
Escriva ha comunque aggiunto che «quando la situazione è piena di incertezze, è opportuno mantenere aperte tutte le opzioni». Per l’Europa l’incertezza numero uno è Donald Trump che ha fatto emergere «nuovi rischi» secondo il governatore spagnolo.
«Da un lato, la domanda potrebbe indebolirsi in questo contesto di volatilità dei mercati e di incertezza degli operatori. A ciò potrebbe aggiungersi un calo dei prezzi dell’energia e un euro più forte. Tutto ciò potrebbe portare a un calo dell’inflazione, soprattutto nel breve termine. Ciò potrebbe essere rafforzato dall’effetto dei dazi sulla domanda estera», ha detto Escriva. Al contrario, ha osservato, «tensioni nelle relazioni commerciali globali e un aumento della spesa per la difesa e le infrastrutture potrebbero far aumentare l’inflazione nel medio termine».
Le politiche di Trump tuttavia avranno conseguenze anche per gli Usa, secondo Escriva: «In momenti di crescente incertezza e rischio globale, il dollaro è stato tradizionalmente la valuta rifugio. Da aprile non lo è più. C’è meno fiducia nel dollaro e nel fatto che gli asset statunitensi siano sicuri come in altri momenti. Il dominio del dollaro come valuta di riserva internazionale sembra aver raggiunto il suo apice».
Tornando alle mosse Bce, il presidente della Bundesbank Joachim Nagel ha sottolineato in un’intervista radiofonica: «Non siamo più in territorio restrittivo con i tassi. Credo che ora possiamo prenderci il tempo necessario per esaminare la situazione. Ora abbiamo la massima flessibilità». Nagel ha così segnalato una probabile pausa sui tassi nella riunione del 24 luglio, assieme all’apertura a ogni scenario nei mesi successivi.
Rispondendo a una domanda sulla possibilità che la Bce abbia finito di tagliare i tassi, il presidente della Bundesbank non si è sbilanciato: «Non posso dirlo». I mercati monetari ieri scontavano al 10% una sforbiciata a luglio, al 60% a settembre e al 100% a dicembre. Gli operatori ritengono così che la Bce possa portare i tassi al livello terminale dell’1,75%.
La presidente Christine Lagarde ha detto che la Bce «sta arrivando alla fine del ciclo di politica monetaria» e che al livello attuale dei tassi è «in buona posizione» per affrontare le incertezze future, a cominciare da quelle sui dazi. Molti economisti ritengono che Francoforte dovrà varare almeno un’altra sforbiciata. Bofa e Barclays ne prevedono altre due, a settembre e dicembre.
«La Bce spera per il meglio, senza prepararsi realmente al peggio», rileva BofA. «La banca centrale non dovrebbe tollerare un persistente undershoot dell’inflazione, poiché ciò sarebbe equivalente a riconoscere che la vecchia asimmetria del target è ancora presente. Si è rivelata costosa in passato e potrebbe esserlo di nuovo. Perciò riteniamo che la Bce continuerà a ridurre i tassi nel secondo semestre».
Secondo Barclays, «se la crescita dovesse deludere entro la riunione di settembre, l’inflazione potrebbe essere rivista al ribasso, facendo apparire hawkish persino la nostra previsione di un tasso finale dell’1,5%». Anche Citi mantiene «una visione più negativa sull’economia rispetto alla Bce» e si aspetta che «il freno all’attività causato dalle tensioni commerciali si materializzerà nel tempo. Riteniamo che l’allentamento monetario non sia finito».
Unicredit prevede una pausa a luglio e un’ultima riduzione dei tassi a settembre poiché «gli indicatori di crescita si indeboliranno da qui in poi, mentre l’inflazione si aggirerà probabilmente intorno al 2% nel prossimo futuro». La banca italiana comunque osserva: «Se i negoziati tra Usa e Ue dovessero fallire, la Bce sarebbe costretta a tagliare i tassi al di sotto dell’1,75%, mentre un rapido miglioramento delle condizioni commerciali porterebbe probabilmente la Bce a terminare il ciclo di allentamento al 2%».
Una visione diversa è quella di Hsbc, secondo cui «in assenza di un ulteriore deterioramento delle prospettive, altri tagli non dovrebbero essere dati per scontati. La nostra ipotesi centrale è che quello del 5 giugno sia stato l’ultimo taglio di questo ciclo». (riproduzione riservata)