La Bce taglierà i tassi con ogni probabilità a giugno nonostante le tensioni in Medio Oriente e il possibile anticipo della mossa rispetto alla Fed. È quanto emerge dagli ultimi interventi dei banchieri centrali europei. In seguito, gli operatori si aspettano altre due-tre riduzioni quest’anno. Il percorso cambierebbe soltanto in caso di stravogimenti dello scenario, per esempio a causa di un allargamento significativo dei conflitti. Questa linea generale invece non sarebbe modificata per piccole variazioni del prezzo del petrolio e del cambio euro/dollaro (ieri a 1,064).
La Bce ha comunque il tempo di aggiustare la riduzione dei tassi dopo giugno: i tassi sui depositi sono oggi al 4%, mentre il livello neutrale è stimato tra il 2 e il 2,5%. Di conseguenza anche dopo i tre o quattro tagli dello 0,25% di quest’anno (che porterebbero i tassi al 3-3,25%) la politica monetaria rimarrebbe in territorio restrittivo, continuando a comprimere l’economia. Perciò la Bce resterà «dipendente dai dati» nei prossimi mesi senza vincolarsi a una riduzione predeterminata.
«Non dobbiamo aspettare troppo a tagliare i tassi, salvo sorprese», ha detto François Villeroy de Galhau, governatore della Banca di Francia, in un’intervista a Les Echos. Il banchiere centrale ha aggiunto che la Bce non risponderebbe «in modo meccanico» a un aumento del prezzo del petrolio legato alle tensioni in Medio Oriente.
«Al momento, il conflitto non sta portando a un marcato aumento dei prezzi del petrolio», ha spiegato Villeroy. «Se mai dovesse accadere, dovremmo analizzare la politica monetaria per capire se questo shock è temporaneo e limitato, o se si trasmette - al di là delle materie prime - all’inflazione di fondo». In ogni caso un costo più alto del petrolio inciderebbe negativamente sulla domanda. Goldman Sachs vede rischi «limitati» per l’inflazione legati ai prezzi dell’energia.
«Dal momento in cui avremo fiducia sufficiente sul ritorno dell’inflazione al 2%, il nostro dovere sarà minimizzare il costo della politica monetaria per l’attività economica e l’occupazione», ha detto Villeroy secondo cui i tagli dei tassi dovranno proseguire dopo giugno a un ritmo «pragmatico». In tal senso, ha precisato, saranno guardati «i dati europei, non quelli americani». Il riferimento è a una riduzione dei tassi Bce anticipata rispetto a quella della Fed. L’effetto espansivo del deprezzamento dell’euro sul dollaro potrebbe essere compensato da quello restrittivo di un aumento dei tassi nell’area euro importato dagli Usa.
Il governatore portoghese Mario Centeno non ha escluso l’ipotesi di tagliare i tassi di oltre l’1% quest’anno: «Raggiungeremo un’inflazione al 2% più velocemente di quanto previsto a marzo», ha detto a Econostream, aggiungendo che il carovita scenderà temporaneamente sotto la soglia. «Anche se riducessimo i tassi quattro volte, il livello sarebbe oltre quello neutrale, quindi ci sarebbe comunque una restrizione finanziaria», ha rilevato Centeno.
Intanto il consiglio direttivo è diviso sulla proposta di Isabel Schnabel, membro del comitato esecutivo Bce, di pubblicare come la Fed il grafico «dot plot» con le previsioni dei banchieri centrali sull’andamento dei tassi. Secondo alcuni membri Bce, tuttavia, il dot plot può dare agli operatori una falsa sicurezza sui movimenti dei tassi. Inoltre, secondo Reuters, alcuni governatori temono che il dot plot possa provocare pressioni da parte dei governi sui banchieri centrali nazionali.
«L’economia globale si trova a un punto di svolta, in cui le realtà del passato vengono sostituite da nuove incertezze», ha detto intanto la presidente della Bce, Christine Lagarde, ieri all’Università di Yale. (riproduzione riservata)