1Perché l'ingresso nel settore proprio adesso, e quali gli obiettivi della nuova divisione?
Risposta. Il volume dei crediti deteriorati in Italia ha raggiunto la soglia dei 300 miliardi di euro e le sofferenze superano i 170 miliardi, con la previsione di arrivare fino a 200 miliardi entro la fine dell'anno. Cifre enormi che si abbinano a tempi per il recupero dei crediti ormai insostenibili e che collocano l'Italia addirittura al 21° posto tra i Paesi sviluppati. La situazione ovviamente pesa molto negativamente sull'intero sistema economico italiano, e infatti l'Europa ci chiede a gran voce di sviluppare e rendere più efficiente il mercato dei crediti in sofferenza. In termini ancora più semplici, questa massa enorme di immobili non riesce a essere smaltita e i crediti a essere recuperati, se non in minima parte subito compensata da nuove sofferenze o incagli in arrivo. Ma finché questa situazione non verrà sbloccata, è difficile pensare che le banche potranno riprendere a finanziare privati e imprese in misura adeguata.
2Quali le ragioni di tempi di recupero crediti così prolungati?
R. Sono molteplici. Si va dai processi farraginosi per arrivare all'asta giudiziaria a un mercato delle compravendite assai poco ricettivo per colpa della crisi. Risultato: una volta arrivati in asta, questa va deserta e se ne deve organizzare un'altra con prezzi decurtati. In realtà si sperava che dopo il superamento del processo di analisi della qualità delle banche italiane molti più investitori esteri si affacciassero al mercato tricolore. Ma così non sta avvenendo e le operazioni che si riescono a chiudere restano poche e poco rilevanti.
3Quale la vostra ricetta, allora?
R. Se sugli immobili in sofferenza è difficile intervenire, meglio allora invertire il processo e fare in modo che non si arrivi alla situazione di incaglio, per esempio intervenendo nella fase di ristrutturazione del debito dell'azienda. In questo modo si riesce anche ad avvicinare il prezzo dell'offerta a quello della domanda. Per fare un esempio, un cantiere in difficoltà, se si lascia che si blocchi, magari per anni, si deprezza al punto da non valere più nulla. Meglio quindi cercare per tempo un partner o un'altra impresa di costruzione che possa proseguire i lavori. In altri casi si può pensare a un cambio di destinazione dell'immobile o comunque elaborare un progetto, così da individuare più facilmente un investitore/acquirente. In altre parole, noi lavoriamo gli immobili per riuscire a recuperare i crediti, mentre gli altri fanno il contrario.
4A che segmento di mercato vi rivolgete in particolare?
R. La nuova divisione Debt Advisory Services si rivolge, quindi, al grande mercato dei crediti deteriorati con sottostante immobiliare e in particolare sul segmento corporate dei grandi portafogli immobiliari. La divisione Debt Advisory Services intende essere un punto di riferimento per le banche, specie di piccole e medie dimensioni, e gli investitori istituzionali, per esempio fondi immobiliari, alcuni dei quali già nostri clienti.
5Quali sono i vostri target di sviluppo?
R. Puntiamo a poche operazioni, ma rilevanti. E in ogni caso la situazione è talmente difficile che qualunque risultato raggiunto è importante per noi e per il mercato. Basta pensare che nel 2013, a fronte di 50 miliardi di importi affidati al recupero crediti, ne sono stati recuperati solo il 19,6%, contro il 31,3% del 2007, quando però i miliardi affidati erano solo 15. Agire in maniera preventiva come conta di fare Reag vuol dire anche dare un impulso all'economia, perché si evitano ulteriori blocchi di attività e disoccupazione: attorno agli attuali 2 milioni di debitori coinvolti nei crediti in sofferenza ruotano 80-10 milioni di persone rappresentate da famiglie e lavoratori. Evitare che aumentino è indispensabile per avviare finalmente un circolo virtuoso. (riproduzione riservata)