L’Ue valuta un altro rinvio delle regole di Basilea 3+ sui rischi di mercato delle banche europee, sulla scia dei ritardi sulla materia da parte del Regno Unito e soprattutto dell’amministrazione Trump negli Usa. La partenza è già stata posticipata in Europa dal 2025 al 2026.
La Commissione Ue ha però lanciato una consultazione che considera tre opzioni: confermare l’avvio nel 2026, spostarlo al 2027 oppure introdurre emendamenti temporanei.
«I recenti sviluppi negli Stati Uniti e nel Regno Unito non forniscono alcuna chiarezza sulla futura attuazione degli standard di Basilea in queste giurisdizioni», ha osservato Bruxelles. «Questo solleva questioni sulla parità di condizioni a livello internazionale e sull’impatto sui mercati finanziari Ue, nonché sulla possibile risposta dell’Unione Europea».
La consultazione proseguirà fino al 22 aprile. La Commissione Ue dovrebbe decidere entro fine giugno con un atto delegato.
Gli standard di Basilea 3+ per il rischio di mercato, noti anche come Fundamental Review of the Trading Book (Frtb), sono stati definiti per rispondere alla debolezza delle regole evidenziata dalla crisi finanziaria globale del 2007-2008.
L’obiettivo del Frtb era quello di stabilire una normativa più rigorosa sui requisiti patrimoniali legati agli strumenti finanziari detenuti dalle banche per le attività di negoziazione (per esempio azioni, obbligazioni, derivati).
L’Ue ha già varato maggiori requisiti di trasparenza nel 2019, mentre la stretta patrimoniale per le banche era inizialmente prevista nel 2025.
Il regolamento Ue sui requisiti di capitale (Crr3) ha comunque concesso la possibilità di posticipare la partenza di due anni o di fare emendamenti per tre anni.
«La parità di condizioni a livello internazionale è particolarmente importante per le attività di mercato», ha rilevato la Commissione Ue. «La concorrenza tra le banche attive a livello internazionale è molto intensa in questo settore, a causa della facilità con cui le attività di mercato possono essere condotte tra varie giurisdizioni».
Oltre alle regole requisiti patrimoniali per le banche, anche quelle sui rischi climatici hanno subito una frenata con l’amministrazione Trump. «Vari indicatori suggeriscono che difficilmente la transizione si arresterà, anche se potrà richiedere più tempo di quanto sarebbe auspicabile», ha sottolineato Paolo Angelini, vicedirettore generale della Banca d’Italia. «Gran parte delle motivazioni di fondo che giustificavano un impegno sul fronte ambientale rimangono inalterate, la Ue dovrebbe evitare il rischio di correzioni di rotta eccessive».
In particolare, secondo Angelini, qualora la recente proposta di direttiva cosiddetta Omnibus venisse approvata nella sua versione attuale, «il numero di imprese italiane soggette ad obblighi di reportistica di sostenibilità si ridurrebbe di circa l’85% rispetto alle attuali previsioni della direttiva Csrd».
Inoltre «verrebbero esentate grandi imprese che già adottano la reportistica di sostenibilità, con risparmi marginali o nulli, mentre gli investitori verrebbero privati di informazioni importanti per una accurata valutazione dei rischi». Per Bankitalia «un provvedimento del genere andrebbe oltre l’obiettivo auspicabile di semplificare il quadro regolamentare e potrebbe addirittura creare ulteriore complessità. (riproduzione riservata)