L'evento più atteso di questa settimana è senza dubbio la riunione di politica monetaria della Banca centrale europea, in programma per giovedì 11 marzo. La Bce sarà chiamata a rispondere a diverse questioni, tra cui l'improvviso aumento dei rendimenti oltreoceano che, inevitabilmente, ha avuto le sue ripercussioni anche sugli spread dell'Eurozona. In secondo luogo, i membri del board dovranno fornire qualche delucidazione in più su qual è la loro intenzione in merito all'utilizzo del Pepp, rettificando nel contempo le stime sull'andamento dell'economia reale, che non tenevano conto di un prolungamento delle restrizioni fino ad oltre marzo.
Secondo Barclays, la presidente Lagarde ribadirà la determinazione del Consiglio direttivo a mantenere una politica monetaria molto accomodante e stabile, sfruttando a pieno l'ampia capacità e flessibilità del programma di acquisto di emergenza pandemico. Inoltre, "la dichiarazione introduttiva e, eventualmente, il comunicato stampa sulla decisione di politica monetaria, potrebbero essere modificati per includere riferimenti ai recenti sviluppi del mercato obbligazionario", evidenziano gli strategist della banca inglese, secondo cui tale riferimento potrebbe essere simile alle linee introdotte in dicembre sull'euro, con l'indicazione che i rendimenti obbligazionari saranno "strettamente monitorati".
Per quanto riguarda l'economia reale, è probabile che le revisioni degli esperti della Bce evidenzino una contrazione del pil in termini reali per il primo trimestre del 2021, il secondo consecutivo in calo, prevedendo poi un rimbalzo minore di quanto stimato per il secondo, anche e soprattutto a causa delle restrizioni della mobilità più severe e lunghe di quelle pronosticate a dicembre.
"La previsione di crescita per il secondo semestre del 2021 sarà probabilmente rivista in meglio, in parte a causa di un rimbalzo "automatico" dopo i primi sei mesi più deboli del previsto, e in parte a causa della prospettiva di una campagna di vaccinazione di successo entro la fine dell'anno", sottolineano da Barclays. Nel complesso, per quanto riguarda la crescita annua del pil in termini reali, gli strategist si aspettano che queste modifiche al prodotto interno lordo trimestrale implichino una modesta revisione al ribasso nel 2021, con una crescita del 3,5%, una leggera revisione al rialzo nel 2022, al 4,3% o al 4,4%, e una stima invariata nel 2023, al 2,1%.
Per gli strategist, inoltre, è probabile che la Bce rivedrà al rialzo le proiezioni sull'inflazione per il 2021, passando dall'1 all'1,5%, tenendo conto dell'inflazione sorprendentemente forte di gennaio e febbraio e dell'aumento dei prezzi dell'energia. Tuttavia, "non prevediamo cambiamenti significativi alle proiezioni sull'inflazione del 2022 e del 2023, e pensiamo che la Bce dirà che "monitorerà ed esaminerà" questa accelerazione temporanea dell'inflazione. Ciò non implicherebbe alcuna risposta politica se l'inflazione dovesse superare brevemente il 2%, un'eventualità che prevediamo si verifichi durante l'estate", argomentano da Barclays.
Secondo gli esperti, la Bce ha varie altre opzioni, in teoria, per contenere il sell-off nel mercato obbligazionario. Potrebbe chiarire che le condizioni di finanziamento "favorevoli" si riferiscono a un particolare livello di rendimento, che rappresenterebbe di fatto una forma esplicita di controllo della curva dei rendimenti. In secondo luogo, Lagarde potrebbe affermare che la Bce tollererà per qualche tempo un'inflazione superiore al 2%, avvicinandosi a una strategia di "make up" simile a quella della Fed. Tuttavia, Barclays non ritiene ci siano le condizioni tali per avvalersi di tali opzioni, il che implicherebbe un cambiamento sostanziale del quadro politico mentre la revisione della strategia è ancora in corso. Tali opzioni sono dibattute tra il Consiglio direttivo e, da un punto di vista pratico, "un approccio esplicito al controllo della curva dei rendimenti sarebbe difficile da attuare anche nell'area dell'euro", concludono gli analisti.
Secondo gli strategist di Unicredit, nel contesto attuale la Bce sarà "sottoposta a forti pressioni per evitare un ulteriore inasprimento delle condizioni di finanziamento. Ci aspettiamo che l'Eurotower combatta la pressione al rialzo sui rendimenti sia con un'azione concreta che con la classica retorica", evidenziano da Unicredit. Un'azione concreta dovrebbe essere già visibile nell'odierna pubblicazione dei dati di acquisto del Pepp per il periodo di riferimento dal 25 febbraio al 3 marzo. Come nella settimana precedente, i dati attuali sugli acquisti netti saranno probabilmente distorti al ribasso a causa della scadenza di 24 miliardi di euro nei Btp italiani e di 8 miliardi di euro nella Oatei francese durante il periodo di riferimento.
Tuttavia, "qualsiasi numero di acquisti netti inferiori a 17 miliardi di euro lascerebbe gli investitori a chiedersi quanto seriamente la Bce stia difendendo condizioni di finanziamento favorevoli", argomentano da Unicredit. Per quanto riguarda la retorica, "Christine Lagarde avrà ampie opportunità per convincere gli investitori delle intenzioni della banca centrale", concludono gli analisti. (riproduzione riservata)