Il movimento al rialzo di circa 20 punti base nei rendimenti dei Treasury Usa dopo la consegna del Senato ai democratici ha finalmente confermato l'effetto reflattivo che su molte altre attività era già visibile da novembre, quando erano stati annunciati i primi vaccini. Chiaramente, gli asset sensibili ad un aumento dell’inflazione, come le materie prime o i settori azionari quali l'energetico, il finanziario e quello dei materiali, oltre alle azioni dei mercati emergenti, sono stati i principali beneficiari di questa notizia, a scapito dei comparti più difensivi come l'obbligazionario o l'azionario Usa.
"È interessante notare come, da inizio anno, le materie prime e i titoli azionari dei Paesi emergenti siano stati spinti dall'aumento dei rendimenti nonostante il commercio in dollari abbia iniziato a consolidarsi, il che di norma eserciterebbe pressioni su questi due asset", evidenziano gli analisti di Barclays. L'ascesa dei rendimenti finora rappresenta più una benedizione che un elemento di preoccupazione.
"L'aumento dei rendimenti obbligazionari è un'arma a doppio taglio, ma fintanto che è dovuto a giuste ragioni dovrebbe essere un driver positivo per le azioni", evidenziano da Barclays. "Certo, i rendimenti e le azioni si sono mossi in direzione opposta la maggior parte del tempo negli ultimi anni, ma un ritorno al normale modello secondo cui un rialzo delle azioni va di pari passo con una crescita dei rendimenti dovrebbe essere abbastanza tipico all’inizio di un ciclo in ripresa", argomentano dalla banca inglese.
È, inoltre, importante sottolineare che l'ultimo rialzo dei rendimenti nominali è stato trainato più dal movimento dei rendimenti reali che dall'inflazione, motivo per cui si tratta di uno sviluppo sano, in quanto indica che le aspettative di crescita stanno finalmente cominciando a cambiare, anche se la strada verso la normalità sarà certamente frastagliata dato il peggioramento della pandemia in molti Paesi.
Se i rendimenti continuano a salire, è naturale chiedersi quando potranno costituire un vento contrario per le azioni. "Questo quesito è particolarmente rilevante, dato che il forte calo dei rendimenti e il tasso di sconto più basso hanno chiaramente permesso un'espansione elevata dei multipli azionari. Il nostro punto di vista è che finché la dinamica degli utili migliorerà e le banche centrali non termineranno l'attuale politica accomodante, un costante aumento dei rendimenti potrà andare di pari passo con una crescita delle azioni", evidenziano da Barclays.
Per quanto riguarda la politica monetaria, invece, gli analisti ritengono che in questa fase i timori di una riduzione degli acquisti da parte della Fed siano fuorvianti, in quanto è troppo presto per eliminare l’offerta di liquidità, data l'assenza di rischi di inflazione e la persistente minaccia legata alla pandemia. Inoltre, dopo l'ultima risalita, sembra che il mercato obbligazionario stia già prezzando parte degli stimoli attesi, e se a questo si aggiunge, appunto, una Federal Reserve accomodante, è chiaro che un ulteriore movimento al rialzo dei rendimenti dovrebbe essere limitato.
"Tuttavia, se l'attuale mix di massicci stimoli fiscali e monetari, combinato con una più forte riapertura post-pandemica, dovesse portare ad una crescita nell'inflazione, allora i mercati potrebbero iniziare a preoccuparsi a proposito di un eventuale inasprimento nella politica della banca centrale nel 2022", evidenziano da Barclays.
Per questo motivo, la direzione dei rendimenti sarà fondamentale per l’analisi del mercato azionario, che secondo gli analisti della banca inglese potrà comunque dare diverse soddisfazioni nel 2021. “Ci aspettiamo di vedere dei rendimenti positivi dalle azioni quest'anno, poiché l'economia mondiale si normalizzerà e le azioni complessivamente ne beneficeranno più delle obbligazioni. Entro ciò, rendimenti ulteriormente più elevati garantirebbero un’ancora maggiore rotazione dalle azioni Usa verso quelle del resto del mondo, dato che le prime sono più incentrate su tech e growth, mentre le ultime sono della tipologia value. Mercoledì abbiamo aumentato la sovraesposizione al Regno Unito, in quanto riteniamo che il rapporto della regione con la reflazione si configuri come interessante, offrendo anche una copertura difensiva a basso costo.
Infine, una parentesi sul mercato esg, i cui titoli hanno beneficiato negli ultimi anni delle preoccupazioni di fine ciclo da parte degli investitori. "Ora che entriamo in un nuovo ciclo economico, gli investitori si stanno allontanando dalle attività più sicure per sfruttare quelle maggiormente posizionate per cogliere i vantaggi di crescita iniziale, e settori come l'energia e i materiali, omessi da molti portafogli esg per impostazione predefinita, ne stanno beneficiando. Di conseguenza, e nonostante i costanti flussi di denaro verso questi prodotti, molti fondi esg hanno sottoperformato nel quarto trimestre e anche da inizio anno. Con la prospettiva di maggiori incentivi alle infrastrutture che stimolino l'interesse per i settori delle materie prime, dei materiali e manifatturiero, la sottorappresentazione di questi settori in molti fondi esg potrebbe costringere gli investitori a ripensare al loro approccio sostenibile", concludono da Barclays. (riproduzione riservata)