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Barbera (Sarpi): «Lo smart working cambia il mercato. Ora si cercano più servizi nelle case e negli uffici e l’hinterland è più attraente»
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Barbera (Sarpi): «Lo smart working cambia il mercato. Ora si cercano più servizi nelle case e negli uffici e l’hinterland è più attraente»

di Laura Magna
15 giugno 2021, 12:20 Ultimo aggiornamento: 12:26

Se c’è un trend che in Italia la pandemia ha contribuito a far partire è lo smartworking. Prima del lockdown nelle aziende padronali e negli uffici di tutta la penisola, era impossibile anche solo l’idea di lasciare i propri dipendenti a casa a svolgere il proprio lavoro. Oggi è normalità. Ma questo cambiamento ha un impatto inevitabile sull’immobiliare, non solo quello destinato agli uffici ma anche sul residenziale. Emanuele Barbera, presidente del gruppo immobiliare Sarpi, nato per la compravendita di palazzi a metà degli anni 50 e che oggi conta cento agenzie affiliate in franchising su tutto il territorio nazionale oltre che un’attività di advisoring per banche e corporate, conferma: «Il periodo di Covid ha condizionato il nostro modo di vivere la casa, gli uffici, la logistica. Tutti abbiamo capito quanto è importante avere uno spazio personale supportato da tecnologia e quanto è importante poter lavorare da casa. La pandemia ci ha confermato che si può essere lontani dall’ufficio e nello stesso tempo essere molto performanti in campo professionale. Di colpo è diventato importante anche per la classe media impiegatizia non la presenza ma quello che si fa e gli obiettivi che si raggiungono. Quando finirà questo periodo, molte cose resteranno e tra di esse il lavoro in forma mista in presenza e in smart working».

Di più, alcuni colossi di diversi settori, da Allianz a Bayer, solo per fare due esempi, hanno già annunciato i propri programmi di smart working permanente. E nessuna azienda esclude più la possibilità per i propri dipendenti di poter lavorare anche parzialmente da casa. «Lo smart working è destinato a cambiare il nostro concetto di vivere l’ufficio e il posto di lavoro in genere. Ma penso che potremmo assistere anche a forme di lavoro a distanza nelle quali il dipendente, che non ha una casa attrezzata, potrà usufruire di spazi di co-working in affitto temporaneo pagati dall’azienda».

Ma le possibili evoluzioni per quelle che una volta erano le sedi fisiche degli uffici sono molteplici. «Alcuni uffici per mantenere lo spirito di appartenenza all’azienda useranno i propri spazi per creare eventi unici ed esclusivi come sfilate, cene con cuochi stellati, concerti. Chi potrà e vorrà andare in ufficio e ha bambini piccoli potrà usufruire di un servizio di baby sitter dedicato. Si andrà in azienda nella misura in cui l’azienda sarà in grado di offrire servizi. In cambio le aziende otterranno performance sempre più alte dai propri dipendenti e un coinvolgimento molto più forte sugli obiettivi, che diventa il vero metro di misura».

Cambia la destinazione d’uso e la struttura fisica degli uffici, ma anche quelle del residenziale. «Le case vengono comprate e ristrutturate pensando alla comodità di chi le usa, con servizi di domotica, mobili che cambiano e diventano piccole isole di lavoro, molte nuove costruzioni prevedono già spazi co-working, locker Amazon, palestre e orti condominiali». E non solo. «Assisteremo sempre di più a una nuova estensione dei confini delle città, verso un hinterland qualitativo, ma per coinvolgere e convincere il cliente a spostarsi a 20 o 30 km dalla città, non possiamo più pensare alle vecchie periferie dormitorio, e quindi oltre a dare spazi abitativi più grandi dobbiamo fornire un nuovo concetto di vita e di servizi, sia nel condominio quanto nel comune. Oltre ovviamente a mezzi che consentano di raggiungere in mezz’ora minuti il posto di lavoro».

In questo contesto Milano è l’unica città italiana in grado di confrontarsi a livello internazionale con le metropoli come Londra, Parigi, New York. «Le distanze si stanno accorciando e Milano aveva scoperto una vocazione turistica con oltre 6 milioni di visite prima della pandemia. Il mercato immobiliare di Milano nei prossimi 5/15 anni è destinato a salire moltissimo e come per le altre metropoli ci sarà una fetta di persone particolarmente agiate, che potrà vivere in città e molte che si sposteranno verso hinterland di grande qualità. Io credo che assisteremo alla rigenerazione di interi quartieri sul modello Isola».

(riproduzione riservata)



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