I rischi per le banche italiane legati al settore immobiliare commerciale sono «contenuti», secondo un’analisi della Banca d’Italia. Nelle scorse settimane la Bce ha invece evidenziato che i pericoli del comparto sono in media in aumento in Europa. I risultati delle simulazioni Bankitalia hanno mostrato che «i rischi per il sistema bancario italiano associati alle ipotesi di base e a quelle avverse sull’andamento dei prezzi degli immobili sono generalmente contenuti».
L’aumento delle perdite attese sui prestiti Cre (Commercial Real Estate), secondo Via Nazionale, «rimarrebbe moderato anche nel caso di un forte calo dei prezzi degli immobili, maggiore di quello osservato storicamente, e di un significativo aumento della probabilità di insolvenza delle imprese non finanziarie a cui sono stati concessi i prestiti Cre garantiti».
Come si è visto durante la crisi finanziaria globale del 2007-2008, un andamento sfavorevole dei prezzi degli immobili può comportare rischi significativi per la stabilità finanziaria e incidere negativamente sulla solidità delle banche.
«Assieme agli elevati costi di finanziamento e alle deboli prospettive economiche, un calo dei prezzi degli immobili potrebbe comportare un aumento delle insolvenze dei debitori e delle perdite di credito per le banche», ha rilevato Bankitalia.
Alla luce di questi sviluppi, è aumentata la preoccupazione delle autorità per il potenziale impatto di una flessione del mercato immobiliare, in particolare del settore commerciale, sul sistema finanziario e sull’economia.
I dati di AnaCredit, analizzati da Bankitalia, hanno mostrato che il valore delle garanzie immobiliari è «frequentemente rivalutato» dalle banche. Tra il 2019 e il 2023, le rivalutazioni avrebbero interessato ogni anno circa il 70% degli immobili utilizzati come garanzia, una quota «relativamente elevata nel confronto internazionale. Sebbene le rivalutazioni non sembrino pienamente in linea con le variazioni dei prezzi medi di mercato, le deviazioni sono contenute», ha osservato Via Nazionale. Le differenze potrebbero essere influenzate dal fatto che i prezzi di mercato aggregati non colgono del tutto l’eterogeneità delle caratteristiche degli immobili.
A fine 2023 il rapporto tra prestiti e valore corrente degli immobili (current loan-to-value ratio o LTV-C ) in media era del 55%, un valore leggermente inferiore al 60% di fine 2019. La quota di prestiti ad alto LTV-C sul totale dei prestiti Cre è stata di circa il 13% (11% se si considerano solo i prestiti in bonis). Le simulazioni della Banca d’Italia sono rassicuranti: la quota di prestiti con un LTV-C elevato aumenterebbe al 16% in caso di uno shock al segmento degli uffici e degli immobili commerciali.
A dicembre 2023 l’importo totale dei prestiti Cre garantiti raccolti in AnaCredit era pari a circa il 13% (68 miliardi di euro) del totale dei prestiti alle imprese. In media il 6,5% dei prestiti totali delle banche era garantito da un immobile e circa il 50% delle banche aveva una quota di prestiti Cre inferiore al 10% dei prestiti totali. Soltanto il 10% delle banche aveva una quota di prestiti Cre superiore al 20% dei crediti totali.
Il quadro sul settore è in media più rischioso in Europa. Secondo una recente analisi Bce le banche dell’Eurozona hanno circa 1.300 miliardi di euro di prestiti a investitori immobiliari commerciali e la qualità del credito si sta «visibilmente deteriorando». (riproduzione riservata)