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IGNAZIO VISCO BANCA D'ITALIA
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Bankitalia, nel 2022 la ricchezza finanziaria delle famiglie è scesa del 5% per l’inflazione. Btp pigliatutto: flussi per 54 miliardi

31 maggio 2023, 10:27 Ultimo aggiornamento: 12:57

Consumi in aumento, redditi e propensione al risparmio in diminuzione. E’ questo l’impatto della super inflazione del 2022 sulle famiglie italiane | Perché alzare i tassi sui conti correnti quando i Btp rendono più del 4%?

Consumi in aumento, redditi e propensione al risparmio in diminuzione. E’ questo l’impatto della super inflazione del 2022 sulle famiglie italiane che emerge dalla Relazione della Banca d’Italia sul 2022. I consumi hanno continuato a recuperare (+4,6% a prezzi costanti) soprattutto in primavera e in estate, principalmente per le voci di spesa colpite più duramente dalla crisi sanitaria, ma le uscite in termini reali sono aumentate a causa dell’incremento dei prezzi. La relazione osserva che l’aumento dei prezzi osservato dalla seconda metà del 2021 ha colpito in misura maggiore le famiglie nel quinto più basso della distribuzione della spesa equivalente a causa della diversa composizione del paniere dei loro consumi. Tenuto conto del diverso paniere di consumo, il tasso di inflazione annuo è stato per quei nuclei pari al 5,3% nel dicembre 2021 e al 17,9 nello stesso periodo del 2022, contro il 3,5 e il 9,9% per le famiglie appartenenti al quinto più alto della spesa.

D’altro canto il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è salito del 6,2% a valori correnti, ma in termini reali si è ridotto dell’1,2% per effetto dell’alta inflazione e si è portato poco al di sotto dei livelli precedenti la pandemia; la riduzione è ancora più intensa se vi si aggiungono le perdite che l’inflazione genera sulle attività finanziarie con valore nominale fisso, come i depositi bancari o i titoli non indicizzati.

Risultato: la propensione al risparmio è scesa progressivamente nel corso dell’anno (in media di 5 punti percentuali) fino a raggiungere l’8,1%, livello inferiore al 2019, prima del Covid proprio perché le famiglie hanno dovuto spendere di più a causa dell’inflazione. «I consumatori  ritengono che sia molto opportuno risparmiare, ma segnalano che si è ridotta la loro capacità di farlo», segnala la relazione. E l’accumulo di risorse finanziarie non è stato sufficiente a compensare la perdita di valore reale della ricchezza finanziaria netta delle famiglie dovuta all’inflazione che ha inciso significativamente sul valore reale delle attività e delle passività finanziarie. Dati alla mano il tasso di risparmio delle famiglie italiane si è ridotto, al 10% del reddito disponibile lordo, dopo il picco raggiunto nel 2020 (17,5%) per effetto dell’eccezionale compressione dei consumi durante la fase più acuta della pandemia. Insieme con gli ingenti trasferimenti in conto capitale (4,2% del reddito disponibile), riconducibili soprattutto ai bonus edilizi, il risparmio ha consentito alle famiglie di effettuare investimenti in attività reali pari al 10,5% e in attività finanziarie nette pari al 3,7% del reddito disponibile. Quest’ultimo avanzo finanziario non ha però compensato il calo (pari al 7,2% del reddito disponibile) del valore reale di quelle componenti della ricchezza (depositi, titoli obbligazionari, prestiti e crediti commerciali) il cui valore nominale è più esposto all’aumento dei prezzi al consumo. 

La relazione dell’istituto centrale guidato da Vincenzo Visco calcola che nel 2022 la ricchezza totale netta delle famiglie, pari al valore delle attività finanziarie e di quelle reali al netto delle passività, è diminuita a 8,2 volte il reddito disponibile, da 8,8 del 2021. Il calo è dovuto alla forte riduzione della ricchezza finanziaria lorda (-5,1%) a 5.138 miliardi in seguito alla marcata svalutazione delle attività (-6,6%), nonostante gli investimenti finanziari siano rimasti positivi. Il rapporto tra la ricchezza finanziaria lorda e il reddito disponibile è sceso a quattro, un valore che resta ancora leggermente superiore alla media dell’ultimo decennio; la contrazione è stata simile a quella dell’area dell’euro. I flussi per investimenti finanziari si sono quasi dimezzati (da 143 miliardi del 2021 a 80 miliardi del 2022), frenati dall’incertezza e dall’accresciuta volatilità dei mercati. Le scelte delle famiglie si sono indirizzate verso titoli obbligazionari, soprattutto pubblici italiani che sono tornati in cima alle preferenze grazie all’aumento dei tassi in un contesto in cui il  risparmiatore retail resta molto prudente nelle scelte di investimento: nel 2022 gli acquisti netti di Btp & co hanno superato 54 miliardi a fronte della vendita netta di azioni in atto dal 2016 (-25,4 miliardi nel 2022).
A fronte della ripresa degli investimenti obbligazionari, la crescita dei depositi si è molto indebolita nella seconda parte del 2022 (0,6%, dal 5,3 nella media del periodo 2020-21) e nelle classi di importo più alto, risentendo anche del limitato adeguamento dei saggi di remunerazione. La relazione conferma che «i rendimenti dei depositi in conto corrente, principale fonte di provvista delle banche, sono finora aumentati in misura molto contenuta, mantenendosi su livelli prossimi allo zero». Per la prima volta dal 2011, inoltre, si è osservato un lieve deflusso di risorse dai fondi comuni (-4,5 miliardi) e, dopo più di dieci anni di espansione, la quota di ricchezza finanziaria riconducibile agli strumenti del risparmio gestito è scesa di 3 punti percentuali, al 29,9%, un valore comparabile a quello del 2015 e inferiore alla media dei paesi dell’area (35%). Inoltre «investendo in quote di fondi comuni, nel tempo le famiglie hanno accresciuto la propria esposizione verso i mercati finanziari globali», riporta la relazione, e «il peso degli investimenti in titoli di capitale di società Usa sul totale dei fondi comuni detenuti dalle famiglie è passato dal 16 al 23%». Nel frattempo anche gli investimenti in polizze assicurative hanno rallentato da 27 miliardi del 20221 a 12,5 miliardi del 2022.

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Dal lato delle passività, i debiti delle famiglie hanno continuato a espandersi, con un rallentamento dei mutui per l’acquisto di abitazioni. L’indebitamento verso banche
e società finanziarie è cresciuto del 4,6%; a fronte del -4,7% dei mutui immobiliari, il credito al consumo ha accelerato (al +5,9%) e si è riportato su tassi di crescita in linea con quelli prevalenti nel periodo precedente la crisi sanitaria: l’incidenza di questi finanziamenti rispetto al reddito disponibile si è collocata al 12,7%, a fronte del 9,4% della media dell’area dell’euro. Nei primi mesi del 2023 l’espansione è proseguita, risentendo del continuo miglioramento del clima di fiducia dei consumatori. Alla fine dell’anno i debiti finanziari delle famiglie erano pari al
62,5% del reddito disponibile, circa 2 punti percentuali in meno del 2021 e oltre 30 punti inferiori alla media dell’area dell’euro. I prestiti per l’acquisto delle abitazioni continuano a rappresentare la passività più importante per le famiglie italiane. Dal 2007 la loro quota sul totale del debito è stabile (poco oltre il 50%), rimanendo contenuta nel confronto internazionale; alla fine dello scorso anno oltre il 60% dei mutui era a tasso fisso. Le attese di una politica monetaria
progressivamente più restrittiva, spiega la relazione, hanno determinato dalla primavera un rialzo
dei costi dei finanziamenti a tasso fisso, che ha spinto le famiglie a preferire i mutui a tasso variabile. Nei primi mesi del 2023, quando il differenziale di costo tra le due tipologie di contratti
si è ridotto, le nuove erogazioni di mutui a tasso fisso hanno ripreso ad aumentare. Nel complesso la svalutazione provocata dall’alta inflazione e il forte calo dei prezzi delle attività hanno determinato una riduzione della ricchezza finanziaria netta delle famiglie, a prezzi costanti, del 14,4% (693 miliardi).

Sul fronte delle attività reali (prevalentemente abitazioni), rileva Banca d’Italia la ricchezza è cresciuta dell’1,6% in termini nominali, benché nella seconda parte dell’anno il mercato immobiliare sia indebolito, risentendo della restrizione delle condizioni di offerta di nuovi mutui e degli effetti dell’alta inflazione. (riproduzione riservata)



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