Bankitalia alza le stime sulla crescita del pil dell'Italia per il 2021, stimata ora a oltre il 4%. L'andamento del prodotto nel quarto trimestre del 2020, migliore delle attese, si riflette "favorevolmente sulla crescita acquisita per l'anno in corso". L'espansione potrebbe essere superiore al 4% nel 2021, con una "significativa ripresa nella seconda parte dell'anno, agevolata dal contesto globale". Le prospettive di crescita, mette in evidenza Bankitalia, "restano soprattutto dipendenti dai progressi della campagna vaccinale e da una favorevole evoluzione dei contagi".
Nel bollettino economico dello scorso gennaio, la Banca d'Italia indicava una crescita del pil del 3,5% in media quest'anno. La nuova stima si avvicina a quella del governo che, nel Def approvato ieri dal Consiglio dei ministri, vede per l'anno in corso un aumento del pil programmatico del 4,5%. "La prosecuzione delle campagne di vaccinazione e il sostegno da parte delle politiche economiche si sono riflessi in un miglioramento delle prospettive globali. Negli Stati Uniti, il piano espansivo di bilancio dell'amministrazione di Joe Biden ha determinato un aumento delle attese di crescita e dei rendimenti a lungo termine, mentre nel breve periodo", si legge nel bollettino economico, "restano le incertezze legate all'evoluzione della pandemia e alle sue ripercussioni sull'economia, per i ritardi nelle campagne di vaccinazione e il diffondersi di nuove varianti".
Nell'area dell'euro resta "essenziale mantenere condizioni finanziarie favorevoli", dato che l'attività economica ha risentito di un nuovo aumento dei contagi e dato che, nonostante un temporaneo rialzo dell'inflazione, le prospettive dei prezzi restano deboli. Il consiglio direttivo della Bce ha deciso di aumentare il ritmo degli acquisti di titoli nell'ambito del programma per l'emergenza pandemica, "per evitare che la trasmissione del rialzo dei rendimenti osservato sui mercati internazionali si traducesse in un inasprimento prematuro delle condizioni finanziarie nell'area, che non sarebbe giustificato dalle attuali prospettive economiche", sottolineano dagli osservatori della Banca d'Italia.
"Nei primi tre mesi dell'anno in corso l'attività economica sarebbe rimasta pressoché stabile, e ad un rafforzamento nell'industria si è accompagnato un andamento ancora debole nei servizi". Queste stime, precisa Bankitalia, restano soggette a elevata incertezza, connessa agli impatti della pandemia. Nel quarto trimestre del 2020 la caduta del pil, "benché significativa, è stata inferiore alle attese". Per questo, uno scenario di ritorno a una crescita sostenuta e durevole "è plausibile, pur se non esente da rischi", si legge nella nota rilasciata dall'Istituto, "e presuppone che sia mantenuto il sostegno all'economia e che si dimostrino efficaci gli interventi in corso di introduzione nell'ambito del Pnrr".
Crescono, inoltre, le attese per una ripresa graduale di investimenti e consumi, con le imprese che programmano di riprendere gli investimenti nella restante parte dell'anno. Anche se le famiglie indicano una graduale ripresa delle intenzioni di consumo, la propensione al risparmio "resta elevata, e la maggior parte del risparmio accumulato nel 2020, concentrato tra le famiglie meno colpite dagli effetti della pandemia, non sarà spesa nel corso di quest'anno".
Per quanto riguarda il mercato del lavoro, "la tenuta dell'occupazione permanente è stata favorita dal blocco dei licenziamenti, dalla Cig e dalle altre misure di sostegno alle imprese", sottolineano i previsori, precisando che nel 2020 sarebbero stati circa 400mila i posti di lavoro stabili tutelati da questi provvedimenti. La dinamica dell'occupazione, pur indebolendosi progressivamente, "è invece rimasta positiva nella media del trimestre". Nonostante la crescita, i livelli occupazionali rimangono comunque ampiamente al di sotto di quelli precedenti l'emergenza sanitaria (-1,9% rispetto al quarto trimestre del 2019; -1,6 per il lavoro subordinato, -2,9 per quello indipendente).
Le posizioni lavorative temporanee si sono ridotte nel 2020 di circa 250mila unità, più che compensate da un aumento di oltre 260mila contratti a tempo indeterminato. Dall'inizio dell'emergenza sanitaria il numero complessivo di posti di lavoro alle dipendenze è diminuito in modo marcato nei servizi privati, tra i giovani e le donne. "Con le misure di distanziamento sociale decise in autunno, le ore lavorate nell'ultimo trimestre del 2020 sono tornate a contrarsi ed è aumentato il ricorso agli strumenti di integrazione salariale. La richiesta è stata tuttavia assai minore rispetto alla prima ondata pandemica", sottolineano gli esperti, e anche il numero degli occupati è salito, pur restando lontano dal livello precedente la crisi sanitaria. (riproduzione riservata)