Un forte aumento dei prezzi dell’energia può causare non solo un incremento significativo dell’inflazione, ma anche un calo rilevante della crescita dell’Eurozona. È quanto emerge dall’esperienza del 2021-2022, secondo una ricerca di Stefano Neri, capo del servizio congiuntura e politica monetaria della Banca d’Italia.
Secondo l’analisi pubblicata il 13 marzo, il rialzo dell’energia ha frenato l’economia dell’Eurozona dal quarto trimestre 2021 al terzo trimestre del 2023, toccando il punto massimo nell’ultimo trimestre del 2022, quando ha pesato per quasi il 2% del pil. Questo valore è il risultato dell’effetto cumulato dell’aumento dei prezzi dell’energia del 2021-2022.
Anche per quanto riguarda l’inflazione, l’impatto maggiore è stato registrato nell’ultimo trimestre 2022: l’incremento dell’energia ha pesato nel periodo per il 3,5% su un totale di inflazione attorno al 10%.
Neri ha così sottolineato che i forti aumenti dei prezzi dell’energia nel periodo considerato hanno contribuito «in modo significativo» all’aumento dell’inflazione e hanno determinato un «rilevante e protratto» rallentamento del pil nell’area euro.
«Se la Bce avesse attuato una politica monetaria più restrittiva per contrastare l’effetto degli aumenti dei prezzi dell’energia su quelli al consumo, l’inflazione e la crescita economica sarebbero stati molto più contenuti», aggiunge l’analisi. «Se la politica monetaria avesse, invece, contrastato soltanto gli effetti indiretti degli aumenti dei prezzi dell’energia, l’impatto avverso sulla crescita sarebbe stato inferiore».
I prezzi dell’energia sono in grado di influenzare in modo rilevante l’economia europea. Le ultime proiezioni Bce hanno alzato la previsione di inflazione per quest’anno al 2,3%, dal precedente 2,1%, proprio a causa del costo di gas e petrolio.
Ma l’incremento è stato poi vanificato dalla discesa dei prezzi dell’energia registrato dopo la chiusura delle proiezioni di Francoforte, come ha spiegato la presidente Bce Christine Lagarde al termine del consiglio direttivo del 6 marzo.
L’analisi di Neri mostra in modo implicito che la politica monetaria deve rispondere a uno shock sull’energia considerando anche l’impatto sulla crescita.
L'aumento di gas e petrolio ha un impatto immediato sull’inflazione (che è al centro del mandato Bce), ma nel tempo l’incremento dei prezzi dell’energia può anche ridurre redditi reali, consumi e domanda, con effetto al ribasso sull’inflazione.
Inoltre la ricerca indica che una risposta eccessivamente restrittiva della politica monetaria avrebbe aggravato la frenata del pil.
Di conseguenza per una banca centrale è fondamentale calibrare la reazione a uno shock dell’energia, dando sempre comunque la priorità all’ancoraggio delle aspettative di inflazione al target. (riproduzione riservata)