Il presidente Ciampi avvia negli anni ‘90 la concertazione governo-parti sociali.
Il 1989 con la caduta del Muro di Berlino segnò un passaggio d'epoca. 35 anni fa iniziò il periodo delle riforme, quella della banca pubblica, poi la progettazione ed adozione del Testo unico bancario, mentre, da un altro versante, veniva approvata, a distanza di quasi cento anni dalla prima legge anti-monopoli americana, lo Sherman Act, la prima legge italiana antitrust.
Fu anche necessaria un'opera di risanamento, riorganizzazione e consolidamento condotta da Bankitalia sotto la guida di Antonio Fazio e con il concorso delle parti sociali, poi del governo. Si trattò di un'opera che aveva il precedente solo nella riorganizzazione bancaria degli anni Trenta. Fu impiegata la leva della Vigilanza, mentre negli anni successivi con la politica monetaria , allora nella piena disponibilità dell'istituto centrale, si contrastavano l'inflazione e le relative aspettative riuscendo a ricondurre gli spread Btp-Bund da circa 800 punti base intorno ai 200 punti per poi calare ulteriormente.
Nel frattempo, con la richiamata riforma della banca pubblica si era data vita alle fondazioni che poi furono definite di origine bancaria perché nate dallo scorporo dalla banca che, quindi, veniva divisa in fondazione e spa bancaria. Aveva così, da un lato, vita autonoma un soggetto privato di utilità sociale, come è definita la fondazione di origine bancaria, che avrà un ruolo di protagonismo, negli anni successivi, nel terzo settore, e, dall'altro, si realizzava la trasformazione in spa degli istituti di credito pubblici.
Gli anni Novanta sono anche, e soprattutto, gli anni della concertazione governo-parti sociali voluta dall'allora presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi, il quale si era dimesso dalla carica di governatore avendo quale successore Fazio. La concertazione era un modo per avviare una politica dei redditi, di tutti i redditi, come Ciampi teneva a sottolineare. Quando in precedenza, con il governo Amato, fu adottata, per rispondere alla crisi, inopinatamente la sciagurata tassa del 6 per mille sui conti correnti bancari, fu la Banca d'Italia a impedire il peggio dichiarando che avrebbe fatto fronte a tutte le evenienze che fossero state connesse con la tassa.
Nel 1998 veniva adottato il Testo unico della finanza, frutto di una prima elaborazione da parte del «Comitato Draghi». È il Tuf che ora, a circa venticinque anni di distanza, è sottoposto a una doverosa revisione. Intanto, con l'adesione alla moneta unica, si ripropongono i problemi del modo in cui si sta nell'Unione e nell'Eurozona, dati i problemi ancora irrisolti del bilancio pubblico e quelli connessi della produttività totale dei fattori, della competitività, dell'innovazione. Su questi temi si sviluppano dialettica e contrasti tra l'istituzione di Via Nazionale e il Tesoro, a cominciare dalla validità dei dati in discussione a proposito dei quali risultano sempre confermate la correttezza e l'autorevolezza della Banca. È quello anche il periodo in cui una ormai celebre sentenza della Corte costituzionale spazza via una leggina che pretendeva di assoggettare le fondazioni alla politica del territorio e ne sancisce l'autonomia, nonché il connesso interesse generale.(riproduzione riservata)