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Bank of America stima utili in calo del 3% nell’Eurozona nel 2025. Ecco perché
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Bank of America stima utili in calo del 3% nell’Eurozona nel 2025. Ecco perché

di Mario Olivari
09 luglio 2025, 15:26

I settori energia e beni di consumo discrezionali frenano gli utili europei, compensando l'apporto positivo del comparto sanitario. Il rafforzamento dell'euro e l'impatto dei dazi minacciano la competitività delle aziende dello Stoxx 600

Inizierà a breve la stagione degli utili del secondo trimestre in Europa, con circa due terzi delle società dello Stoxx 600 che comunicheranno i risultati entro fine mese. Gli analisti di Bank of America stimano un calo dell’utile per azione (eps) del 3% su base annua, il peggior dato degli ultimi cinque trimestri. A pesare sono soprattutto il rallentamento della domanda — con le stime di crescita delle vendite ferme a -3%, minimo da cinque trimestri — e il rafforzamento dell’euro, il cui indice ponderato per il commercio (che misura il valore dell’euro rispetto a una media di valute, pesate in base all’intensità degli scambi commerciali con l’Eurozona) è salito del 3,5% annuo, toccando il livello più alto nello stesso periodo.

Secondo il report di BofA, le maggiori flessioni dei profitti si verificheranno nei settori energia e beni di consumo discrezionali, che dovrebbero più che compensare l’apporto positivo del comparto sanitario. I finanziari, dopo aver sostenuto la crescita negli scorsi trimestri, si preparano invece a una stagione più debole. Anche per i titoli ciclici (esclusi i finanziari) si prospetta una contrazione degli utili dopo due trimestri di crescita: nell’ultimo mese le stime sull’eps dei ciclici sono state tagliate del 2,5%, contribuendo alla revisione complessiva dell’1% al ribasso per l’eps dello Stoxx 600 nel trimestre.

L’euro forte minaccia gli utili

Nel secondo trimestre, i dati macroeconomici dell’area euro hanno riservato sorprese moderatamente positive, lasciando intendere che la stagione degli utili potrebbe registrare un numero di risultati superiori alle attese leggermente al di sopra della media storica, pari al 53%. Ma a smorzare l’ottimismo ci pensa il rafforzamento dell’euro, che rischia di penalizzare i risultati delle aziende.

Storicamente, in periodi di valuta forte, il tasso di «eps beat — ossia il numero di aziende che supera le attese sugli utili — tende infatti a restare sotto il livello che i dati macro lascerebbero immaginare. A essere più esposti al rischio valutario sono naturalmente i settori con una forte componente di vendite negli Stati Uniti: tra questi spiccano i servizi al consumo, il farmaceutico, i media, il software e le costruzioni.

Eps 2025 dimezzato da aprile

Le prospettive di BofA sugli utili per il 2025 e il 2026 continuano a deteriorarsi. Dall’inizio di aprile, le stime di consenso sull’utile per azione dello Stoxx 600 per entrambi gli anni sono state tagliate di circa il 5%. A pesare sono due fattori principali: da un lato, il rafforzamento dell’euro, che rende meno competitive le aziende europee all’estero; dall’altro, l’impatto crescente dei dazi commerciali, che rischiano di frenare l’attività industriale e gli scambi.

Delle 20 principali industrie che compongono lo Stoxx 600, ben 17 hanno subito revisioni al ribasso nelle previsioni sugli utili. Il settore più colpito è stato quello automobilistico, tradizionalmente molto esposto sia all’export che alla volatilità della domanda globale. Le aspettative di crescita dell’Eps per il 2025, in particolare, si sono dimezzate nel giro di pochi mesi: erano intorno al +6% in aprile, ma ora sono scese al +3%. Anche l’eps a 12 mesi dello Stoxx 600 si è contratto, risultando oggi inferiore del 3% rispetto al massimo storico registrato a marzo.

Secondo Bank of America, la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente nei prossimi mesi. Le previsioni dei loro economisti indicano infatti un indebolimento della crescita globale, alimentato da una combinazione di fattori: le pressioni legate ai dazi, l’incertezza sul fronte commerciale e il progressivo esaurirsi degli anticipi sugli ordini (il cosiddetto front-loading), che avevano sostenuto la domanda nei trimestri precedenti. In particolare, gli analisti si aspettano una frenata marcata degli investimenti delle imprese Usa, con effetti a catena anche sull’Europa.(riproduzione riservata)



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