L’offerta di petrolio aumenterà nei prossimi 12 mesi. A prevederlo sono gli analisti di Bank of America che, in un report del 26 agosto 2025, evidenziano che i mercati petroliferi globali potrebbero registrare un surplus di circa 900 mila barili/giorno nell’arco dei prossimi 12 mesi. Questo potrebbe portare i prezzi del Brent a una media di 63,50 dollari al barile nella seconda metà del 2025. Il prezzo stimato da BofA corrisponderebbe a un ribasso del 4,9% rispetto alla quotazione attuale di 66,8 dollari.
L’impatto del surplus di offerta sui prezzi del petrolio dovrebbe quindi restare contenuto: a sostenere le quotazioni interviene infatti la forte domanda cinese. Un’analisi su 1.000 siti di stoccaggio a livello globale mostra che Pechino ha assorbito oltre il 90% del surplus generato quest’anno, e la tendenza potrebbe proseguire anche nel 2026.
Secondo le stime dell’Aie, l’Agenzia Internazionale dell’Energia con sede a Parigi, il mercato petrolifero rischia uno squilibrio nel 2025 con un surplus di circa 3 milioni di barili al giorno. Un eccesso di offerta tende infatti a far crescere le scorte e, di conseguenza, a esercitare pressioni ribassiste sui prezzi del greggio. Tuttavia, per Bank of America l’impatto sarà meno drammatico: nonostante un probabile accumulo, non si prospetta un vero e proprio eccesso né un forte effetto contango sul Brent, cioè quella situazione in cui il prezzo del petrolio a consegna futura diventa molto più alto di quello immediato, segnalando abbondanza di offerta e premiando chi riesce a immagazzinarlo.
In Cina, i vecchi siti di stoccaggio stanno riducendo le riserve, mentre i nuovi hanno aggiunto circa 400 milioni di barili nell’ultimo decennio e continuano a riempirsi. Oggi, solo le scorte cinesi sono vicine ai massimi storici, mentre nel resto del mondo restano circa 370 milioni di barili sotto i livelli raggiunti durante la pandemia. Pechino, però, potrebbe accumulare altri 200-400 milioni di barili nei prossimi 18 mesi. Anche gli Stati Uniti hanno margini: la loro riserva strategica (Spr) conta 403 milioni di barili e, se necessario, potrebbe salire fino a 700 milioni.
Fuori dalla Cina, le scorte di petrolio a livello globale restano molto basse. Escludendo i dati cinesi, i livelli complessivi si collocano nella fascia bassa del range stagionale, un elemento che sostiene i prezzi del greggio.
Negli Stati Uniti, le scorte commerciali di greggio sono scese di 125 milioni di barili rispetto ai massimi registrati durante la pandemia, di cui 46 milioni ancora disponibili a Cushing (l'hub centrale di stoccaggio del petrolio degli Stati Uniti). In Europa, le riserve sono inferiori di 53 milioni di barili rispetto ai picchi del Covid, mentre nei Caraibi la situazione è simile, con le scorte che reagiscono rapidamente alle variazioni dei contratti future sul petrolio.
Quindi, guardare solo i dati globali aggregati può ingannare: la realtà è che i mercati Brent e Wti godono di più supporto di quanto si pensi. Un motivo importante è che la Cina sta comprando petrolio per riempire le sue riserve strategiche: anche se queste scorte non finiscono subito sul mercato, rappresentano una domanda reale di greggio che aiuta a sostenere i prezzi.(riproduzione riservata)