Bangkok, tra templi dorati e avanguardie artistiche: viaggio nella capitale che cambia
Tra antiche tradizioni siamesi, spiritualità buddhista e architetture futuristiche, Bangkok è l’avamposto culturale d’Oriente. Da scoprire attraverso musei e gallerie visionarie (e dormire nella villa di The White Lotus)
L’immagine di Bangkok è da sempre legata ai suoi templi scintillanti, ai palazzi reali, alle ceramiche smaltate dai colori brillanti. Enclavi dall’atmosfera sospesa, assediate dalla città contemporanea. Un rifugio dal caos e dal traffico frenetico. La capitale della Thailandia è una città di contrasti: il silenzio e il frastuono, il passato e il presente, il fasto e l’essenzialità.

Ai Buddha di bronzo, d’oro, di smeraldo, stucco dorato e madreperla, si contrappongono le opere di arte contemporanea, agli affreschi la videoarte. Ai luoghi della tradizione si affiancano nuovi poli artistici, voluti da mecenati visionari e firmati da architetti internazionali. Dopo aver visitato templi come il Wat Pho (meno affollato dei tempi e del Palazzo Reale al Wat Phra Kaew) con l’immenso Buddha disteso e la scuola di medicina tradizionale thailandese, o il Wat Saket, accanto ad una collina alta circa 80 metri, conosciuta come la Montagna d’Oro, è il momento di calarsi nel presente.

Il Dib Bangkok, fondato dalla famiglia Osathanugrah e firmato dall’architetto thai Kulapat Yantrasast di Why Architecture, con base a Los Angeles, è il primo museo interamente dedicato all’arte contemporanea, inaugurato lo scorso dicembre (qui sopra). L’architettura è quasi metafisica con linee essenziali intessute di richiami alla cultura thailandese: spazi espositivi ispirati al concetto Buddhista di illuminazione, mentre nel cortile una cappella conica, rivestita di tessere di porcellana memento del rivestimento tradizionale dei templi, si riflette in uno specchio d’acqua.

Il capostipite dei musei privati di Bangkok è però il milionario dirigente d’azienda Boonchai Bencharongkul che, per esporre la propria collezione, ha aperto il Moca nel 2012. La raccolta permette di avvicinarsi all’arte thailandese moderna e contemporanea e riserva una sorpresa: il fondatotore dell’arte moderna thai è un italiano: Corrado Feroci, scultore arrivato alla corte del re Rama VI nel 1923 e restato in terra siamese per il resto dei suoi giorni.
Un approccio totalmente diverso anima la Kunsthalle, centro espositivo innovativo, aperto dal 2024, dove si incrociano le avanguardie dell’arte. Gli spazi sfruttano una ex tipografia segnata da un incendio le cui tracce, conservate, diventano cornice di una ricerca in continuo divenire per artisti thailandesi e internazionali. Merito della filantropa e collezionista Marisa Chearavanont e del curatore, architetto Stefano Rabolli Pansera. Il progetto comprende anche la Kaho Yai Art Forest, a circa tre ore da Bangkok, con opere di land art che dialogano con la natura. Ci si rinfranca della lunga strada nell’ottimo e originale ristorante.

Ancora un museo privato, aperto solo di domenica: l’eclettico Kunawong House Museum, con un giardino di sculture su cui si affacciano una cappella per il culto di Buddha, l’edificio museale e l’abitazione privata del collezionista (qui sopra). Il Bangkok Art & Culture Centre (BAAC, sotto) è, invece un centro d’arte pubblico nato nel 2008, nel cuore di Bangkok, circondato da sfavillanti e lussuosi shopping mall (specchio della città che cambia). Uno spazio eclettico dove visitare mostre, leggere, fermarsi in un ristorantino, dare un’occhiata a negozietti.

Andare alla scoperta di gallerie d’arte contemporanee è un modo per esplorare zone meno battute. La galleria Varin Lab, con le opere di denuncia sociale del duo duo Jiandyin, occupa gli spazi un tempo bliblioteca del medico e antesignano della protezione ambientale Boomsong Lekagul, che lì abitava e lavorava. Nei dintorni, l’ambasciata francese, strade di piccoli antiquari e venditori di pietre dure. Piacevole un passaggio a River City Bank, un centro che accoglie gallerie d’arte thailandese, antiquariato e artigianato, con contorno di ristoranti e caffè.

Arte pure al Four Seasons at Chao Phraya, con una galleria gestita in collaborazione con il Moca. Un «urban sanctuary», tra modernità e cultura thailandese, frutto della collaborazionte tra il designer Jean-Michel Gathy di Denniston e l’artista locale Pongsatat Uaiklang. I ristoranti dell’hotel provvedono capolavori gastronomici, mentre il Cocktail Bar BKK Social Club, è famoso per i suoi signature cocktail (qui sopra). Top soggiornare in una suite sul Chao Praya.

Il fiume e i suoi canali navigabili (Khlong) sono un altro modo per spostarsi, oltre al treno sopraelevato BTS (Sky Train) e all’indispensabile Grab, il locale Uber. I folcloristici tuk-tuk, evoluzione dei risciò, sono purtroppo un aerosol di smog. Dai battelli si ha una visione diversa della città e dei suoi contrasti: abitazioni su palafitte e case tradizionali restaurate, come Siri Sala, una villa privata, salvata dal decadimento, ora aperta all’ospitalità.

Architettura thai contemporanea e arredi con citazioni alla tradizionie, tocchi dell’artista tessile thai Mook e arredi curati dalla interior decorator italiana Nicoletta Romei. Per una fusion perfetta. La villa e un affresco del Wat Suwannaram, sulla sponda opposta del canale, hanno ispirato al regista Mike White, alcune scene della serie televisa The White Lotus (qui sopra). Girata in abbondanza anche nell’Isola di Kho Samui, dove fare un salto per un po’ di mare, prima di rientrare in Europa. (Riproduzione riservata)
- Crea un report programmato sugli sviluppi del settore turistico e culturale in Thailandia e nel Sud-Est asiatico.
- Mostra un report sugli articoli che approfondiscono l'impatto economico del turismo culturale nelle capitali asiatiche.
- Quali sono le principali tendenze nell'architettura contemporanea e nell'arte urbana che stanno influenzando lo sviluppo di Bangkok?
Native Content