Banco Bpm decide sull’ops di Mps per Mediobanca e i pronostici pendono per il sì. Intanto i francesi del Crèdit Agricole salgono dal 9,9% al 19,8% in vista dell’avvio dell’offerta di Unicredit che partirà il 28 aprile.
Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, oggi il cda di Piazza Meda si riunirà per discutere la strategia da seguire nell’assemblea che Siena terrà giovedì 17. L’assise sarà chiamata a votare sull’aumento di capitale propedeutico all’offerta in azioni e vedrà nel Banco uno degli attori principali, in forza del 5% comprato dal Tesoro durante il collocamento del novembre scorso.
Un ulteriore 4% è detenuto da Anima, l’sgr milanese appena conquistata da Piazza Meda con un’opa che l’ha portata al 90% del capitale. Sulle mosse dei due investitori - che non hanno ancora scoperto le carte sulle scelte in assemblea - è concentrata l’attenzione del mercato.
Secondo quanto si apprende in ambienti vicini al Banco, l’istituto potrebbe schierarsi a favore dell’aumento di capitale. Di più, alcuni consiglieri lo danno per scontato. La mossa sarebbe giustificata non solo dai buoni rapporti che il ceo Giuseppe Castagna ha con alcuni ambienti della maggioranza di governo (che sostiene il blitz su Mediobanca e la creazione di un terzo polo del credito), ma anche dalla recente scelta di Francesco Gaetano Caltagirone di aderire con il proprio 5,84% all’opa del Banco su Anima.
Il sì di Piazza Meda rafforzerebbe il fronte pro Lovaglio che può già contare sull’appoggio di azionisti di peso. Oltre al Tesoro (sceso all’11,7% con i tre collocamenti avvenuti tra fine 2023 e il 2024) ci sono Caltagirone (salito recentemente vicino al 10%) e Delfin (9,78%). C’è poi il fronte delle fondazioni, entrate nel capitale di Siena nel corso dell’aumento del 2022 con una quota vicina all’1%, e adesso orientate verso il sì anche - si mormora - per l’influente ruolo di pivot giocato dal Tesoro, che è il loro organo di Vigilanza.
Tra le casse di previdenza ci si aspetta un favore da parte di Enpam, da poco salito al 2%, ed Enasarco, appena entrata nel capitale dell’istituto con una quota di poco superiore. Il blocco delle due grandi casse si aggirerebbe intorno al 5%.
Nel mondo degli investitori istituzionali internazionali invece si registrato posizioni diverse. Il primo a uscire allo scoperto è stato il numero uno di Algebris Davide Serra che, dopo aver partecipato all’aumento di capitale del 2022 e al primo collocamento del Mef, ha fatto un chiaro endorsement a favore dell’ops su Mediobanca. Sulla stessa lunghezza d’onda sarebbe anche Pacific Investment Management Co (Pimco), pronto a sostenere l’offerta in forza della sua quota dell’1,5% circa, e Norges Bank. Sfavorevoli al blitz su Mediobanca sarebbero invece altri tre azionisti internazionali, che hanno complessivamente quote inferiori allo 0,5%, cioè State Board of Administration Florida, Calvert, New York City Comptroller e Cpp Investments.
Ma l’alleato principale di Mps nell’assalto a Mediobanca resta il governo. Lo dimostra la scelta della presidenza del Consiglio di non esercitare il golden power sull’operazione. La luce verde rappresenta la prima importante autorizzazione ricevuta dal Monte dopo l’annuncio dell’offerta nel gennaio scorso.
Sul fronte interno invece l’Agricole ha rafforzato la presa su Piazza Meda. Dalle comunicazioni Consob di ieri è emerso che la banque verte, con un doppio blitz, l’8 e il 9 aprile è salita prima dal 9,9% di fine dicembre al 12,504% e poi al 19,804%. La mossa era nell’aria dopo che lo scorso 2 aprile Bce aveva autorizzato l’Agricole a superare la soglia del 10% dell’istituto milanese.
Significativo è anche il fatto che proprio nei giorni in cui Parigi incrementava la propria partecipazione, Deutsche Bank liquidava il 5,18% di cui era titolare dallo scorso mese di febbraio per conto di clienti e che diversi osservatori avevano ricondotto proprio all’Agricole. (riproduzione riservata)