L’ottenimento del Danish Compromise da parte di Banco Bpm per l’opa su Anima è uno dei tasselli chiave del risiko bancario. Non solo perché l’ok da parte della Bce farebbe scattare un importante beneficio patrimoniale per l’istituto, ma anche perché Unicredit ha minacciato di lasciar cadere la sua ops su Piazza Meda in caso di parere contrario da parte di Francoforte.
Proprio per queste ragioni Banco Bpm ha deciso di rivolgersi direttamente all’Eba per chiedere chiarimenti. Il 19 febbraio l’istituto ha sottoposto all’authority bancaria europea un quesito per fare luce sull’applicabilità del Danish Compromise. Lo comunica la nota integrativa alla relazione per l'assemblea del 28 febbraio, convocata per aumentare il corrispettivo dell'opa del Banco su Anima.
L’opa che il Banco ha lanciato su Anima lo scorso 6 novembre si basa non solo su un progetto industriale, ma anche su un incentivo regolamentare, noto come Danish Compromise. La norma contabile nata nel 2012 durante la presidenza danese del Consiglio Europeo è stata rivisitata nelle regole finali di Basilea 3, conosciute anche come Basilea 3+. Una chiarificazione normativa arrivata proprio dall’Eba nel 2023 ha esteso questo beneficio alle acquisizioni effettuate dalle banche attraverso le controllate assicurative, dando vita a quello che gli analisti hanno subito battezzato Danish Compromise al quadrato.
Banco Bpm aveva già ottenuto il Danish Compromise negli anni scorsi dopo l’internalizzazione delle assicurazioni vita. Ma per l’operazione Anima serve la versione ampliata del beneficio che Bce appare restia a concedere. A gennaio la vigilanza della banca centrale ha chiesto chiarimenti all’Eba, alla luce di alcuni dubbi interpretativi. E da allora l’autorizzazione non è ancora arrivata. Ecco perché piazza Meda ha scelto di rivolgersi direttamente all’authority guidata da José Manuel Campa.
Ipotizzando l'acquisizione di Anima sia completata entro il 30 giugno 2025 – spiega la nota integrativa - il Cet1 del Banco stimato a tale data sarebbe superiore al 15% in ipotesi di ottenimento del Danish Compromise. Diversamente, in ipotesi di riscontro negativo della Bce all'utilizzo del Danish Compromise, il Cet1 dell’istituto è stimato in area 13-13,5%.
L’istituto ritiene di poter distribuire l'80% dell'utile netto per un totale di dividendi cash di oltre 6 miliardi di euro cumulati nel periodo 2024-2027, pur mantenendo un Cet1 al di sopra del 13% (equivalente ad un buffer rispetto agli attuali requisiti Srep di Banco Bpm pari a 3,8%, e quindi ben al di sopra dei minimi regolamentari) alle date di riferimento del piano industriale.
A questo proposito, continua la nota integrativa, «si evidenzia che il sopra citato buffer risulta in linea con la mediana di un campione significativo di banche europee, pari al 3,7% (a fronte di un Cet1 2024 mediano pari al 13%). Il buffer rispetto allo Srep risultante dalle proiezioni elaborate dalla Banca risulta anche in linea con quello atteso dalle principali banche italiane. In particolare, tra queste: le due di maggiori dimensioni, nell'ambito dei risultati del quarto trimestre 2024, hanno indicato target futuri di Cet1 compresi tra il 12% e il 13%, che riflette un buffer inferiore al 3% rispetto ai relativi requisiti Srep; le due più simili per dimensioni a Banco Bpm hanno indicato nei loro piani industriali target di Cet1 compresi tra il 14 e 14,5%, ossia un buffer superiore al 5%».
Al fine di mantenere un livello di capitale tempo per tempo adeguato, le principali azioni di capital management previste dalla banca nell'arco del piano sono: operazioni di cartolarizzazione sintetica per un contributo pari a circa 48 punti base e operazioni di ottimizzazione delle partecipazioni per un contributo pari a 10 punti base. Nell'ipotesi di mancato ottenimento del Danish Compromise, è contemplata l'attivazione delle seguenti azioni di mitigazione, già previste dal piano annunciato lo scorso 12 febbraio: mancata distribuzione addizionale pari a un miliardo, per un contributo pari a 159 punti base, e ulteriori ottimizzazioni a livello di rwa di mercato e di credito, per un contributo potenziale di 15-20 punti base. (riproduzione riservata)