Mentre regolatori e istituzioni si preparano a esaminare l’ops lanciata da Unicredit, il patto di fondazioni e casse di previdenza alza la guardia su Banco Bpm. Alla fine dello scorso anno gli azionisti storici hanno confermato l’accordo parasociale nato nel 2020 come nocciolo duro del gruppo Piazza Meda, alzando lievemente la quota apportata che sale dal 6,5 al 6,51% del capitale sociale.
Nel dettaglio, Inarcassa (la cassa di ingegneri e architetti) ora è titolare di oltre 15 milioni di azioni ordinarie dell'istituto milanese, pari all'1,03% del capitale, alla luce di un incremento di 835 mila azioni avvenuto nel corso del 2024. La Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi, al contrario, possiede oltre un milione di titoli che equivalgono allo 0,067% del capitale. In questo caso c'è stato un decremento durante l'anno di quasi 510 mila azioni ordinarie (-0,034%).
Restano invariate le altre quote in mano a Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca (1,240%), Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria (0,50%), Enpam (1,99%), Fondazione Cr Reggio Emilia Pietro Manodori (0,0293%) e la Cassa forense (1,66%).
Anche se nelle ultime settimane il patto non ha assunto posizioni formali sull’ops di Unicredit, l’umore che si respira all’interno della compagine è di insoddisfazione per l’offerta presentata. La posizione di alcuni azionisti storici del Banco è insomma vicina a quella espressa dal consiglio di amministrazione: il premio non rispecchia il valore e le potenzialità industriali dell’istituto milanese. Un messaggio lasciato intendere anche a Unicredit nel corso di qualche vertice informale.
Poco prima di Natale il cda del Banco ha presentato un esposto alla Consob, chiedendo di decidere sull’improcedibilità dell’ops e di adottare provvedimenti a tutela di tutti gli stakeholder della banca e del mercato nonchè dell'offerta promossa su Anima.
La tesi, tutta da dimostrare, è che Unicredit stia facendo un uso strumentale dell’ops: l’offerta sarebbe stata lanciata a un prezzo basso solo per limitare lo spazio di manovra di Banco Bpm in seguito all'applicazione della passivity rule, condizionando così anche l'opa su Anima, una società che si trova al di fuori del perimetro dell’operazione. Da qui la richiesta alla Consob di decidere sull’improcedibilità.
Ora gli occhi del mercato sono puntati su Unicredit che per l’ops ha l’asticella al 50% delle adesioni con l’obiettivo di salire oltre il 66 per cento. Secondo fonti finanziarie, negli ultimi giorni ai vertici dell’istituto sarebbero già partite le riflessioni su un possibile rilancio che gli analisti prevedono in una forchetta compresa tra 3 e 4 miliardi sia in carta che in contanti.Orcel ha dichiarato che la decisione potrebbe arrivare dopo i risultati di fine anno di Banco Bpm e alla luce dell'effettivo riconoscimento dei benefici del Danish Compromise sull’opa Anima.
Il blitz di Unicredit sul Banco è anche sotto la lente del governo. Dopo la notifica inviata da Unicredit a fine dicembre, a Roma si starebbe attivando il comitato Golden Power che nelle prossime settimane potrebbe chiedere informazioni o rivolgere richieste specifiche alla banca di piazza Gae Aulenti. (riproduzione riservata)