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Banco Bpm, gli azionisti pronti a dire sì al rilancio su Anima. Fondazioni e casse schierate con il ceo Giuseppe Castagna

27 febbraio 2025, 20:36 Ultimo aggiornamento: 28 febbraio 2025, 12:07

Nell’assemblea di venerdì 28 il patto è pronto a sostenere il rilancio a 7 euro sulla sgr. Pronti all’ok casse, fondazioni e Leone. Deutsche Bank spunta con il 5% per conto di clienti. L’indiziato numero uno è Crèdit Agricole

I grandi soci di Banco Bpm sono pronti a sostenere il ceo Giuseppe Castagna nel rilancio su Anima. Venerdì 28 l'assemblea dell’istituto di Piazza Meda si riunirà per votare sull’aumento da 6,2 a 7 euro del corrispettivo offerto per la sgr. Giovedì 27 intanto Deutsche Bank è spuntata nel capitale del Banco con una quota del 5,1% detenuta per conto di clienti. Gli occhi sono puntati sul Crèdit Agricole che alla fine dell’anno scorso aveva prenotato una quota analoga in derivati e ha chiesto il via libera Bce per superare il 10%.

Per l’ok basterà la maggioranza semplice del 50% più un’azione e non servirà quindi quella qualificata, come hanno confermato diversi pareri legali raccolti dal board nelle scorse settimane. In genere le ultime assemblee del Banco hanno registrato un'affluenza compresa tra il 55% e il 60%, percentuale che potrebbe salire leggermente questa volta propria per la delicatezza del tema sul tavolo. Quindi per ottenere luce verde al cda basterebbe il consenso del 30-35% degli azionisti.

Su chi può contare Castagna?

Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, a favore del rilancio dovrebbero esprimersi fondazioni e casse previdenziali. Alcune di queste partecipano all’accordo di consultazione che dopo l’uscita di Fondazione Crt controlla il 6,51%. Fra le fondazioni del patto light fanno parte CariLucca (1,24%), Alessandria (0,5%), Carpi (0,07%), Manodori (0,03%). Fra le casse previdenziali l’Enpam (1,99%), Cassa Forense (1,66%) e Inarcassa (1,03%).

Fuori dall’accordo parasociale invece ci sono CariVerona (0,2%) e l’Enasarco, enti che comunque appoggiano il management. Secondo quanto risulta a questo giornale l’Enasarco ha dimezzato la propria partecipazione dal 3% all’1,6% circa mentre Enpaia, che aveva in portafoglio lo 0,85%, ha azzerato la quota. Entrambe le casse hanno realizzato l’investimento intascando la plusvalenza maturata. Insomma tutti gli azionisti italiani diranno ok al rialzo su Anima in cui buona parte degli azionisti, compresa tutta la prima linea della sgr, hanno già fatto sapere che consegneranno le azioni a Piazza Meda.

I soci esteri

Per il sì potrebbe esprimersi anche Davide Leone (5,47% del capitale), mentre sino all’ultimo ha tenuto le carte coperte il Crèdit Agricole. La banque verte è il primo socio di Piazza Meda con il 9,18% e ha in mano derivati sul 15,1% che saranno convertiti in azioni una volta incassato l'ok della Bce. Di certo la linea del gruppo francese è quella di tutelare i propri interessi industriali e le alleanze costruite con il Banco nel credito al consumo e nelle assicurazioni. «La nostra unica motivazione è difendere i nostri interessi», ha tagliato corto il ceo Philippe Brassac a gennaio.

Tornando ai soci italiani, il loro sostegno alla linea del cda va letto non come una difesa a oltranza dell’autonomia, ma in un’ottica finanziariamente opportunistica. La scommessa è che Unicredit possa rilanciare sul prezzo per aggiudicarsi il Banco, anche se Orcel ha già messo le mani avanti. Piazza Gae Aulenti ha fatto sapere che potrebbe ritirare l’ops se il rilancio su Anima non fosse accompagnato dall’ottenimento del Danish Compromise. Su questo secondo aspetto Bce non ha ancora concesso luce verde e pertanto Piazza Meda ha bussato all’Eba.

Il quesito all’Eba

Il 19 febbraio l’istituto ha sottoposto all’authority bancaria europea un quesito per fare luce sull’applicabilità del Danish Compromise alla partita Anima, come spiega la nota integrativa alla relazione per l'assemblea pubblicata ieri. Il Banco aveva già ottenuto il beneficio negli anni scorsi dopo l’internalizzazione delle assicurazioni vita. Ma per l’operazione Anima serve la versione ampliata del beneficio che Bce appare restia a concedere. A gennaio la vigilanza della banca centrale ha chiesto chiarimenti all’Eba, alla luce di alcuni dubbi interpretativi. E da allora l’autorizzazione non è ancora arrivata. Ecco perché Piazza Meda ha scelto di rivolgersi direttamente all’authority europea.

Rimane l’incognita Unicredit. Il mercato non sembra credere a un ritiro dell’ops, come dimostra l’andamento del titolo Banco Bpm che nelle ultime due settimane non ha ritracciato. Semmai dalle parti di Piazza Meda si specula su uno scenario alternativo: per chiudere la partita e portarsi a casa la preda senza compromettere la propria solidità patrimoniale, nella fase di rilancio Orcel potrebbe formulare una doppia offerta: una in caso di ottenimento del Danish Compromise e una senza. (riproduzione riservata)



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