Dopo il ritiro dell’ops di Unicredit, la partita su Banco Bpm resta aperta e Palazzo Chigi ne segue da vicino gli sviluppi. Sotto la lente ci sono le mosse del Crédit Agricole, ormai sopra il 20% del capitale tramite derivati e in attesa dell’autorizzazione della Bce.
Anche se la banca francese ha giustificato la mossa con la volontà di consolidare la partecipazione, la city milanese specula su un altro obiettivo: incidere sul rinnovo del cda, previsto nella prossima primavera. La partita si giocherà con regole nuove, quelle cioè introdotte dalla Legge Capitali, che modifica in profondità la nomina dei board delle società quotate italiane.
I rapporti tra Agricole e Piazza Meda sono di buon vicinato e lo stesso ceo Giuseppe Castagna ha definito Agricole un azionista «serio». In questo contesto i lavori sul rinnovo partiranno a settembre e per ora dalle parti di Piazza Meda si fanno solo pronostici.
Nel 2023 si scelse la via dell’intesa e, nella lista approvata dal cda del Banco, confluirono i nomi di due rappresentanti dell’Agricole, Chiara Mio e Paolo Bordogna. Nel 2026 Parigi opterà ancora per questa strategia? Non è scontato. Non solo perché nel frattempo il peso azionario della banca guidata da Olivier Gavalda è cresciuto in modo significativo, ma soprattutto perché le nuove regole sulle liste dei cda giocano oggi a favore delle minoranze.
Da un lato, la Legge Capitali prevede che se le liste di minoranza raccolgono complessivamente più del 20% dei voti espressi in assemblea, la distribuzione dei seggi deve avvenire in modo proporzionale ai voti ottenuti. Dall’altro si stabilisce che l’assemblea voti individualmente ciascun candidato della lista presentata dal cda uscente, attribuendo di fatto a ogni socio il potere di confermare o respingere i singoli nomi. I due meccanismi sono finiti sotto la lente della Consob, che ha chiesto e ottenuto recentemente un parere formale da parte del Consiglio di Stato.
A prescindere da quale sarà l’evoluzione interpretativa della legge, il nuovo impianto potrebbe costituire un incentivo per l’Agricole a correre da sola all’assemblea del 2026, capitalizzando tutti i potenziali vantaggi offerti dal nuovo assetto regolatorio.
La partita è seguita con attenzione, ma per il momento non si prevedono interventi. Tanto più che, in assenza di un’opa e quindi di una notifica formale, non scatterebbero nemmeno i poteri speciali del golden power. A meno che i francesi non prendano il controllo della banca. In quel caso sarebbero obbligati a chiedere l’autorizzazione al governo Meloni. (riproduzione riservata)