È ormai un classico: come assai spesso accade, quando si affronta il tema della semplificazione normativa, in particolare in materia bancaria e finanziaria, ai livelli nazionali e ora anche europei, ecco insorgere i caveat perché tener conto solo del livello di efficienza rischierebbe di oscurare questioni normative più profonde, trascurare rischi strutturali, come in un'analisi dell'Europarlamento richiamata ieri su queste colonne.
Oggi il vicepresidente della Bce Luis De Guindos, che presiede un gruppo di coordinamento in materia e del quale è componente, tra gli altri, il governatore della Banca d'Italia Fabio Panetta, incontra i parlamentari del gruppo di lavoro dell'Europarlamento sull'Unione Bancaria ai fini della preparazione delle raccomandazioni sul tema in questione che la banca centrale si propone di trasmettere all'Eurocamera entro la fine dell'anno.
Insomma, date le accennate premesse, il lavoro consultivo sulla revisione delle regole sembra partire già affollato da dubbi. Ed è singolare che le parti si invertano: è una tecnocrazia, la Bce, che spinge per una revisione normativa, mentre è il legislatore (anche se con molto minori attribuzioni di quelli nazionali) a sollevare problemi.
È stato detto e ridetto finora, in particolare da Panetta ma con un’ampia convergenza, che semplificare non significa deregolamentare. Si deve ancora una volta ricordare quel che Dante fa dire a Giustiniano a proposito dell'opera straordinaria da lui compiuta con il Corpus iuris: trarre dalle leggi il troppo e ’l vano.
Basterebbe solo applicare questo criterio e i regolamenti, le direttive, le disposizioni applicative cambierebbero volto. Si tratta di ripercorrere un caotico assetto di norme che spesso si sovrappongono, si intrecciano, inutilmente abbondano (il troppo) per poi trarne le conseguenze, avendo sempre presenti i fini, per esempio, della Vigilanza e la più idonea collocazione delle fasi di verifica e di controllo, soprattutto, se si ampliano gli spazi di un autonomo, non regolamentato svolgimento di un’attività, ma si prevedono punti di riscontro in relazione ai vincoli generali vigenti.
Si dovrebbe sempre compiere, ai fini della legiferazione, l'esercizio: quanto è coerente questa norma con la tutela del risparmio e della stabilità aziendale e sistemica? Quanto rispetta e valorizza la correttezza e la trasparenza? Osserva i canoni della ragionevolezza, dell’adeguatezza, della proporzionalità, della sussidiarietà verticale per quel che attiene, in quest’ultimo caso, al rapporto tra il livello europeo e quello nazionale? Tiene conto delle norme di carattere costituzionale, delle grundnorm dei singoli Paesi? Qual è il carico che l'introduzione della norma esercita e si è in grado di fronteggiarlo ?
Sembrano domande e problemi ovvi. Tuttavia risultano, nella prassi, frequentemente sottovalutati. Poi, compiuta un’operazione di semplificazione occorre passare all’adozione di Testi unici per blocchi di competenze. Come altre volte abbiamo detto, questa, che non è solo un tecnica di legiferazione, è stata sostenuta sia dal governatore Panetta, sia dal presidente dell’Abi Patuelli, a testimonianza delle convergenze possibili anche su di una materia complessa. Non è da escludere che dalla revisione si debba poi risalire al ruolo di questa o quella istituzione europea e riconsiderare anche l’assetto istituzionale.
Ciò non sarebbe affatto fuori luogo. Anzi, sarebbe una doverosa connessione, considerati i problemi che pure l’assetto istituzionale presenta. La revisione e la semplificazione sono altresì fondamentali per rimotivare l’adesione all’Unione in una fase in cui la sua marginalizzazione è un rischio concreto. Superare questa prova è un vero test per l’Unione. (riproduzione riservata)