Nessuna sorpresa, nessun fuoco di artificio da parte della Bce. Come atteso, il consiglio direttivo della Banca Centrale Europea ieri, 27 luglio, ha deciso di alzare i tassi di riferimento di 25 punti base. Di conseguenza i tassi d’interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la Bce saranno alzati, rispettivamente, al 4,25%, 4,50% e 3,75% con effetto dal 2 agosto.
Durante la consueta conferenza stampa la presidente della Bce, Christine Lagarde, ha adottato un approccio maggiormente dovish, a detta di Equita Sim. Pur chiaramente escludendo futuri tagli dei tassi di interesse, ha ribadito come le decisioni di politica monetaria continueranno a essere dipendenti dai dati macro e di come l’analisi degli stessi definirà se e quanto terreno ci sarà ancora da coprire con eventuali futuri rialzi di tassi.
A differenza degli ultimi meeting, dove - pur in assenza di forward guidance - era stata esplicitata in modo chiaro la volontà di continuare a proseguire nel rialzo dei tassi di interesse, questa volta la Lagarde ha indicato che la Bce a settembre potrebbe sia alzare che tenere invariati i tassi e che le decisioni prese al prossimo meeting non saranno comunque indicative delle future decisioni della banca centrale, coerentemente con un approccio “data dependent”. Le aspettative sulle prossime mosse sono sostanzialmente invariate rispetto alle attese prima del meeting, con l’attesa di un ulteriore rialzo dei tassi di 25bps entro fine anno e un terminal rate in area 3,8%. La curva forward stima ora un tasso medio del 3,6% sul 2024 (invariato).
Inaspettatamente, il consiglio direttivo della Bce ha deciso di fissare la remunerazione sulle riserve obbligatorie delle banche allo 0%. Fino ad oggi, le riserve obbligatorie presso la Bce - corrispondenti a circa l’1% della base depositi - erano, invece, remunerate al tasso sui depositi (3,5%, rialzato al 3,75% dal 2 agosto).
La riserva obbligatoria è la percentuale delle passività delle banche della zona euro che va mantenuta sotto forma di depositi presso la banca centrale nazionale. «Questa decisione preserverà l'efficacia della politica monetaria, mantenendo l'attuale grado di controllo sulla sua intonazione e assicurando la completa trasmissione delle decisioni sui tassi ai mercati monetari. Allo stesso tempo, migliorerà l'efficienza della politica monetaria, riducendo l'ammontare complessivo degli interessi da corrispondere sulle riserve al fine di dare attuazione all'orientamento adeguato», ha spiegato la Bce.
Una decisione a sorpresa, ha sottolineato il 27 luglio il presidente dell'Abi, Antonio Patuelli, «che aggiunge un nuovo onere per gli istituti dopo quello dello scorso autunno che ha reso più costose le nuove operazioni di Tltro». Il tempo, ha aggiunto, «verificherà l'efficacia e le conseguenze dirette e indirette». Secondo gli analisti, l'intervento della Bce sulle riserve obbligatorie costerà alle banche della zona euro circa 6 miliardi di euro. Sulla base dei calcoli di Equita Sim, il venir meno della remunerazione sulle riserve obbligatorie, che riduce l’ammontare degli interessi riconosciuti alle banche dalla Bce, avrà un impatto negativo stimato in area -1%/-2% sugli utili delle banche.
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