Il Parlamento Europeo ha dato l’ok finale ieri alle regole bancarie su Basilea 3 e sulla gestione delle crisi. Come anticipato da MF-Milano Finanza, una norma nel testo Ue di Basilea consentirà di congelare il valore di una parte significativa dei titoli di Stato nei bilanci delle banche fino al 2025 ai fini patrimoniali.
In dettaglio è stato prolungato per tre anni il filtro prudenziale (scaduto a fine 2022) che permette di non considerare nel capitale le variazioni di prezzo dei titoli detenuti nella categoria «Fair value through Other Comprehensive Income» dove sono inseriti in gran parte i bond disponibili per la vendita, in genere circa la metà del portafoglio complessivo sui bond pubblici.
Così il patrimonio delle banche sarà meno volatile rispetto a eventuali scossoni sui titoli di Stato. Solo il portafoglio per il trading sarà soggetto ai prezzi di mercato, dato che anche la categoria valutata al costo ammortizzato è protetta dalle variazioni.
Nel complesso la normativa di Basilea 3 aumenta i requisiti di capitale per le banche, soprattutto quelle che fanno ampio uso dei modelli interni (come le tedesche e le francesi). In questo ambito gli istituti dovranno rispettare soglie minime (attraverso il cosiddetto output floor). In ogni caso il testo ha negoziato un rilevante regime transitorio, mentre negli Usa le norme di Basilea sono state di fatto bloccate.
Nel testo Ue ci sono comunque altre regole che avranno impatto in Italia. Una misura riguarda soprattutto la partecipazione di Mediobanca in Generali. Le nuove norme consentiranno alle banche che hanno quote nelle assicurazioni di mantenere lo sconto patrimoniale sulle partecipazioni (noto come Danish Compromise) a tempo indeterminato, non più fino al 31 dicembre 2024. Le quote non saranno dedotte dal capitale ma ponderate, quindi ci sarà un minore assorbimento di patrimonio. Così Mediobanca non avrà più pressione regolamentare a cedere la quota in Generali.
In tema di crediti deteriorati, invece, è stata prorogata fino a fine 2024 la norma che permette di non penalizzare i requisiti di capitale in caso di vendite ingenti (massive disposals) di npl. Inoltre è stato dato mandato all’Eba per rivedere il trattamento delle ristrutturazioni onerose ai fini della classificazione in default (una modifica chiesta più volte dall’Abi). Inoltre sarà prevista una ponderazione pari allo 0% per le quote nei capitali delle banche centrali (quindi le quote in Bankitalia non peseranno sul capitale).
Tra le altre regole, sono state definiti requisiti per le banche che detengono criptoattività. Inoltre sono state aggiornate le normative sul «fit and proper», cioè sui requisiti di idoneità dei banchieri, tenendo conto dei sistemi come quello italiano nei quali le verifiche sono in buona parte dopo la nomina.
Il Parlamento Ue ha votato ieri anche il pacchetto sulla gestione delle crisi bancarie (Cmdi). Alcuni Paesi e alcune forze politiche hanno provato a modificare le regole proposte dalla Commissione Ue, ma il tentativo è stato respinto.Così nel testo non ci saranno requisiti più alti (noti come Mrel) per le piccole banche che vanno in liquidazione in caso di crisi. L’allargamento delle risoluzioni ai gruppi medi, attraverso il principio del «pubblico interesse», sarà contenuto.
Sarà permesso l’uso dei fondi di tutela dei depositi (come il Fitd, che in passato è stato bloccato) negli interventi preventivi delle banche in difficoltà: in tal senso è stata consentita una certa flessibilità e saranno considerati anche i costi indiretti dei dissesti.È stato poi previsto un meccanismo a due fasce (two-tiered) che dà maggiore protezione ai depositi di individui e pmi. Anche sulla Cmdi servirà comunque l’ok dei governi Ue dopo quello del Parlamento.
Ieri intanto, in tema di pagamenti, il membro del comitato esecutivo Bce Piero Cipollone ha evidenziato la frammentazione del mercato europeo e ha sottolineato i rischi che arrivano dalle bigtech come per esempio Apple nei wallet (si veda Milano Finanza del 20 aprile).
La Banca d’Italia ha invece evidenziato i pericoli di certificates (in aumento in Italia di 20 miliardi, a 75, nel 2023) e titoli derivanti da cartolarizzazioni: i rischi per la stabilità sono contenuti ma sono possibili perdite rilevanti in caso di scenari avversi. (riproduzione riservata)