Il 2025 è stato un anno record per l’m&a nel settore bancario europeo, con l’Italia in prima fila. Su quasi 52 miliardi di euro di deal chiusi annunciati a livello continentale, oltre 20 miliardi sono stati realizzati in Italia, una cifra che avrebbe superato i 30 miliardi se fosse andata in porto l’ops di Unicredit su Banco Bpm. L’operazione più grande per controvalore è stata l’offerta di Mediobanca da parte di Mps, valutata 14 miliardi di euro, seguita da Bper-Popolare di Sondrio (4,8 miliardi), Banco Bpm-Anima (1,79 miliardi) e Banca Ifis-Illimity (314 milioni).
Negli altri paesi europei si è registrato minore fermento ma i deal non sono mancati. L’austriaca Erste Bank ha acquisito per 6,8 miliardi il 49% di Santander Bank Polska, mentre la francese Bpce ha rilevato il 75% di Novo Banco, quarta banca del Portogallo. Sul fronte del risparmio gestito Bnp Paribas ha completato l’acquisizione da 5,1 miliardi di Axa Investment Managers, creando un colosso con oltre 1.500 miliardi di attivi, mentre in Danimarca Nykredit ha comprato Spar Nord Bank per 3,6 miliardi, rafforzando significativamente la propria posizione locale.
Secondo analisti e banker l’ondata di m&a è stata alimentata da una combinazione di fattori strutturali e congiunturali. In primo luogo le banche europee hanno avuto a disposizione una massa senza precedenti di capitale in eccesso (circa 600 miliardi) che non poteva essere completamente restituita agli azionisti con buy-back o dividendi. I ceo hanno così deciso di investirla in operazioni capaci di generare elevati ritorni, almeno sulla carta. In secondo luogo l’elevata frammentazione dei mercati nazionali, unita alla pressione per migliorare efficienza operativa e ottenere economie di scala, ha generato un forte incentivo per il consolidamento domestico. Da ultimo le attese di un calo dei tassi di interesse hanno spinto le acquisizioni di attività ad alto contenuto commissionale.
Nonostante condizioni finanziarie favorevoli, alcune grandi operazioni hanno incontrato l'ostacolo della politica. I governi nazionali hanno imposto paletti stringenti alle ops di Unicredit su Banco Bpm e di Bbva su Sabadell, aprendo un terreno di scontro con la Commissione Ue. Anche in questo contesto però, secondo gli analisti, il consolidamento bancario non si fermerà e l’Italia potrebbe restare in prima fila con operazioni mirate a rafforzare efficienza e scala. (riproduzione riservata)