«Base Digitale ha una doppia missione. Aiutare le banche a ridurre i costi anche grazie all’intelligenza artificiale e offrire soluzioni che aumentano i ricavi. Così permetteremo alle banche di stare al passo con l’innovazione». Da quasi trent’anni Leonardo Bassilichi aiuta gli istituti di credito a dominare l’evoluzione tecnologica. Una missione che porta avanti anche nelle vesti di ceo di Base Digitale, divisione da 120 milioni di ricavi annui del gruppo Sesa, il gigante It con 1,6 miliardi di capitalizzazione e un fatturato di 2,4 miliardi (+10%) nei nove mesi chiusi a gennaio.
La divisione lavora solo per il mondo bancario, a cui propone soluzioni cloud oltre ai software che servono a costruire servizi su misura per i correntisti. «Le banche possono utilizzare i nostri strumenti per incrementare le commissioni generate dalla vendita dei prodotti offerti dai consulenti», spiega Bassilichi. «In questo modo potranno compensare il calo del margine d’interesse naturale conseguenza dei futuri tagli dei tassi. E con Base Digitale questo passaggio può avvenire in tempi rapidi».
Domanda. Come riuscite?
Risposta. Di solito i sistemi bancari non permettono di vendere un prodotto esterno ai clienti prima di 18 o 24 mesi e così gli istituti perdono un’importante fetta di mercato. Noi riduciamo i tempi con dei software che permettono ai player del credito di mettere a catalogo un nuovo prodotto finanziario in meno di tre mesi.
D. Una bella sfida in un contesto caratterizzato da un forte concorrenza.
R. Oggi la rapidità è un tema di mercato: chi non è veloce cede clienti ai competitor, come le fintech o le big tech, che sono a loro agio con la tecnologia. Le banche invece stanno subendo gli effetti collaterali del loro rapido processo di trasformazione: sono passate dal modello della filiale aperta cinque giorni a settimana a quello digitale, che consente di fare operazioni 24 ore su 24. Per riuscirci hanno dovuto appesantire le infrastrutture e così il sistema bancario è diventato un coacervo di tecnologie stratificate oltreché estremamente regolate, che non dialogano tra loro. Qui interviene Base Digitale, con software semplici che si adattano anche ai nuovi prodotti offerti dai consulenti.
D. Vi servite dell’intelligenza artificiale?
R. L’AI è dentro tutte le nostre applicazioni cloud. È una tecnologia che le banche già usano, perché arriva loro dall’esterno. Ma spesso la subiscono, non sanno come usarla. Noi insegniamo come sfruttarla al meglio in uno dei più grandi mondi legittimi di banche dati, il cui possesso garantisce potenzialità infinite. Con l’AI i player del credito potrebbero fornire un servizio su misura grazie ai dati che hanno raccolto sui clienti. In questo modo le banche potrebbero tornare a essere l’unico punto di riferimento del correntista, il suo unico interlocutore, tagliando fuori anche giganti come Amazon o Apple.
D. Il cloud invece che ruolo gioca?
R. Un sistema di reportistica o documentale e in generale tutti gli archivi possono essere gestiti da una piattaforma basata su questa tecnologia. Che accelera i tempi, perché permette di effettuare in un quarto d’ora l’onboarding di una carta di credito o di un conto corrente. Insomma, il cloud rende le banche più organizzate, riduce i loro costi e le fa diventare più rapide.
D. E voi come vi inserite in questa partita?
R. Giorno per giorno lavoriamo per migliorare gli algoritmi alla base delle nostre applicazioni cloud, che ricordo sono integrate dall’AI. Così permettiamo alle banche di offrire dei servizi sempre più efficienti valorizzando i dati dei correntisti. Posso anticipare anche che stiamo creando una struttura ad hoc, trasversale su tutte le nostre conoscenze e che massimizza l’uso dell’intelligenza artificiale. Ai nostri clienti, quindi, non resta che accettare la sfida culturale che hanno davanti.
D. Cosa intende?
R. Le banche devono capire che saranno costrette ad abbandonare il vecchio modello. Prima facevano tutto in casa e provvedevano a ogni esigenza dei correntisti. Ma quest’epoca è finita e oggi è più conveniente specializzarsi su poche competenze. Le banche quindi devono superare l’ossessione dei costi, smontare gran parte delle attività interne e puntare sulla qualità. Ecco, questa è la mia visione sulla banca del futuro, quella al passo con l’innovazione tecnologica. (riproduzione riservata)