L’utile delle maggiori sette banche italiane è aumentato anche nel primo trimestre dell’anno a 7,16 miliardi di euro, con un rialzo del 13% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, mentre si è ormai acceso il risiko nel comparto.
C’è stata tuttavia una rilevante novità nella composizione dei ricavi, secondo quanto emerge dall’analisi dei bilanci di Value Partners: il margine di interesse è sceso del 6% su base annua a causa della discesa dei tassi Bce, mentre le commissioni sono aumentate del 7%.
«Nel contesto di un altro trimestre positivo per le banche quotate, i ricavi da margine di interesse sono calati del 5% rispetto al quarto trimestre del 2024», osserva Marco De Bellis, partner di Value Partners. «È stata invece premiata la scelta strategica degli istituti di focalizzarsi sul risparmio gestito e sulla bancassurance che hanno contribuito alla crescita delle commissioni, salite del 6,3% rispetto all’ultimo trimestre dell’anno scorso».
Il margine di interesse è risultato in calo per Credem (-18%), Intesa Sanpaolo (-8%), Mps (-7,5%), Banco Bpm (-5,5%), Bper (-3,8%) e Unicredit (-2,9%), mentre l’unico rialzo è stato ottenuto da Popolare di Sondrio (+1,9%).
Per quanto riguarda le commissioni, l’incremento è stato compreso tra il +6,2% di BancoBpm e il +8,9% di Mps, mentre l’unico segno meno è stato quello di Credem (-1,6%). L’aumento delle commissioni è anche correlato alla crescita della raccolta indiretta (+1,3%) mentre la raccolta diretta ha registrato un calo dell’1%.
Nel complesso gli utili maggiori in valore assoluto sono stati quelli di Unicredit (2,8 miliardi, con un +8% su base annua) e di Intesa Sanpaolo (+14% a 2,6 miliardi). Le due big sono state seguite a livello di profitti da BancoBpm (+38% a 511 milioni), Bper (-3% a 443 milioni), Mps (+24% a 413 milioni), Credem (+42% a 229 milioni) e Popolare di Sondrio (+19% a 173 milioni).
Quanto alle altre voci del conto economico, sono rimasti pressoché stabili i costi operativi (-0,2%) e anche quelli del personale (-0,1%) dopo gli aumenti dell’anno scorso legati al rinnovo dei contratti collettivi di lavoro. Le altre spese amministrative sono scese dell’1%. Per le banche «continua la ricerca di efficienza operativa anche attraverso le prime iniziative di industrializzazione di progetti che fanno leva sull’intelligenza artificiale», commenta De Bellis.
L’aumento dei ricavi a parità di costi ha comportato un miglioramento del rapporto cost/income che si è attestato in media al 39%, in calo di 68 punti base rispetto al primo trimestre del 2024. I rapporti migliori sono stati quelli dei due gruppi maggiori (Unicredit al 35,4% e Intesa Sanpaolo al 38%), assieme a quelli di Banca Popolare di Sondrio (38%), mentre gli altri istituti hanno ottenuto valori tra il 44 e il 49%.
Le sette banche hanno registrato un aumento degli impieghi verso la clientela (+0,3% rispetto alla fine del 2024). «Relativamente alla qualità del portafoglio crediti, va evidenziata la diminuzione del costo del rischio di credito di 9 punti base, da 28 a 19, rispetto al trimestre precedente», sottolinea De Bellis. Il rapporto tra crediti deteriorati e prestiti totali (Npl ratio lordo) è rimasto invariato al 2,6% nonostante il periodo di maggiore incertezza che stanno affrontando le imprese italiane.
Al momento non si osserva nei bilanci dei maggiori istituti un peggioramento della qualità dell’attivo. Tuttavia all’interno della macrocategoria dei crediti deteriorati c’è stato un aumento delle sofferenze (+6%) accompagnato da un calo delle esposizione scadute (-18%). Il tasso di copertura delle sofferenze è rimasto stabile al 68%, mentre è aumentato quello rispetto al totale dei crediti deteriorati (al 49,4%, dal 48,6% della fine dell’anno scorso).
Riguardo infine alla solidità patrimoniale, le maggiori sette banche italiane hanno indicato nel primo trimestre dell’anno un capitale Cet1 % fully loaded del 15,1% a livello aggregato, ampiamente superiore ai requisiti normativi. «Questo dato evidenzia la robustezza patrimoniale delle banche italiane che ora stanno attivamente perseguendo operazioni di aggregazione», osserva Value Partners.
L’indice patrimoniale più alto è quello di Mps (19,6%), seguito da quello di Credem (16,9%), Unicredit (16,1%), Bper (15,8%), Banco Bpm (14,8%), Banca Popolare di Sondrio (14,3%) e Intesa Sanpaolo (13,3%). (riproduzione riservata)