Gli utili delle sette maggiori banche italiane sono aumentati dell’8% nel 2024 rispetto al 2023. I profitti sono così arrivati a 24,85 miliardi, una cifra che si confronta con i 23,1 miliardi dell’anno precedente e che è quasi doppia rispetto ai 12,5 miliardi del 2022. È quanto emerge da un’analisi di Value Partners sui bilanci degli istituti di credito. L’incremento degli utili è legato soprattutto all’ulteriore crescita del margine di interesse (+4,8% rispetto al 2023), nonostante la frenata nella seconda metà del 2024 per il taglio dei tassi Bce, e al forte aumento delle commissioni (+8%).
Tra le banche, Unicredit ha registrato profitti per 9,7 miliardi (+2%), Intesa Sanpaolo per 8,6 miliardi (+12%), Banco Bpm per 1,9 miliardi (+52%), Mps per 1,95 miliardi (-5%), Bper per 1,4 miliardi (-8%), Credem per 620 milioni (+10%) e Popolare di Sondrio per 575 milioni (+25%).
«È stato un anno con utili record per i principali istituti italiani», osserva Marco De Bellis, partner di Value Partners. «Il rallentamento dei margini da interesse è stato compensato dalla forte crescita dei proventi da commissione, trainata dal potenziamento delle aree protection e bancassurance e dall’incremento della raccolta indiretta del 10% su base annua». Questa voce è cresciuta sia nella componente gestita che in quella amministrata, superando largamente la crescita della raccolta diretta (+2%).
Il maggiore incremento delle commissioni è stato quello di Mps (+10,8%), seguita da Credem, Intesa Sanpaolo, Popolare di Sondrio, Unicredit, Bper e Banco Bpm (+4,4%). Per quanto riguarda invece il margine di interesse, l’aumento maggiore è stato quello di Popolare di Sondrio (+16,3%), seguita da Intesa Sanpaolo, BancoBpm, Bper, Mps, Credem e Unicredit (+2,5%).
In termini assoluti, le banche hanno ottenuto un margine di interesse più alto per 1,9 miliardi e commissioni più elevate per 1,8 miliardi. Un altro elemento positivo sui conti è stato il calo delle rettifiche sui crediti (-12%) che ha prodotto un beneficio complessivo di 455 milioni per i sette istituti, mentre le maggiori imposte hanno inciso in modo negativo sull’utile netto.
Sul fronte dei costi, quelli operativi sono rimasti pressoché stabili, con un lieve aumento delle spese per il personale (+1,3%) dovuto al rinnovo del contratto bancario. L’incremento è stato parzialmente compensato da accordi per favorire il ricambio generazionale, attraverso uscite volontarie e nuove assunzioni mirate a contenere i costi. Tuttavia la crescita dei ricavi ha contribuito al miglioramento del rapporto cost/income al 42,4% nel 2024, dal 44,4% del 2023.
Riguardo al credito, l’anno scorso è proseguito il calo degli impieghi verso la clientela (-1,7% rispetto alla fine del 2023) soprattutto «a causa della debole domanda di prestiti da parte delle imprese e della prudenza degli istituti nell’offerta di credito», osserva Value Partners.
Il costo del rischio di credito ha registrato un leggero calo (28 punti base nel 2024, dai 31 del 2023), così come il rapporto tra crediti deteriorati e prestiti totali (Npl ratio lordo) che si è attestato al 2,6% (dal 2,7% dell’anno precedente). «Nonostante un lieve incremento nell’ultimo trimestre, entrambi i valori restano su livelli contenuti, confermando la solidità del portafoglio crediti degli istituti e la resilienza del settore bancario italiano», rileva Value Partners. «Tuttavia sarà fondamentale monitorare attentamente l’evoluzione del credito, soprattutto alla luce delle recenti difficoltà che hanno colpito specifici settori, come l’automotive e il lusso». Nel 2024 le sofferenze sono diminuite del 4% e le inadempienze probabili del 5%.
Quanto al capitale, De Bellis sottolinea che «la solidità patrimoniale delle principali banche italiane si è confermata ben al di sopra dei requisiti normativi, con un capitale Cet1 fully loaded pari al 15,2% a livello aggregato rispetto al 14,7% di fine 2023». Questo dato per Value Partners «rafforza la possibilità di operazioni di acquisizione, alimentando ulteriormente il risiko bancario». Tra le banche, l’indice patrimoniale più alto è stato quello di Mps (18,2%), seguita da Credem, Unicredit, Bper, Popolare di Sondrio, Banco Bpm e IntesaSanpaolo (13,9%).
Il consolidamento del settore si è sbloccato dopo anni di stallo in uno degli esercizi più redditizi del settore. Tuttavia, i maxi-utili registrati dalle banche nel 2024 secondo Value Partners saranno «più difficili da replicare nei prossimi anni. Nonostante le previsioni ottimistiche delle banche, il rapido calo dei tassi di interesse potrebbe rappresentare un ostacolo alla crescita dei profitti».
Il 2025 si preannuncia così come un anno denso di sfide per le banche italiane, che dovranno trovare nuove strategie per mantenere profitti elevati e centrare gli obiettivi fissati nei piani industriali.
Gli istituti secondo Value Partners dovranno innanzitutto sfruttare le sinergie derivanti da operazioni di M&A, diversificare l’offerta puntando su servizi ad alta redditività e a basso assorbimento di capitale e incrementare i volumi di credito per controbilanciare la riduzione dei tassi.
Inoltre, osserva De Bellis, «nel 2024 le banche italiane hanno avviato investimenti significativi per impiegare l’intelligenza artificiale generativa nei processi di business. Nel 2025 sarà fondamentale trasformare queste iniziative sperimentali in progetti su larga scala pienamente integrati», con l’obiettivo di migliorare l’efficienza, ridurre i rischi e offrire servizi di alto valore come quello di consulenza per investitori e piccole e medie imprese. (riproduzione riservata)