La redditività delle banche italiane dovrebbe rimanere solida nel 2026. Secondo lo scenario base degli analisti Alessandro Boratti e Gianmarco Morra dell’agenzia Scope Ratings, il rendimento medio sugli asset ponderati per il rischio (Rwa) delle sei banche italiane sotto copertura (Mps, Unicredit, Bper, Intesa Sanpaolo, Banco Bpm e Credem) sarà del 2,7%-2,8%, anche se in calo rispetto al picco del 2024 del 3,2%.
Lo scenario base degli esperti di Scope Ratings prevede una crescita contenuta per l’economia italiana (sotto l’1%) e un tasso sui depositi Bce stabile al 2%. I margini di interesse si stabilizzeranno dopo il 2025. «Prevediamo una crescita moderata dei prestiti, pari all’1,7% nel 2026 e all’1,9% nel 2027. Ancora più importante, la rapida espansione delle commissioni sosterrà i ricavi. Ci aspettiamo spese operative stabili, visti gli sforzi delle banche per migliorare l’efficienza dei costi», aggiungono i due analisti che hanno una visione prudente del costo del rischio: aumenterà gradualmente fino a 40 punti base rispetto all’attuale minimo record di 30 punti base. Mentre i profitti rimarranno stabili dal 2025 al 2027 e il rendimento del capitale proprio (Roe) continuerà a essere tra i più alti nel settore bancario europeo, poco sotto il 14%.
Mentre la graduale normalizzazione dei tassi di default non influenzerà la qualità degli attivi nel 2026. «Sebbene ci aspettiamo un aumento dei tassi di default guidato dall’indebolimento del settore corporate, la qualità degli attivi dovrebbe rimanere solida grazie alla gestione proattiva del rischio da parte delle banche e alle misure di intervento precoce», spiegano Boratti e Morra.
Tuttavia, avvertono, i rischi al ribasso restano elevati. La crescita economica fragile dell’Italia è soggetta a rischi esterni, in particolare legati al commercio internazionale e agli sviluppi geopolitici. Una maggior volatilità dei mercati finanziari e la possibilità di oneri bancari più elevati rappresentano altri rischi al ribasso per le banche italiane.
Quindi, in uno scenario di stress, che ipotizza una recessione, turbolenze nei mercati finanziari e tagli dei tassi di interesse, i margini di interesse netti diminuirebbero di 20 punti base nel 2026 e di 40 punti base nel 2027. Non ci sarebbe crescita delle commissioni né dei ricavi da trading. Il costo del rischio aumenterebbe di 50 punti base nel 2026 e di ulteriori 25 punti base nel 2027. «Nonostante queste condizioni operative difficili, tutte le banche del nostro campione rimarrebbero redditizie, con un rendimento medio sugli asset ponderati per il rischio dell’1,3% nel 2027, simile a quello del 2022», assicurano i due analisti.
Le previsioni degli esperti di Scope Ratings non considerano l’impatto delle nuove misure incluse nella legge di bilancio del governo Meloni, volte a raccogliere più di 10 miliardi di euro da banche e compagnie assicurative nei prossimi tre anni, che potrebbero ridurre il capitale delle banche italiane di 15-30 punti base.
La bozza di legge di bilancio per il 2026 include diversi interventi, tra i più significativi l’aumento dell’Irap dal 4,65% al 6,65% negli anni fiscali 2026-2028. Poi ci sono la riduzione temporanea della deducibilità degli oneri finanziari fissata al 96% nel 2025, al 97% nel 2026 e al 98% nel 2027 e la modifica del quadro normativo relativo alle riserve straordinarie. La bozza di legge dà, infatti, alle banche la possibilità di distribuire tali riserve pagando un’imposta «sostitutiva»: 27,5% della riserva a fine 2025 o 33% a fine 2026. Dal 2028 l’aliquota è del 40%.
Infine, per l’anno fiscale 2027 è prevista la sospensione parziale della deducibilità di alcune componenti negative legate alle Deferred tax asset (Dta), oltre a quelle già previste per il 2025 e 2026. Gli importi differiti saranno deducibili in due rate uguali nel 2028 e 2029. Questo non avrà impatto sugli utili delle banche. Per i primi due punti, solo Bper ha fornito una stima dell’impatto: rispettivamente, 7 e 4 punti base di capitale.
La terza misura, secondo Boratti e Morra, sarebbe la più onerosa per gli istituti. Se tutte le banche distribuissero la riserva sugli utili 2025, pagando quindi un’imposta del 27,5%, l’impatto sul capitale sarebbe gestibile, oscillando tra 11 e 18 punti base, hanno calcolato. L’incertezza riguarda il trattamento contabile: se l’impatto passerà attraverso il conto economico e, in tal caso, se si applicherà ai risultati 2025 o 2026. In questo contesto i due esperti segnalano che la mancanza di prevedibilità normativa potrebbe diventare un problema strutturale per il settore e influenzare negativamente il sentiment degli investitori nel tempo.
Nel frattempo, le banche italiane sono fortemente impegnate ad aumentare i ricavi non da interessi e a rendere i loro modelli di business più resilienti al ciclo dei tassi di interesse.
Intesa Sanpaolo (rating A/outlook stabile), la banca più grande e diversificata d’Italia, ha recentemente creato un hub per la gestione patrimoniale, integrando le reti di consulenza e le product factory per aumentare il cross-selling e migliorare la penetrazione sui clienti.
Una delle principali priorità di Unicredit (rating A/outlook stabile) è aumentare la diversificazione del business dopo un periodo di dismissioni di asset. All’interno del settore wealth management, il gruppo potrebbe decidere di non rinnovare la partnership strategica con Amundi, in scadenza nel 2027, per la distribuzione dei prodotti di risparmio gestito, con l’obiettivo di incrementare progressivamente le vendite dei propri fondi sotto il marchio onemarkets. In più ha recentemente internalizzato il business delle assicurazioni vita, precedentemente gestito tramite joint venture con Cnp Assurances e Allianz.
Mentre Banco Bpm ha acquisito Anima all’inizio di quest’anno, società di gestione del risparmio, in linea con il piano strategico del gruppo, che punta a valorizzare i ricavi generati dalle proprie product factory. La fusione ha creato il secondo gruppo di bancassicurazione più grande d’Italia, dopo Intesa Sanpaolo. Gli asset finanziari totali dei clienti, comprensi depositi, asset under management e asset in custodia, ammontavano a 388 miliardi di euro a settembre.
L’aumento dei ricavi negli ultimi tre anni non ha distolto l’attenzione delle banche italiane dall’efficienza dei costi. Sulla scia degli investimenti digitali, le banche hanno chiuso filiali, ridotto il personale e centralizzato processi, con evidenti risparmi. Il consolidamento dovrebbe, inoltre, favorire le sinergie sui costi. «Stimiamo che la fusione di Mediobanca con Mps possa generare sinergie sui costi pari a circa il 19% della base costi del 2024 di Mediobanca», indicano i due analisti, «mentre la fusione della Banca Popolare di Sondrio con Bper potrebbe portare a risparmi fino al 29% delle spese 2024 della Sondrio. In quest’ottica il rapporto cost/income del settore dovrebbe diminuire al 45% entro il 2027, rispetto al 47% stimato nel 2025».
A settembre le sei banche analizzate avevano un Cet1 medio del 15,2%, mantenendo buffer di capitale solidi contro deterioramenti del credito inattesi, volatilità di mercato o shock politici. Tuttavia, i risultati del terzo trimestre hanno indicato un’inversione di tendenza, con alcune banche che hanno registrato ratio patrimoniali più bassi, sebbene dovuti a operazioni straordinarie.
Unicredit ha riportato un Cet1 del 14,8%, con un impatto negativo di 117 punti base derivante dal consolidamento della partecipazione del 26% in Commerzbank. E il management ha espresso l’intenzione di ridurre il Cet1 tra il 12,5% e il 13%. Anche Mps ha registrato un Cet1 più basso al 16,9%, principalmente a causa dell’acquisizione di Mediobanca (200 punti base).
Stessa dinamica per Bper. In ogni caso, concludono Boratti e Morra, «continuiamo a prevedere ratio patrimoniali solidi nei prossimi due anni, nonostante i payout elevati. Alcune banche mantengono ancora un surplus di capitale rispetto ai loro obiettivi minimi a lungo termine, il che conferisce loro flessibilità strategica. E i nostri outlook stabili su Unicredit e Intesa Sanpaolo, entrambe coperte con un rating A, indicano che i rischi complessivi sono sostanzialmente bilanciati». (riproduzione riservata)