Banche italiane: giù il margine d’interesse, ma le commissioni record spingono utili e ricavi
La discesa dei tassi di interesse, condotta con cautela dalla Bce, sta progressivamente riducendo il margine di interesse delle principali banche italiane quotate in borsa. Tuttavia, gli istituti riescono a far leva in modo efficace sulle commissioni, che costituiscono una fonte importante di ricavi, per difendere sia i ricavi complessivi sia i profitti netti. Il settore bancario italiano quotato mantiene una traiettoria positiva, con un utile aggregato che registra un incremento anno su anno pari al 13,8%, raggiungendo un valore complessivo di circa 15 miliardi di euro. Questa è la sintesi principale del report dettagliato di Value Partners dedicato alle semestrali, che arriva proprio nella fase conclusiva del risiko bancario.
«Le performance positive per le banche quotate italiane proseguono in modo costante e confermano la tendenza consolidata alla diminuzione dei proventi derivanti dal margine d'interesse, che ha registrato un calo significativo pari al 5,2%. Al contempo, si osserva invece un incremento delle commissioni, che segnano una crescita del 4,5% e del 5,4% includendo Banco Bpm, che consolida i risultati di Anima», spiega Marco De Bellis, partner di Value Partners. La redditività si sta stabilizzando, con un lieve calo nel primo trimestre 2025 del rapporto tra proventi e attivi ponderati per il rischio (rwa), pari a 26,7 punti base.
L’analisi dei dati del primo semestre evidenzia una diminuzione del margine di interesse aggregato del 5,2% anno su anno, in linea con la contrazione dello spread commerciale causata dal calo dei tassi in Europa. In controtendenza, le commissioni nette crescono del 5,4%, grazie al contributo della raccolta da parte delle banche analizzate. L’aumento è sostenuto dalla crescita della raccolta indiretta (+12,9%), che si riduce al 3,4% escludendo Banco Bpm. Nel frattempo, la raccolta diretta, relativa a depositi e conti correnti, ha registrato un lieve calo dello 0,5%.
I costi operativi complessivi si riducono dell’1,1%, con un calo del costo del personale del 2%, soprattutto per il turnover in Bper. Anche le altre spese amministrative diminuiscono leggermente dello 0,3%. Questi fattori hanno contribuito a un miglioramento del rapporto costi/ricavi, che si attesta al 39,5%, in calo di 91 punti base rispetto al primo semestre 2024. «I costi del personale sono in lieve diminuzione, mentre il cost/income rimane sostanzialmente stabile, grazie anche alle iniziative di efficienza, in particolare l’uso crescente di tecnologie come l’intelligenza artificiale», commenta Pietro Galiberti di Value Partners.
Si registra un leggero aumento degli impieghi verso la clientela (+1,7% rispetto a fine 2024), segnale di una ripresa nel credito. Il costo del rischio di credito diminuisce, passando da 28 a 21 punti base nel confronto con il 2024. L’npl ratio lordo, indicatore della qualità del portafoglio crediti, rimane stabile al 2,6%, nonostante l’incertezza economica e finanziaria che riguarda molte imprese italiane.
Le banche italiane quotate mostrano una solidità patrimoniale superiore ai requisiti normativi, con un coefficiente Cet1 fully loaded aggregato del 15,1%, leggermente in calo di 14 punti base rispetto a fine 2024. Questa robustezza è fondamentale per consentire alle banche di continuare attivamente operazioni di aggregazione e consolidamento. «La patrimonializzazione delle principali banche italiane resta solida e ben al di sopra dei requisiti normativi, con un Cet1 fully loaded stabile al 15,1% a livello aggregato», conclude Galiberti, sottolineando l’importanza di questa condizione per il futuro del sistema bancario nazionale.