Nel suo ultimo rapporto sulla stabilità finanziaria, il Fondo monetario internazionale ha espressamente sottolineato come le banche centrali si trovino di fronte a "compromessi difficili", con i rialzi dei rendimenti sui titoli di Stato, collegati alla ripresa economica e delle aspettative di inflazione, che rischiano di inasprire le condizioni di finanziamento, disincentivando la crescita. D'altro canto "ulteriori acquisti di titoli, volti a evitare questi inasprimenti, potrebbero avere effetti non voluti sul finanziamento di mercato, in una fase in cui gli armamentari macro e microprudenziali restano incompleti", hanno evidenziato gli economisti del Fondo.
In aggiunta, "le crescenti vulnerabilità nelle imprese e nel settore finanziario non bancario possono mettere a rischio la stabilità finanziaria nel medio termine". L'istituto di Washington, a tal proposito, rileva che complessivamente le Banche centrali hanno varato programmi di acquisti di titoli anticrisi per quasi 10mila miliardi di dollari a livello globale e che questi sono stati cruciali per mantenere i tassi bassi e le condizioni di finanziamento favorevoli. "Ad oggi, il quadro sta iniziando a cambiare, con i tassi di interesse di lungo termine che aumentano", ha argomentato l'Fmi, citando i rendimenti dei Treasuries decennali Usa, passati da meno dello 0,50% ad agosto 2020 a circa l'1,75% nelle ultime settimane. Quindi, "sulle banche si prevede una bassa redditività in molte regioni, e questo", avverte il Fondo monetario internazionale, "sta diventando un disincentivo contro l'uso dei margini patrimoniali per sostenere la ripresa". (riproduzione riservata)