Nel corso delle ultime settimane si è assistito ad una serie di nuovi lockdown generalizzati, i quali hanno coinvolto anche e soprattutto diverse aree geografiche dell'Europa, tra cui l'Italia. Queste nuove chiusure potrebbero, potenzialmente, creare nuove difficoltà in particolare sul sistema bancario, già chiamato agli straordinari durante la prima ondata della pandemia, e generare ulteriori pressioni sulla qualità degli asset bancari.
Alla luce di queste premesse, Barclays ha analizzato diverse ipotesi macroeconomiche utilizzate dalle stesse banche nei modelli ECL (expected credit loss), oltre che i cambiamenti avvenuti rispetto alle ultime segnalazioni degli istituti. Il driver principale è ancora una volta legato all’implementazione del vaccino. A seconda del ritmo di distribuzione, e ovviamente dei risultati strettamente legati alla sua efficacia, la situazione dovrebbe rimanere liquida per la maggior parte delle banche analizzate. Tuttavia, Barclays si è definita costruttiva sul settore, con i nomi di Lloyds, Abn e Santander identificati come quelli su cui puntare maggiormente (tutti e tre gli istituti hanno un rating overweight).
Finora, le aspettative macroeconomiche hanno mostrato un miglioramento a partire dal terzo trimestre del 2020. Questo fornisce chiaramente un contesto di supporto per l’attività bancaria, in particolare per ciò che concerne le spese di accantonamento dell'ultimo trimestre dello scorso anno. "I team di gestione possono scegliere di ricaricare le riserve a fine esercizio, come recentemente annunciato da Commerzbank, ma i dati ci suggeriscono che potremmo vedere, ancora una volta, il settore battere le stime del consenso sulle perdite. Nel terzo trimestre dello scorso anno, quasi il 90% delle banche ha battuto il consenso, ed il miglioramento e la normalizzazione degli accantonamenti sarà a nostro avviso il principale motore della crescita degli utili prevista tra il 2021 e il 2022", evidenziano gli strategist dell'istituto.
Inoltre, il rilascio delle riserve potrebbe spingere ulteriormente verso l'alto le stime relative al prossimo periodo: questo, tuttavia, dipenderà dipende dal livello e dalla gravità dei default, difficile da identificare con alti livelli di precisione. Tuttavia, "ci aspettiamo che questo aspetto venga ammortizzato dal write-back (il processo di reintegrazione di un valore precedentemente ridotto o stornato in seguito all'evidenza che il bene ha conservato un valore o che il credito è stato incassato, ndr) sugli accantonamenti da Covid-19, e stimiamo a seconda dei diversi scenari che o un terzo o addirittura la metà di questi accantonamenti saranno reintegrati nel 2021 e nel 2022", argomentano gli analisti della banca inglese.
Un altro aspetto chiave riguarda le valutazioni del settore che, secondo Barclays, non sono ancora su livelli troppo impegnativi. Per gli strategist, "il settore scambia su multipli relativi al valore tangibile dell'attivo netto (Tnav, tangible net asset value, ndr) pari a 0,7 volte secondo le stime al 2020 e con un rendimento del patrimonio netto tangibile del 7,2% secondo le stime al 2022. Sebbene questo non rappresenti la stessa opzionalità a basso costo che vi era invece nel terzo e all'inizio del quarto trimestre dello scorso anno, pensiamo che in futuro si potrà comunque assistere ad una crescita degli utili, ad un incremento degli utili in aggregato e all'aumento del valore del capitale. Per questo, pensiamo che il settore possa arrivare a scambiare su multipli del valore tangibile dell'attivo netto pari a 0,8-0,9 volte, anche se a quel punto il comparto europeo potrebbe iniziare a rivelarsi meno attraente".
Infine, l'aumento delle aspettative sui tassi potrebbe essere un altro driver fondamentale, anche se per vedere realizzata tale fattispecie si dovrà inevitabilmente aspettare ancora un po'. Negli ultimi giorni, il mercato è diventato maggiormente ottimista riguardo alle possibilità di assistere ad una reflazione, con le aspettative dei tassi statunitensi che hanno mostrato un miglioramento. Ciò ha rafforzato i prezzi delle azioni del settore bancario europeo, e da Barclays considerano le banche dell'Unione come un'opzione relativamente a basso costo in caso di miglioramento delle aspettative sui tassi, pur facendo attenzione a due aspetti chiave: innanzitutto, potrebbe trascorre un po' di tempo prima che i tassi dell'Ue migliorino, soprattutto considerando il livello dei governi più indebitati, e parte di questo eventuale miglioramento viene già prezzato nelle stime degli analisti.
Il rendimento del capitale rimane un ultimo importante fattore da considerare ed è attesa un'ulteriore normalizzazione nel secondo semestre del 2021: le autorità hanno aggiornato le linee guida nel dicembre 2020, consentendo alcune distribuzioni rispetto al 2019/20. Per questo, "i coefficienti di capitale sembrano rimanere forti, e prevediamo un'ulteriore normalizzazione dopo gli stress test che verranno condotti nel primo semestre dell'anno", concludono gli analisti di Barclays. (riproduzione riservata)