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Ecco come le banche usano i prestiti per difendersi dalle ops ostili. I casi di Banco Bpm, Popolare di Sondrio, Illimity e Mediobanca
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Ecco come le banche usano i prestiti per difendersi dalle ops ostili. I casi di Banco Bpm, Popolare di Sondrio, Illimity e Mediobanca

16 maggio 2025, 21:00 Ultimo aggiornamento: 20 maggio 2025, 10:04

I gruppi al centro del consolidamento alzano le barricate. Spingono sugli impieghi per crescere in borsa e rendere così più efficace la difesa. Ecco tutti i numeri degli istituti coinvolti

Diventare più grandi per valere di più. Questa è una delle strategie che le banche italiane hanno scelto nella guerra delle ops. Con cinque offerte in corso sul mercato, una appena conclusa (quella di Banco Bpm su Anima) e continue speculazioni su nuove mosse a sorpresa, il settore è diventato un campo di battaglia che vede coinvolti oltre 31 milioni di clienti e dal per almeno 30 miliardi di euro. Almeno sulla carta tutte le offerte sono non concordate e quindi individuare mosse per difendersi è una priorità per i player i campo.

Le parole di Messina

Una modalità è stata sottolineata dal ceo di Intesa Sanpaolo Carlo Messina, presentando martedì 6 i risultati del gruppo: «Molti player coinvolti in operazioni di m&a hanno deciso di aumentare le dimensioni del proprio bilancio», abbassando i tassi per spingere i prestiti.

I numeri del Banco e delle altre

Nel primo trimestre Banco Bpm, nel mirino di un’offerta in azioni di Unicredit, ha visto salire i prestiti dell’1,1% rispetto al 31 dicembre, con un +1,2% degli impieghi in bonis, un’elevata percentuale di posizioni secured per il segmento non financial corporate e invece un calo dei deteriorati (-3,6%). Il volume complessivo delle nuove erogazioni ha raggiunto quota 8,2 miliardi. Ancora più rilevante è stata la crescita dei finanziamenti per la Popolare di Sondrio che, nello stesso periodo, ha visto aumentare l’aggregato del 2,4% a 35,9 miliardi. Anche in questo caso il numero più significativo è quello delle erogazioni che sono balzate del 22,5% a circa 2,1 miliardi rispetto agli 1,7 miliardi dello stesso periodo del 2024.

Pur lavorando in una nicchia di mercato e su aggregati di importo inferiore, anche Illimity ha registrato una crescita dei volumi. Il gruppo specializzato milanese fondato da Corrado Passera e ora sotto opas di Banca Ifis ha registrato nel primo trimestre un incremento delle erogazioni nei core business a 262 milioni (+50%), grazie alle divisioni turnaround e investment banking.

Segno più anche per gli impieghi a clientela di Mediobanca visto che la trimestrale della merchant bank finita nel mirino del Montepaschi segna un aumento complessivo dei volumi dello 0,3%, con un +1,7% registrato dal credito al consumo di Compass. Un aumento dei prestiti al settore imprese è evidente anche nei conti trimestrali di Commerzbank. La banca tedesca scalata da Unicredit ha visto salire i prestiti al segmento Mittelstand (piccole e medie imprese) e institutionals, mentre ha visto calare l’esposizione verso la clientela internazionale, principalmente per effetti valutari.

Gli obiettivi delle banche

Il cuore di questa strategia si riassume in un’idea semplice: il volume dei prestiti incide direttamente sulla dimensione e sulla redditività dell’attivo di bilancio. A parità di spread, maggiori volumi significano maggiore flusso di ricavi futuri, elemento centrale nella determinazione del valore attuale netto di una banca in ottica di acquisizione.

Gli obiettivi delle banche

Il cuore di questa strategia si basa su un’idea semplice: il volume dei prestiti incide direttamente sulla dimensione e sulla redditività dell’attivo di bilancio. A parità di spread, maggiori volumi significano maggiore flusso di ricavi futuri, elemento centrale nella determinazione del valore attuale netto della banca in ottica di acquisizione. In aggiunta, una crescita ben gestita del portafoglio può tradursi in un miglioramento dei principali indicatori di performance operativa e finanziaria, come il rapporto costi/ricavi, la redditività del capitale impiegato e l’efficienza operativa complessiva. Questi parametri, comunemente impiegati nei modelli di valutazione, incidono direttamente sulla determinazione del valore della banca, aumentando l’attrattività per il mercato e la pressione sull’offerente a riconsiderare il prezzo della proposta.

Da un punto di vista regolamentare, un’espansione dei prestiti che non comprometta il coefficiente Cet1 ma che si inserisca in un contesto di capital management solido, dimostra la capacità dell’istituto di conciliare crescita e prudenza. Questo bilanciamento è particolarmente apprezzato dagli investitori e può rafforzare la posizione negoziale del management nel corso di un takeover. È anche possibile una lettura strategica, suggerita da qualche analista.

Un aumento degli impieghi può essere percepito come un segnale di fiducia nella solidità della banca e nella dinamicità del mercato di riferimento. In un’offerta pubblica questo può cambiare le carte in tavola: non si tratta più di acquisire un istituto statica e difensiva, ma un player in crescita, capace di generare valore in modo autonomo. Il rischio per il potenziale compratore? Essere costretto ad alzare il prezzo per condurre in porto l’operazione. La strategia può infine avere un ultimo effetto positivo: mobilitare l’interesse degli azionisti attuali, che vedono così migliorare le prospettive reddituali e possono spingere per ottenere un premio più elevato. In altre parole, si può rafforzarsi il cosiddetto bargaining power della banca sotto offerta.

In questa fase insomma l’espansione dei prestiti è molto più di una semplice strategia commerciale: si tratta di una manovra a forte valore segnaletico e finanziario. Una scommessa per alzare l’asticella del valore percepito, mettere pressione sull’offerente e aprire nuovi margini di trattativa. (riproduzione riservata)



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