??Il divieto di interlocking (gli incarichi incrociati nei consigli di amministrazione) per banche e assicurazioni ha fatto bene alla concorrenza in Italia, producendo «effetti pro-concorrenziali anche sulle condizioni praticate alla clientela». È questo il monito di Giovanni Calabrò, capo di Gabinetto dell’Antitrust, che durante un convegno sulla concorrenza bancaria ha chiesto di vigilare sulla riforma del Testo Unico della Finanza (Tuf). Il rischio, secondo l'Autorità, è che con la razionalizzazione della norma «si finisca per indebolire il presidio concorrenziale».
Calabrò ha ricordato come, nel 2008, un’indagine conoscitiva sulla corporate governance avesse evidenziato un fenomeno di legami personali estremamente diffuso: «Oltre l’80% dei gruppi analizzati presentava incarichi incrociati, con possibili effetti di attenuazione della competizione». Il divieto introdotto nel 2011 ha rimosso radicalmente questi intrecci e, ad oggi, non si riscontrano più legami rilevanti tra i principali gruppi.
Per l’esponente dell’Antitrust, si tratta di un «esempio di intervento mirato ed efficace» che ha portato benefici tangibili ai consumatori. Il dibattito si accende però sulla proposta di «razionalizzazione» della norma, sostenuta anche da Banca d’Italia e Abi, che potrebbe allentare i divieti. Secondo Calabrò, la formulazione attuale «potrebbe escludere dal perimetro operatori nazionali e locali, come banche di credito cooperativo o intermediari fintech e istituti di moneta elettronica attivi nello stesso mercato territoriale».
In conclusione, sebbene l’obiettivo di semplificare e ridurre gli oneri di burocrazia per le imprese sia «comprensibile», l'Antitrust invita alla prudenza: «Occorre evitare che tale intervento finisca per indebolire il presidio concorrenziale e creare spazi di under-enforcement». Un passo indietro non sarebbe coerente con l’azione svolta finora dall'Autorità per prevenire lacune di tutela nel mercato del credito. (riproduzione riservata)