Le imprese italiane attive nel settore finanziario «si sono distinte per una performance particolarmente brillante, affermandosi come un cardine strategico per la stabilità e il sostegno agli investimenti del Paese». Tanto che il comparto ha registrato un incremento del fatturato dal 2018 del 49,1% e un aumento del risultato netto del 131,4%, «il più elevato tra tutti i settori analizzati». La crescita occupazionale, più moderata (+7,8%), «riflette una profonda trasformazione guidata da efficienza, automazione e digitalizzazione». È quanto si legge dal report «Why Italia. Il bello e il buono» di Deloitte Private che riguarda 45mila imprese italiane con ricavi superiori a 5 milioni di euro e almeno 5 dipendenti, nell’intervallo di tempo dal 2018 al 2024.
Il trend positivo è confermato dall’andamento generale delle imprese: la crescita dal 2018 è del 41%, passando da 2.012 miliardi di euro nel 2018 a 2.800 miliardi di euro nel 2024. La redditività è migliorata in modo ancora più marcato, con l’utile netto aggregato che è aumentato nominalmente di circa l’83%, passando da 89,6 miliardi di euro nel 2018 a 164,1 miliardi nel 2024. Anche l’occupazione ha registrato un andamento positivo tra le aziende analizzate, con un aumento del numero dei dipendenti di oltre il 20%. Si è infatti passati da 5,4 milioni a 6,5 milioni di addetti, con un incremento di più di un milione di posti di lavoro.
Entrando nello specifico dei dati, «il settore manifatturiero si conferma la colonna portante dell’economia nazionale», con le imprese analizzate che hanno registrato un aumento del fatturato (+32,1%), dell’utile (+61,3%) e dell’occupazione (+14,4%).
Il commercio rappresenta un ulteriore pilastro in termini di numerosità di imprese e volume di fatturato complessivo, «sebbene sia caratterizzato da margini più contenuti e da minori investimenti in innovazione e digitalizzazione». Complessivamente, il settore ha visto un aumento del fatturato del 38,2%, un raddoppio del risultato netto (+108,6%) e un robusto incremento dell’occupazione (+23,6%).
Quanto alle utilities, con il loro +48,6% di fatturato si distinguono per aziende capital intensive e ad alta produttività, assumendo un ruolo strategico nella transizione energetica e nella gestione delle risorse.
Altri settori, come la consulenza (+48,9% di fatturato) e i servizi amministrativi, mostrano dinamiche di crescita positive, «sostenendo attivamente la trasformazione digitale delle imprese». Al contrario, precisa Deloitte, alcuni comparti tradizionalmente importanti, quali agricoltura, tessile, servizi sociali e attività culturali & creative, pur avendo un impatto occupazionale rilevante, mostrano ampi margini di miglioramento.
Passando poi a considerare il carattere dimensionale, Deloitte sottolinea che le grandi imprese si confermano «i principali driver del sistema produttivo» e la loro crescita è stata trainata da un aumento degli utili di oltre il 92%, a fronte di un solido incremento del fatturato (+43%). Sono fortemente presenti nei settori ad alta intensità tecnologica e di capitale, come l’energia e il minerario, i servizi finanziari (con un fatturato totale di 460 miliardi di euro) e le attività professionali, scientifiche e tecniche, il commercio su larga scala e il manifatturiero avanzato (con un fatturato totale di oltre 500 miliardi di euro).
Anche le medie imprese hanno registrato una crescita robusta e bilanciata su tutti i fronti (fatturato +64% e utile +38%), soprattutto in termini di occupazione: il significativo incremento nel numero di addetti del 26%, con oltre 370mila nuovi occupati, sottolinea il ruolo cruciale di questo cluster di imprese per la competitività e la stabilità dell’economia nazionale. Le medie imprese trovano la loro massima espressione nel settore manifatturiero (con un fatturato totale di 438 miliardi di euro), confermando la loro capacità di operare su larga scala e sostenere un’elevata produttività, ma sono presenti in modo significativo anche nel commercio, nei servizi finanziari e assicurativi e nelle attività professionali, scientifiche e tecniche.
Da ultimo, non certo per importanza, le piccole imprese si affermano come «il segmento più dinamico in termini di crescita percentuale», con un aumento sia dell’utile (+69%), sia del fatturato (+39%), sia dell’occupazione (+27%), diffuso in tutti i settori, con un peso rilevante nel manifatturiero, nel commercio e nei servizi business e amministrativi. Stesse dinamiche per le microimprese che, pur partendo da una base più contenuta, hanno registrato performance importanti e sono ampiamente diffuse in numerosi settori, con una presenza significativa nel commercio, costruzioni, servizi e in specifiche nicchie manifatturiere.
L’analisi di Deloitte permette di identificare i cinque paradigmi che possono offrire spunti alle imprese italiane per la crescita futura. Vanno consolidati i settori tradizionali e supportati quelli emergenti; il modello di crescita delle imprese deve essere ibrido e dinamico; devono essere incentivate le aggregazioni. Non bisogna poi sottovalutare il legame tra accesso alle fonti finanziarie e la crescita delle imprese, così come serve dare maggiore centralità alla competenza e formazione dei talenti. (riproduzione riservata)