Le banche cercano il rimbalzo forte mercoledì 9 agosto, il Ftse Mib tocca sale del 2% dopo che il governo ha messo un tetto, in serata, alla tassa sugli extraprofitti. Il Mef ha infatti introdotto il tetto dello 0,1% degli attivi della tassazione. E in questo modo, scrivono gli analisti, riducendo in maniera significativa gli impatti sul settore.
Nella serata di ieri una nota del Mef ha indicato che l’ammontare massimo dell’imposta addizionale sugli extraprofitti delle banche non potrà superare lo 0,1% del totale attivo. La precisazione del Mef, scrivono mercoledì gli analisti di Equita Sim, «cambia in maniera sostanziale la stima degli impatti sul settore». Infatti, il prelievo addizionale andrebbe a coincidere con il tetto massimo previsto, precisano gli esperti.
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Di conseguenza, «il ricavato per il governo - guardando esclusivamente il mondo quotato - scenderebbe significativamente dalla nostra stima precedente in area 4,5-5 miliardi a 2 miliardi, ovvero l’1,5% della capitalizzazione complessiva del settore».
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Dopo la pesante reazione di ieri, la notizia è positiva per il settore bancario, prosegue la sim milanese, dal momento che «definisce in maniera più chiara i contorni di una tassazione una tantum che, nella sua formulazione attuale, è prevista avere impatti molto più limitati».
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In base ai calcoli di Equita, quindi, anche gli impatti in termini di minore generazione di capitale (a parità di distribuzione), sarebbero molto più limitati (da -90 punti base a -30 punti base, i due terzi in meno), specialmente sui gestori patrimoniali, così come gli eventuali incrementi dei payout (l’incidenza della distribuzione agli azionisti sull’utile netto) «per mantenere invariate le distribuzioni agli azionisti sul 2023 ci sembrano maggiormente sostenibili».
In base quindi ai calcoli di Equita, sull’utile netto atteso dal settore bancario nel 2023 per complessivi 22,66 miliardi di euro, l’impatto ora della tassa sugli extraprofitti è di 2,15 miliardi, ovvero il 10% dei profitti, l’1,5% della capitalizzazione di mercato delle banche quotate.
Quale effetto sulla remunerazione agli azionisti, fra dividendo e buyback? I dividendi attesi nel 2023 sono nell’ordine di 11,728 miliardi, gli acquisti delle azioni di 3,9 miliardi, per un totale di 15,63 miliardi, pari ad un rendimento medio totale dell’11,1%.
La tassa va incidere sugli utili e quindi anche sul payout delle banche (un indicatore su cui la Bce vigila, accorta) che è destinato a salire dal 69% attuale al 76% post pagamento dell’imposta. Tenendo fermo il payout, ragiona Equita, il rendimento dei titoli scenderebbe attorno al 10% ma le banche sarebbero comunque redditizie sul fronte dell’investimento.
Quale istituto di credito renderebbe quindi di più tenendo fisso il payout dopo aver pagato la tassa sugli extraprofitti? In base ai calcoli di Equita, Unicredit avrebbe il migliore yield (dividendo + buyback) del 13,9%, Banca Ifis del 13,1%, Bper Banca dell’11,5%, Intesa Sanpaolo del 10,5%.
Scorrendo la classifica, si trovano BFF con il 9%, Banca Popolare di Sondrio con l’8,5%, Banco Bpm con l’8,1%, Banca Mediolanum con il 7,6%, Mediobanca con il 6,8%, Banca Generali con il 5%, illimity con il 4,6%, FinecoBank con il 4,1%.
Sul tema sono intervenuti mercoledì anche gli analisti di Jefferies. In base alle loro stime, l’impatto medio della misura sul Cet 1 delle banche italiane è di 30 punti base (e in questo concordano con Equita), «dimezzato rispetto allo scenario in cui non viene applicato alcun limite».
I titoli che beneficiano più di altri del tetto dello 0,1% rispetto alle stime precedenti sono FinecoBank, Banca Generali, Banca Mediolanum e Bper Banca.
In particolare per FinecoBank, «l’impatto stimato scende da 340 a 80 punti base di Cet 1. Tra le banche tradizionali, anche l'impatto su Bper è notevolmente ridotto da 90 punti base a circa 30 punti base. Mentre l'impatto su Unicredit e Intesa Sanpaolo è ora stimato a 30 punti sulla base del totale attivo di gruppo che potrebbe essere ulteriormente ridotto applicando il tetto solo al perimetro italiano».
L'impatto aggiornato ammonta ora in media al 12% degli utili del consenso 2023 degli analisti, un dato che «si confronta con la nostra precedente stima del 24% che non prendeva in considerazione il limite», conclude Jefferies.
I nuovi calcoli di Ubs suggeriscono un impatto del 5-15% per le banche e del 5-10% nel caso dei gestori patrimoniali. Calcolando poi gli effetti solo sugli asset italiani e non esteri degli istituti di credito, l’effetto sarebbe un impatto totale aggregato di 1,9 miliardi di euro su tutto il settore finanziario coinvolto a Piazza Affari, sottolineano gli analisti.
Pertanto, l'erosione degli utili prevista per le banche retail italiane potrebbe essere compresa tra il 6% (Unicredit) e il 16%/15% per Banco Bpm, con Mediobanca e Intesa Sanpaolo nel mezzo (9/12%). Per i finanziari diversificati, gli analisti di Ubs stimano che l'impatto sarà compreso tra il 5 e il 9% (sostanzialmente inferiore al 20-27% stimato in precedenza).
«Le banche rimangono per definizione esposte a shock esterni», scrivono gli analisti di Deutsche Bank, «il cambiamento del contesto normativo e la possibile introduzione di nuove tassazioni a livello locale rappresentano un chiaro esempio di shock di questo tipo».
La percezione degli esperti è che «in futuro, per fornire ancora più fiducia agli investitori che sono rimasti sorpresi dalla rapidità con cui l'ambiente del settore può cambiare in Italia rispetto ad altri Paesi, le banche possono decidere di favorire i buyback rispetto ai dividendi pagati in contanti».
Sebbene il processo di introduzione dei riacquisti di azioni proprie richieda più tempo (serve un'autorizzazione da parte dell’assemblea straordinaria degli azionisti oltre che della Bce), il buyback offre «maggiore flessibilità in caso di eccesso di capitale (condizione che oggi si applica alla maggior parte delle banche italiane) per stabilizzare le politiche di remunerazione degli azionisti in caso di shock esterni che potrebbero incidere sulla generazione di utili», ragiona Deutsche Bank. (riproduzione riservata)