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Banche, da Unicredit-Bpm a Sondrio-Bper fino al triangolo Mediobanca-Mps-Banca Generali: ecco chi sfrutterà l’effetto risiko
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Banche, da Unicredit-Bpm a Sondrio-Bper fino al triangolo Mediobanca-Mps-Banca Generali: ecco chi sfrutterà l’effetto risiko

13 giugno 2025, 20:00 Ultimo aggiornamento: 14 giugno 2025, 10:13

A Piazza Affari le azioni degli istituti coinvolti nelle ops corrono anche grazie all’appeal speculativo. Ma a giochi fatti, se dovessero sfumare le sinergie, alcune di loro potrebbero sgonfiarsi 

Gonfiati dal risiko o in linea con i fondamentali? Negli ultimi mesi i titoli delle banche italiane hanno premuto ancora il piede sull’acceleratore, sostenuti dall’appeal speculativo generato dalla nuova ondata di consolidamento. Una corsa meno naturale rispetto a quella innescata dalla stretta sui tassi Bce, giustificata dai numeri record macinati dal 2022. Ma la spinta si è fermata ora che Francoforte ha invertito la rotta, anche se le banche promettono di compensare il calo del margine d’interesse con le commissioni.

In questo modo utili e cedole dovrebbero continuare a salire, ma presto l’effetto risiko potrebbe esaurirsi. Cosa accadrà a giochi fatti, cioè quando si saprà chi ha avuto successo e chi no? Per gli analisti il pericolo che le azioni perdano valore è concreto. Senza contare i rischi legati all’integrazione di banche in alcuni casi diverse tra loro, che potrebbero far svanire le sinergie prospettate e ritorcersi contro i soci.

Il triangolo no 

Lunedì 16 giugno l’assemblea di Mediobanca si esprimerà sull’ops lanciata su Banca Generali, promossa dai proxy advisor perché avvicina Piazzetta Cuccia ai multipli più generosi del wealth management. L’assise sarà una tappa decisiva anche per l’offerta di Mps su Mediobanca stessa, visto che l’eventuale via libera è inteso da molti soci come progetto alternativo a quello di Siena e come tale complicherebbe la messa a terra di un’operazione tra una banca d’affari e una commerciale.

Il ceo del Monte, Luigi Lovaglio, non è d’accordo e ritiene che i due deal siano compatibili, ma gli analisti di Alpha Value sottolineano che «una combinazione allargata aumenterà ancora il rischio di esecuzione». Poi c’è lo sconto, che venerdì 13 giugno era del 7,5%. «A questo livello di prezzo», aggiunge Alpha Value, «i soci di Mediobanca farebbero meglio a non consegnare le azioni» a Rocca Salimbeni. In ogni caso le prospettive di Mps restano rosee: è il secondo titolo con più potenziale di crescita (+15,1%), anche se è quello salito meno nel 2025 (+3%).

Il dilemma del Leone 

Se l’assemblea di Piazzetta Cuccia darà l’ok, Generali dovrà decidere se scambiare il 50,2% di Banca Generali con il 6,5% di azioni proprie oggi in mano a Mediobanca. La compagnia ha rinnovo di recente il board nonostante l’opposizione dei soci Delfin (10%) e Caltagirone (6,9%), entrambi soci forti anche di Piazzetta Cuccia e Mps. La battaglia si è spostata su Mediobanca ma ha già avuto riverberi sul titolo Generali, cresciuto meno di altri protagonisti del risiko (+13% da gennaio).

Il Leone viene comunque da un primo trimestre positivo, «che ha mostrato un combined ratio migliore del previsto», spiega l’Ufficio Studi di Intesa Sanpaolo. «Confermiamo quindi la nostra visione positiva sui fondamentali, considerando anche un’interessante remunerazione degli azionisti».

Il titolo Generali è però quello con più sell (cinque), circostanza su cui potrebbe aver inciso di nuovo la battaglia sulla governance. «È estremamente difficile capire cosa è fondamentale e cosa speculativo nell’attuale prezzo delle azioni», scrive Kbw. «La recente retorica degli azionisti di riferimento tende al protezionismo nazionale e alla costruzione di un impero, piuttosto che alla creazione di valore».

Il bivio di Orcel 

È forse l’operazione più complessa, perché dipende anche da incognite di natura politica (il golden power). Ed è anche per questo motivo che l’ops di Unicredit su Bpm diventerà la più lunga della storia. L’esercizio dei poteri speciali del governo ha complicato l’operazione, tanto che Orcel ha quantificato nel 20% le possibilità di portarla a termine. L’incertezza inoltre ha spinto Consob a congelare l’ops per 30 giorni, fino al 23 giugno, in attesa che il dialogo tra Unicredit e Mef evolva. E la stessa Ue teme violazioni del diritto europeo.

La partita prosegue poi nei tribunali perché Piazza Gae Aulenti è ricorsa al Tar contro i paletti di Palazzo Chigi. Tar che invece ha respinto la richiesta di Bpm di revocare la sospensione disposta dall’autorità guidata da Paolo Savona. Ma la maggiore chiarezza potrebbe non bastare perché Piazza Meda continua a scambiare a premio dell’6% e quindi un rilancio è nell’aria, nonostante le chiusure del ceo Orcel, impegnato in Germania anche sul fronte Commerzbank.

«Il mercato incorpora una probabilità relativamente alta che il valore stand-alone del Banco superi la valutazione implicita incorporata nell’offerta di Unicredit», spiega Deutsche Bank. «Le prospettive per Bpm rimangono favorevoli sia lato capitale sia come performance commerciale e utili. Per questo motivo ci aspettiamo un’altra rivalutazione delle azioni». Un aumento di valore si prospetta anche per il titolo Unicredit, che da gennaio ha corso più degli altri (45,7%) e ha più buy (22).

Due realtà simili 

L’ops con meno ostacoli sembra quella di Bper sulla Popolare di Sondrio, entrambe partecipate al 20% da Unipol. Il cda dei valtellinesi ha definito l’offerta degli emiliani congrua sotto il profilo finanziario, ma ritiene che non riconosca né il reale valore della banca né le prospettive di crescita. «La business combination ha un forte senso industriale e finanziario, a vantaggio degli azionisti di entrambe», osservano però gli analisti di Equita.

«L’operazione ha un rischio di integrazione basso. Una fusione genererebbe sinergie chiare e visibili, proporzionalmente divise, e rafforzerebbe il posizionamento della combined entity rispetto a quello delle entità stand-alone».

Anche in questo caso è plausibile un rilancio perché l’offerta è a sconto del 5,2%. La banca valtellinese ha il total return maggiore (51,7%) ma è l’unica tra i titoli del risiko senza potenziale upside (-6,9%). Le azioni Bper invece dovrebbero salire più di tutte in futuro (+19,6%).

Il dilemma a Piazza Affari 

Per i soci degli istituti italiani si prospetta insomma un altro anno di crescita in borsa, anche se molto dipenderà dal risiko e dall’annesso appeal speculativo. Per gli analisti l’m&a genera maggiori rendimenti nella fase dei rumors o quando le offerte sono ancora in corso. Questo può essere quindi il momento giusto per comprare confidando su eventuali rilanci.

Poi gli azionisti dovranno fare i conti con la messa a terra delle operazioni e con l’auspicio che le sinergie si generino davvero. Un esito non scontato soprattutto quando a combinarsi sono banche con business molto diversi tra loro. (riproduzione riservata)



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