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Joachim Nagel, presidente Bundesbank
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Banche centrali, ecco quanto hanno perso nel 2023 e per quali motivi. Boomerang della Bundesbank sui titoli di Stato

05 aprile 2024, 21:11

Le banche centrali globali hanno registrato perdite record proprio a causa delle strette monetarie. Salgono i tassi da pagare sui depositi delle banche mentre le entrate non cambiano in modo rilevante. Ma nulla cambierà per la politica monetaria. Risultato negativo record per la Fed. La Bundesbank paga la scarsa condivisione dei rischi nell’Eurozona e i titoli tedeschi in bilancio a basso rendimento

Le principali banche centrali globali hanno da poco pubblicato i bilanci 2023. Nell’era del Quantitative Easing l’attenzione era rivolta soprattutto all’ammontare dei titoli di Stato acquistati con l’obiettivo di aumentare l’inflazione. Negli ultimi due anni, invece, l’opinione pubblica si è soffermata soprattutto sulle perdite. Il rosso di bilancio non è stato un fenomeno frequente a livello storico. Ma in questo caso era previsto.

I governatori di tutto il mondo non hanno mostrato segni di preoccupazione. Del resto le banche centrali possono sempre emettere moneta per far fronte agli obblighi finanziari, perlomeno entro certi limiti. Inoltre l’obiettivo delle banche centrali è diverso da quello degli istituti commerciali: non è la capacità di generare profitti per gli azionisti, ma la stabilità dei prezzi, ovvero un’inflazione né troppo alta né troppo bassa.

Le perdite sono emerse proprio come conseguenza del tentativo delle banche centrali di perseguire l’obiettivo di inflazione. Il motivo principale del rosso è stato infatti l’aumento repentino dei tassi per contrastare l’aumento del carovita innescato dalla pandemia e poi dalla guerra in Ucraina. Le strette, varate dopo anni di acquisti di titoli, hanno peggiorato i bilanci ma sono servite per evitare spirali inflazionistiche. Le banche centrali devono puntare al bene dell’economia, non a quello dei propri conti.

Come funzionano i bilanci delle banche centrali e perché sono in perdita?

Gli istituti centrali si sono ritrovati nella stessa situazione di un’impresa o di una famiglia che vede salire i costi in modo significativo, mentre i ricavi restano più o meno stabili.

In termini più tecnici le le banche centrali, a causa delle strette monetarie, hanno dovuto pagare subito tassi più alti sul denaro depositato presso di loro dalle banche commerciali. In Europa i tassi sui depositi bancari sono passati da -0,50% al 4% tra luglio 2022 e settembre 2023.

A fronte di questo forte incremento dei costi, non c’è stato un corrispondente aumento dei redditi percepiti sui titoli in portafoglio, acquistati prima del rialzo dei tassi e in gran parte a bassi rendimenti e lunga scadenza.

Chi perde di più e per quali motivi?

L’entità delle perdite dipende da molti fattori legati alla dimensione, alla composizione e alla struttura del bilancio di ciascuna banca centrale. Il rosso più ingente nel 2023 è stato quello della Federal Reserve che è stato pari a 114,3 miliardi di dollari. Per frenare l’inflazione la Fed ha alzato i tassi di 525 punti base a partire da marzo 2022. Le spese per interessi verso le banche americane sono così salite di 116 miliardi di dollari nel 2023.

Nell’Eurozona lo scenario è più complesso. Le perdite maggiori sono state quelle delle banche centrali del Nord Europa e in particolare della Bundesbank (21,6 miliardi di euro). Il motivo? Gli acquisti di titoli Bce sono stati condivisi solo per il 20% a livello europeo. La restante parte è stata realizzata dalle banche centrali nazionali che hanno acquistato titoli domestici. La Bundesbank è così piena di bond tedeschi a rendimento molto basso.

Il boomerang della Bundesbank

La mancanza di fiducia dei banchieri centrali tedeschi riguardo all’acquisto di titoli del Sud Europa è stato un segnale negativo per l’integrazione tra Paesi dell’Eurozona all’avvio del Qe. Ma nel tempo questo è stato soprattutto un boomerang per i conti della Bundesbank. Lo stesso è accaduto in proporzione in altri Paesi più piccoli come Olanda, Belgio e Austria.

Non è un caso che dopo le recenti perdite i governatori nordici, e in particolare quelli tedeschi, restino fortemente contrari agli acquisti di titoli da parte della Bce, come è emerso anche nelle discussioni sul «portafoglio strutturale» di bond che l’Eurosistema dovrà tenere nel nuovo framework operativo.

Inoltre alcuni governatori, come il presidente della Bundesbank Joachim Nagel e quello della Banca d’Austria Robert Holzmann, hanno proposto di aumentare le riserve obbligatorie delle banche (che non sono remunerate dalle banche centrali). Ma in questo modo i bilanci degli istituti nazionali rischiano di condizionare decisioni che dovrebbero essere motivate soltanto dall’orientamento della politica monetaria.

Le prospettive

Quanto alle altre banche centrali, la Bce (il cui bilancio funziona in modo un po’ diverso) ha registrato una perdita lorda di 7,9 miliardi, la Banca d’Italia di 7,1 miliardi, la Banca di Francia di 12,4 miliardi e la Banca di Spagna di 6,6 miliardi. Nell’Eurozona sono stati utilizzati fondi rischi grazie ai quali l’utile netto è stato pari quasi sempre a zero (800 milioni per Bankitalia). Via Nazionale ha fatto sapere che il fondo rischi basterà anche per le perdite stimate nel 2024, mentre dal 2025 si tornerà all’utile se saranno confermate le attese di mercato.

La Bundesbank ha invece anticipato che le perdite saranno elevate anche l’anno prossimo e poi proseguiranno per alcuni anni. La banca centrale tedesca ha già quasi esaurito il fondo rischi, quindi in futuro sarà obbligata a registrare le perdite in una voce di bilancio da colmare con utili futuri. Di conseguenza la Buba non sarà in grado di versare dividendi allo Stato tedesco per molti anni. Per il momento non si parla di ricapitalizzazione statale, già realizzata invece fuori dall’Eurozona dalla Banca di Svezia. Le banche centrali comunque possono operare anche con capitale negativo, come sta già facendo la Reserve Bank of Australia. Le cedole agli Stati saranno magre ovunque ma vanno ricordati anche gli ingenti dividendi versati dalle banche centrali negli anni scorsi. (riproduzione riservata)



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