Dopo sette mesi l’opas di CF+ su Banca Sistema sbarca in borsa. L’offerta è partita il 26 gennaio e si concluderà venerdì 27 febbraio, salvo possibili proroghe. La prima giornata è terminata senza grandi sussulti, come spesso accade in questi casi, perché gli azionisti di solito decidono se aderire negli ultimi giorni, sperando in possibili rilanci. Si è trattato in ogni caso di una seduta favorevole per Banca Sistema, con il titolo che ha perso tono solo nel finale e ha chiuso a 1,69 euro (+0,35%).
Le azioni della challenger bank specializzata nel factoring restano così sotto il prezzo indicato da CF+, cioè 1,8 euro per azione composti da 1,382 euro in contanti e 0,418 euro tramite azioni Kruso Kapital, la controllata del credito su pegno di Banca Sistema. In totale fanno 144,8 milioni. Se insomma l’opas era partita a sconto dell’8,3%, in poco tempo si è trasformata in un’offerta a premio di circa il 5% perché dal 30 giugno, giorno dell’annuncio, la challenger bank guidata da Gianluca Garbi ha perso il 13,5% in borsa.
Il quadro comunque è migliorato da ottobre, quando le azioni scambiavano poco sopra 1,5 euro. E ora, in realtà, il titolo Banca Sistema si è quasi allineato al valore reale dell’offerta di CF+. Cosa vuol dire? Il 26 gennaio Kruso Kapital ha chiuso la seduta sull’Egm a 1,5 euro (-2,6%), meno cioè degli 1,96 euro di fine giugno.
Questo significa che la componente azionaria dell’opas ha perso valore, con conseguenti ripercussioni sul prezzo complessivo, che da 1,8 euro è sceso a poco più di 1,7 euro. Si tratta comunque di valutazioni non definitive perché il titolo della controllata di Banca Sistema potrebbe tornare a salire prima della fine di febbraio.
Anche per questo motivo il cda della challenger bank potrebbe aver giudicato le cifre in campo «congrue». Il ceo Garbi però non ha partecipato alla riunione perché sarebbe stato in conflitto d’interesse avendo già consegnato il suo quasi 24%. Un buon punto di partenza per l’istituto controllato dal fondo Elliott, che potrebbe accontentarsi di mettere le mani su un rotondo pacchetto di controllo. L’obiettivo del resto non è delistare Banca Sistema, ma una fusione inversa che la manterrebbe quotata.
Per questo motivo non è detto che un rilancio sia necessario, anche se alcuni azionisti lo auspicano. Dietro Garbi ci sono le Fondazioni Sicilia (7,4%), di Alessandria (7,4%) e di Cuneo (5%), più gli istituzionali che popolano il flottante (56%). E tra i soci non è passato inosservato il credito di 103 milioni incassato da Banca Sistema dal Comune di Catania dopo una lunga contesa giudiziale.
Non tutto transiterà a conto economico, dove finiranno solo 33,7 milioni di interessi di mora che, al netto delle imposte, arrotonderanno l’utile con un impatto positivo sul patrimonio stimato in 22 milioni. Un diverso quadro contabile, insomma, di cui alcuni azionisti chiedono di tener conto.
Ma l’istituto guidato da Iacopo De Francisco deve soppesare anche la situazione incerta in cui si trova Banca Sistema. Dopo l’ispezione della Vigilanza di fine 2024 la challenger bank non può più distribuire dividendi per rafforzare il capitale, divieto ancora valido, e ha dovuto riquantificare i crediti deteriorati scaduti da 79 milioni a 372 milioni.
Non c’è da stupirsi, allora, se CF+ confermerà il prezzo in attesa che il quadro diventi più chiaro. E per lo stesso motivo i soci di Banca Sistema potrebbero consegnare le loro azioni anche in assenza di rilanci. (riproduzione riservata)