I primi cinque istituti italiani tirano il freno sul salvataggio di Banca Progetto. Ad allarmare Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Banco Bpm e Bper c’è l’evoluzione delle diverse inchieste giudiziarie in corso sull’istituto milanese, che avrebbe concesso prestiti garantiti dallo Stato senza le dovute verifiche. Da qui il rischio di possibili confische.
Per questa ragione, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, le banche del pool avrebbero chiesto chiarimenti ai commissari Lodovico Mazzolin e Livia Casale (assistiti da Lazard), nominati da Bankitalia per mettere al sicuro la challenger bank commissariata a marzo del 2025. Una lettera formale sarebbe partita proprio nelle ultime ore e si attendono sviluppi nel fine settimana.
Il pool vuole conoscere i potenziali impatti delle indagini sul salvataggio, a cui devono già contribuire con un aumento di capitale da 750 milioni. Nelle scorse settimane il procuratore aggiunto di Milano Roberto Pellicano, in audizione in commissione Banche al Senato, aveva parlato di possibili confische per violazione del decreto legislativo 231 del 2001, facendo immaginare importi elevati.
Un’ipotesi ancora più concreta dopo che ieri la Guardia di Finanza di Brescia ha sequestrato 21 milioni a Banca Progetto. Si tratta di uno sviluppo dell’inchiesta partita nel novembre del 2024 e che ha portato all’arresto di Marco Savio, broker che lavorava per l’istituto milanese accusato di aver ottenuto tre finanziamenti irregolari.
Il timore delle banche, a questo punto, è che l’importo dei sequestri possa salire ulteriormente visto che i pm di Brescia hanno messo nel mirino altri 370 finanziamenti simili, per un totale di 411 milioni. Anche per questo motivo le banche hanno chiesto lumi sulle indagini, di cui i commissari sono a conoscenza da tempo, avvisati da Pellicano, mentre i cinque istituti ne hanno avuto contezza solo dall’audizione del pm.
Di qui l’irritazione del pool, che vuole sapere i reali costi del salvataggio per verificarne la compatibilità con lo schema ipotizzato finora. Per il momento non circolano dati ufficiali, anche perché bisognerà attendere le sentenze di condanna, ma qualcuno si spinge già a stimare un impatto aggiuntivo di circa 300 milioni. Se questi numeri troveranno conferma, i termini del salvataggio potrebbero essere rinegoziati con un ampliamento delle garanzie prestate dal Fitd.
Anche per questo motivo ci sarebbero interlocuzioni in corso tra commissari e Procura per mettere la parola fine alla vicenda magari - si ipotizza in ambienti vicini agli istituti coinvolti - con un patteggiamento che cristallizzi le richieste degli inquirenti. In attesa di novità l’incertezza resta alta nel pool e alcune fonti parlano di salvataggio a rischio. Anche se il costo di una liquidazione sarebbe ben più alto, visti i 9 miliardi di depositi in pancia a Banca Progetto. (riproduzione riservata)