L’opas di Banca Ifis su Illimity si deciderà entro la fine di giugno, ma l’integrazione tra le due banche specializzate quotate in Piazza Affari potrebbe richiedere tempi più lunghi.
L’offerta pubblica, una delle cinque oggi sul mercato e la seconda in corso oltre a quella di Unicredit su Banco Bpm, è partita lo scorso 19 maggio con una proposta mista in azioni e contanti: aderendo i soci di Illimity riceveranno 0,1 azioni proprie più un corrispettivo in denaro di 1,414 euro per azione. Nelle prime settimane le adesioni hanno superato l’11% del capitale e, oltre al sì di Banca Sella Holding, si specula su una luce verde anche da parte della Ion Group di Andrea Pignataro.
Alcuni investitori però hanno scelto di coalizzarsi attorno al fondatore Corrado Passera ritenendo «non soddisfacenti» i termini e le condizioni della proposta. Venerdì 30 è stata annunciata la nascita di un accordo di consultazione sul 27,2% di Illimity. All’iniziativa hanno aderito, oltre allo stesso Passera con lo 0,02% del capitale, insieme ad Alisei Forinvestments (0,99%), Amc Metis (veicolo che fa riferimento al fondo americano Atlas Merchant Capital con in mano il 6,3%), Buenafortuna Capital (0,99%); Fidim (veicolo della famiglia Rovati, al 7,66%), Tensile - Metis Holdings (7,25%) e Tetis (3,95%).
Per gli analisti l’obiettivo è chiaro, ma l’esito rimane incerto: «pensiamo che l'obiettivo del patto (che ricordiamo non essere vincolante) sia quello di mantenere una quota rilevante in illimity in modo da valutare l'offerta ed eventualmente provare a negoziare un rilancio, che a nostro avviso, ribadiamo, non ci sarà», spiega un report di Intermonte.
Se il mercato insomma non crede a un rilancio, esiste però la possibilità che il patto regga limitando la portata delle adesioni all’opas. Ecco perché in ambienti finanziari comincia a circolare l’ipotesi di un piano B per Banca Ifis. Se l’offerta si fermasse sotto il 67%, l’istituto veneziano potrebbe considerare uno stop tecnico per il progetto di integrazione.
Nel frattempo, con Illimity ancora quotata a Piazza Affari, si potrà fare la due diligence richiesta dalla Bce in sede autorizzativa. Francoforte ha chiesto infatti un esame accurato che, a seconda della consistenza effettiva del patrimonio netto della target, determini il badwill derivante dall'operazione e venga trasmesso «senza ritardo» a Banca d'Italia. Solo a valle di questa iniziativa e degli eventuali correttivi concordati con la Vigilanza, potrebbe partire la seconda fase dell’integrazione.
Banca Ifis, si specula, potrebbe comprare sul mercato pacchetti di azioni Illimity portandosi così alla soglia azionaria sufficiente per procedere alla fusione. Tempi più lunghi insomma ma tali da non modificare la roadmap complessiva del progetto. Il management dell’offerente del resto, a partire dal ceo Frederik Geertman, resta convinto della bontà del progetto.
Si ritiene che i modelli di business delle due banche abbiano una forte complementarietà. Banca Ifis è ben posizionata nel factoring, nel leasing & rental e nei crediti alle farmacie e può contare su una rete fisica di 28 filiali e su un network di agenti. Illimity per parte sua ha sviluppato una robusta struttura di corporate & investment banking e di turnaround & special situations. Anche nel business degli npl ci sono complementarietà: Illimity (che pure ha alleggerito molto la propria presenza nel settore) è specializzata nei crediti garantiti verso aziende mentre Banca Ifis è storicamente focalizzata sul segmento chirografario. (riproduzione riservata)