L’impatto dei prezzi del petrolio oltre 100 dollari al barile sull’inflazione americana non è così marcato come quello sui prezzi europei e il mercato obbligazionario Usa lo riflette. Il Fed fund rate, il tasso di riferimento della banca centrale a stelle e strisce, rimane sopra al tasso neutrale. In un’ottica di breve, il team di Ersel nell’outlook di maggio ritiene che sul decennale americano il trading range 4-4,30% possa ancora tenere, grazie al doppio mandato della Fed (piena occupazione e stabilità dei prezzi).
Invece, il tasso tedesco è più vulnerabile per via dell’inflazione e della maggior spesa militare. Il Bund si è ancora mosso in controtendenza rispetto alle sorprese macro dal tono negativo, evidenziando una dislocazione al momento giustificata dal prezzo del petrolio. Il tasso di deposito al 2% è neutrale e la Bce è piuttosto libera di agire. In ottica più strategica, quando lo shock energetico si stabilizzerà, il bund dovrebbe avere più spazio di movimento al ribasso del tasso.
A metà aprile gli spread sul credito ad alto beta risultano quasi invariati da inizio anno, soprattutto per la carta Usa e per i Coco bond (contingent convertible bond). Gli spread hanno allargato solo moderatamente a marzo, nota il team di Ersel, di 50 punti base circa per l’high yield e i Coco bond al picco, a dimostrazione di una bassa preoccupazione di un impatto duraturo sulla crescita della Guerra in Iran.
Negli Stati Uniti dove avevano iniziato ad allargare a fine gennaio a causa del rischio AI sui settori tecnologici, gli spread sono oggi addirittura più stretti di fine febbraio. In Europa, dove l’effetto AI era stato minore, è stato invece maggiore l’impatto della guerra in Iran, vista la maggior dipendenza europea dalle importazioni di oil&gas, ma in ogni caso contenuto.
Detto questo, avverte il team di Ersel, le revisioni in negativo sulla crescita e in positivo sull’inflazione saranno maggiori al perdurare dei prezzi correnti del petrolio. Mentre lo scenario macro è alle prese con una price discovery basata sul flusso di notizie dal Golfo, dal punto di vista micro degli utili societari si registrano significativi progressi su tutte le aree, tanto che per il 2026 sono uniformemente attese crescite degli utili a doppia cifra con un momentum che continua a essere positivo.
«Per i mercati obbligazionari la nostra idea è che l’impatto dello shock energetico, per quanto incerto, sia prezzato troppo poco sulla crescita, che potrebbe essere impattata non solo direttamente dai costi energetici ma anche indirettamente a causa dei rialzi attualmente prezzati, che avrebbero un ulteriore impatto di rallentamento», avverte Ersel. Da qui un giudizio positivo sulla duration governativa dell’Eurozona. Tradotto, puntare sulle scadenze lunghe. Prudenza sul credito, ma con un atteggiamento non rinunciatario, con preferenza per investment grade e subordinati preferiti agli high yield.»
Invece, per quanto riguarda i posizionamenti settoriali nei mercati azionari Ersel ha preso profitti, almeno parzialmentre, sul comparto petrolifero fino a una sostanziale neutralità. Il settore, spiega, continua a fornire un buon hedge per il rischio geopolitico, ma il profilo rischio-rendimento è progressivamente peggiorato con il calare del free cash flow yield relativo. I finanziari globali e soprattutto le banche americane hanno retto bene la fase più pericolosa del conflitto. Sono state, quindi, progressivamente aumentate le esposizioni a questo settore, portando le banche Usa a un peso neutrale e quelle europee in leggero sovrappeso. (riproduzione riservata)