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Azioni, la carica delle ipo: 8 quotazioni in 9 giorni. Così Piazza Affari sconfigge la concorrenza del private equity

di Elena Dal Maso e Stefania Peveraro
04 agosto 2023, 19:00 Ultimo aggiornamento: 20:07

Da inizio anno si sono quotate 27 società contro 14 delisting e ad agosto sono previste addirittura 8 ipo in 9 giorni. Sullo sfondo resta la concorrenza del private equity, ma a settembre arriva il ddl Capitali a sostegno della borsa. Ecco chi entra e chi esce da Piazza Affari

Azioni, la carica delle ipo: 8 quotazioni in 9 giorni. Così Piazza Affari sconfigge la concorrenza del private equity

In una fase storica di calo delle quotazioni e di abbandono dei listini mondiali, Piazza Affari regala una bella sorpresa. Da inizio 2023 ai primi giorni di agosto sono state ben 27 le società che si sono quotate contro i 14 delisting portati a termine. E, caso quasi unico, la capitalizzazione aggregata dei titoli al debutto, per 4,63 miliardi di euro, è risultata essere superiore a quella in uscita, 3,82 miliardi. Merito senza dubbio del ritorno di Lottomatica in borsa.

Un altro dato interessante è quello legato all’exploit delle quotazioni estive sul segmento Egm dedicato alle piccole e medie imprese: ben 8 nuovi titoli nei primi 9 giorni di agosto (Vne, Sicily by Car, iVision Tech, Arras Group, Execus, Porto Aviation Group), di cui due al debutto atteso mercoledì 9 (E-Globe e La Sia).

Azioni, la carica delle ipo: 8 quotazioni in 9 giorni. Così Piazza Affari sconfigge la concorrenza del private equity

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Borse in crisi per tre ragioni

Come ricorda Duncan Lamont, Head of Strategic Research di Schroders, il moto di abbandono dei listini è un fatto che si sta registrando a livello mondiale. Nel 1996 erano oltre 2.700 le società quotate sul mercato principale della Borsa di Londra. Alla fine del 2022 questo numero è sceso a 1.100: una riduzione del 60%. Le cifre appaiono ancora peggiori se consideriamo un arco temporale più lungo. Dagli anni '60 il numero di società quotate in borsa nel Regno Unito è diminuito di quasi il 75%.

Azioni, la carica delle ipo: 8 quotazioni in 9 giorni. Così Piazza Affari sconfigge la concorrenza del private equityAzioni, la carica delle ipo: 8 quotazioni in 9 giorni. Così Piazza Affari sconfigge la concorrenza del private equity

«I singoli Paesi tendono a rimproverarsi per le proprie mancanze su questo fronte, ma la realtà è che si tratta di un trend globale», ragiona Lamont. La crisi europea è iniziata «più tardi, ma la Germania ha perso più del 40% delle sue società pubbliche dal 2007. Anche gli Stati Uniti, spesso ammirati da lontano, hanno registrato un calo del 40% dal 1996. E questo anche se si tiene conto del boom delle offerte pubbliche iniziali negli Stati Uniti nel 2021».

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Gli scambi su Borsa Italiana, per esempio, erano pari a 870 miliardi di euro nel 2000, saliti a 1.500 miliardi nel 2007 quando i mercati vennero scossi dalla crisi mondiale dei mutui subprime, per poi scendere in picchiata a 600 miliardi nel 2020 e 2021, 250 miliardi nei primi mesi del 2023. Certo, è una borsa diversa quella che oggi si presenta agli investitori, lontana anni luce dai quasi 48.000 punti di 23 anni fa, alla vigilia dello scoppio della bolla delle dot.com.

Tre le ragioni che cita Lamont della crisi mondiale dei listini: in primo luogo sono aumentati i costi e le difficoltà di essere una public company. Per citare un esempio, spiega l’esperto, «una recente ricerca ha rilevato che la lunghezza della relazione annuale di una società britannica è aumentata del 46% negli ultimi cinque anni. Per le società del Ftse 100 la lunghezza è ora di 147.000 parole e 237 pagine».

Tra gli altri aspetti che giocano a sfavore dei mercati pubblici vi sono poi «la perdita di controllo, la trasparenza indesiderata, la percezione del breve termine». E, terza e ultima ragione, «è che è diventata più disponibile un'altra fonte di finanziamento, che non presenta molti di questi svantaggi percepiti: il private equity».

Ddl Capitali a settembre

Ragioni che di fatto toccano anche Borsa Italiana, parte del gruppo Euronext. Anche se Piazza Affari cerca di difendersi al meglio su questo fronte, come spiega a Milano Finanza Barbara Lunghi, Primary Market Manager, la professionista che ha fatto nascere e crescere il segmento Egm delle pmi a Piazza Affari.

«Arrivano tante società di diverse dimensioni, quelle più piccole che non hanno un private equity o un investitore finanziario alle spalle e approcciano il mercato dei capitali come primo socio finanziario. E le società come Eurogroup, IDB, Lottomatica, operazioni più grandi, incubate dal mondo dei fondi e degli investitori finanziari».

Spesso arrivare in borsa è la «decisione degli imprenditori di non voler vendere e tenere la società all'interno del patrimonio familiare, scegliendo quindi la borsa come partner finanziario di minoranza».

Il buon andamento dei primi sette e in parte otto mesi del 2023 si affianca ora ad un «outlook per ora abbastanza positivo in termini di pipeline di nuove quotazioni, chiaramente è importante capire quale sarà il sentiment dei mercati europei», aggiunge Lunghi che cita anche «i tanti passaggi di società negli ultimi mesi dal segmento Egm al mercato principale».

A Roma, intanto, sta prendendo forma il ddl Capitali, un progetto nato all’interno del governo per incentivare proprio la quotazione delle società a Piazza Affari. Presentati gli emendamenti, a settembre parte il voto, come spiega Giulio Centemero, Lega, membro della commissione Bilancio del Senato.

«Il ddl Capitali contiene tante misure utili di miglioramento delle procedure di quotazione e di attrazione di risorse ma dobbiamo fare di più per migliorare la liquidità di Piazza Affari», ragiona Centemero. Alcune misure che «potrebbero essere utili sono l’abolizione dell’unicità dei Pir, i Piani di investimento individuale, un incentivo per casse e fondi pensione a investire sull’economia reale domestica, oltre alla creazione, sotto l’egida di Cdp, di un fondo di fondi dedicato alle pmi per far sorgere tanti investitori domestici specializzati. Aggiungerei anche la moltiplicazione di operazioni come quella conclusa di recente dal fondo Cresci al Sud di Invitalia che ha finanziato la fase di pre ipo», conclude Centemero.

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Raffica di opa

Nel frattempo, i fondi di private equity continuano a far concorrenza alla borsa. Il 28 luglio si sono chiusi i periodi di adesione per l’offerta su Reevo e su Cover50. La prima è un cloud provider che offre servizi di cybersecurtity e hybrid cloud, quotato su Egm. L’offerta è stata promossa da promossa da White Bridge Investments III d’accordo con gli azionisti di riferimento, AGI srl e Salvix srl, società rispettivamente di Antonio e Salvatore Giannetto, che possedevano il 29,08% ciascuno del capitale della società e che già lo scorso maggio si erano impegnati ad aderire all’offerta e a reinvestire a monte della catena di controllo. Quanto a Cover50, anch’essa quotata su Egm, è la società proprietaria del marchidi abbigliamento PT Torino e PT Torino Denim, considerata tra i leader di mercato internazionale del pantalone e del denim nel segmento alto di gamma. L’offerta è stata promossa dal fondo Made in Italy di Quadrivio&Pambianco con il reinvestimento per una minoranza in cima alla catena di controllo da parte degli imprenditori Pierangelo (66%) ed Edoardo Fassino. Il 31 luglio si è concluso invece il periodo di adesione per l’offerta su Labomar, società nutraceutica quotata su Egm, controllata dall’imprenditore Walter Bertin, che per portare via da Piazza Affari la società e iniziare un nuovo percorso di sviluppo si è alleato con il private equity britannico Charterhouse.

E’ partito invece proprio il 28 luglio il periodo di adesione all’opa su Sebino, azienda che progetta, sviluppa e installa sistemi antincendio e di security che si concluderà il prossimo 1° settembre. Anche in questo caso c’è dietro il private equity. Il veicolo che ha lanciato l’opa, Sebino Holding, fa indirettamente capo a Seta Holding, piattaforma di investimento lussemburghese di cui è advisor esclusivo per l’Italia J Hirsch.

Mentre nei prossimi mesi, probabilmente al ritorno dalle ferie, si attende il lancio di due ulteriori offerte annunciate una a fine maggio e l’altra a fine giugno. La prima è quella su Digital360, specializzata nell’offerta B2B di contenuti editoriali, servizi di comunicazione e marketing, lead generation, eventi e webinar nell’ambito della trasformazione digitale. Proprio nei giorni scorsi è scattato l’obbligo di opa per il veicolo costituito indirettamente da Three Hills Capital Partners, al quale da un lato sono state apportate azioni da Andrea Rangone, Mariano Corso, Alessandro Perego, Gabriele Faggioli e Raffaello Balocco e da alcuni altri azionisti per circa il 65,4% del capitale del veicolo stesso di cui sono diventati a loro volta soci, e che dall’altro ha acquisito azioni per un altro 13,6%, arrivando così a possedere già il 79% del capitale.

L’altra opa in arrivo è quella su Kolinpharma spa, pmi innovativa specializzata in ricerca e sviluppo di prodotti nutraceutici, quotata sempre su Euronext Growth Milan. Anche in questo caso l’offerta è promossa da un fondo di private equity: Igea Holding, società controllata indirettamente dal fondo Finance For Food One, gestito da Hyle Capital Partners sgr, lancerà l’offerta con obiettivo delisting del titolo, in accordo con la presidente Rita Paola Petrelli, che reinvestirà nella holding.

Sono queste le ultime evoluzioni di una lunga serie. Soltanto nei primi mesi dell’anno si erano infatti già chiuse altre sei opa concluse sui vari listini che hanno visto tra i promotori dei fondi di private equity.

Private markets per privati

E mentre i private equity sono impegnati a togliere le aziende dal listino, cercano di incanalare il risparmio dei privati direttamente sui loro fondi, senza appunto passare dalle borse. Il tema dei delisting e dell’ampliamento dell’offerta dei private market agli investitori privati è infatti un trend ormai globale. E in Italia sta subendo un’accelerazione dopo un tris di accordi in tema di distribuzione tra private bank italiane e colossi internazionali del mercato degli alternativi: Blackstone con Unicredit Private Banking per il suo ultimo fondo di credito europeo; Apollo con Mediobanca Private Banklng per una strategia diversificata in private equity, private credit, real estate e infrastrutture; e Banca Generali con Carlyle per un nuovo comparto dedicato al credito della sua Sicav BG Alternative, oltre che con Lion River per un comparto dedicato al private equity globale e con Generali Real Estate per un comparto dedicato all’immobiliare.

Ma il tema della democraticizzazione dei private markets in Italia è ben sentito indipendentemente dalla mossa degli attori internazionali. Pioniere è senza dubbio il gruppo Azimut, che ha preso nel 2019 la decisione di arrivare in 5 anni a investire in private markets almeno 10 miliardi di euro cioè il 15% dei propri asset in gestione e che a oggi è poco lontano da questo obiettivo con 7,1 miliardi a fine giugno par al 12,3% del totale.

Ipo non per retail

Come si diceva, non c’è stato un uguale flusso di ritorno sul fronte delle quotazioni di aziende partecipate da investitori di private equity o venture capital. E soprattutto hanno avuto sempre degli anchor investor che hanno dato una mano importante al collocamento.

Su Euronext Milan ricordiamo per esempio l’ipo di Italian Design Brands (Idb), il polo italiano dell’arredo e del design di alta qualità, nato dall’aggregazione di vari brand, promossa da un club deal di investitori privati organizzato da Private equity Parnters spa. L’operazione è stata molto particolare, anche perché contestualmente è stato riorganizzato il capitale a monte della catena di controllo con Tamburi Investment Parnters che ha acquisito il controllo della holding, diventando quindi l’azionista di riferimento.

Tra le altre ipo dell’anno ci sono state poi quelle del gruppo di giochi e scommesse Lottomatica e di Eurogroup, fornitore globale di statori e rotori destinati ai motori elettrici, entrambe con alle spalle operatori di private equity: il primo il colosso Apollo Global Management e il secondo il gruppo di asset management francese Tikeau capital.

Su Egm ricordiamo invece che lo scorso 3 agosto è sbarcata la società di noleggio auto Sicily by Car dopo la business combination con la Spac Industrial Stars of Italy, che per definizione aveva raccolto in precedenza le risorse presso investitori istituzionali e professionali con l’obiettivo di indentificare una società target da acquisire e portare appunto in borsa.

Ma anche un’altra ipo recente, quella di Ecomembrane, società cremonese attiva nella progettazione e realizzazione di sistemi di stoccaggio e di contenimento dei gas per la produzione di energia verde, che ha avuto tra i suoi principali investitori un fondo di private equity, sebbene strutturato come Eltif e quindi destinato a investitori privati. SI tratta di Eltiplus gestito da Credem Private Equity sgr. Peraltro ad accompagnare la società nel processo di quotazione è stato un advisor d’eccezione, cioé Private Equity Partners spa, la holding di investimento di Fabio Sattin e Giovanni Campolo, fondatori di Private Equity Partners sgr, e nomi storici del private equity italiano, che in questo caso non hanno investito ma appunto agito solo come consulenti.

Anchor investor provenienti dal mondo del private equity ci sono stati anche nel caso delle ipo di Gentili Mosconi e di TMP Group. Il primo, gruppo comasco di design, trasformazione, stampa e personalizzazione di tessuti grezzi a servizio della maggior parte dei player internazionali del lusso, è stato infatti suppoertato da Palladio Finanziaria, oltre che dal wealth manager con sede in Liechtenstein, Mahrberg. Mentre TMP Group, tech-media company italiana specializzata nella progettazione e sviluppo di strategie di comunicazione, advertising e digital marketing, eventi ibridi e contenuti, caratterizzati da un alto profilo tecnologico, ha potuto contare sul suppoto del cornerstone investor Smart Capital, holding di investimento che riunisce una trentina di famiglie imprenditoriali e che lavora in logica di club deal.

Le pre-booking companies

A fine 2022 era stata invece la volta di Magis, società leader nella produzione di nastri adesivi personalizzati e sistemi di chiusura per pannolini monouso e prodotti per l’incontinenza adulta, che è sbarcata su Egm grazie a un’operazione di pre-book promossa da Electa Ventures, fondata da Simone Strocchi, che ha strutturato il veicolo Ipoc 6 e ha visto come cornerstone investor da un lato Ipo Club, fondo chiuso del gruppo Azimut dedicato a investimenti in pre-ipo, lanciato nel 2017 per iniziativa condivisa da Azimut Libera Impresa sgr con la stessa Electa; e dall’altro Kais Renaissance, fondo Eltif gestito Kairos Partners sgr. (riproduzione riservata)



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