Nonostante le tensioni geopolitiche che incidono sui prezzi dell'energia in Europa, Hywel Franklin, Head of European Equities di Mirabaud Asset Management, continua a intravedere opportunità significative nel mercato azionario europeo. Lo scetticismo che ancora permea le valutazioni crea un terreno fertile affinché le aziende possano sorprendere positivamente sia in termini di resilienza sia di capacità di generare una crescita e un'espansione sostenibili.
Le opportunità coprono vari settori, dai titoli in forte crescita a quelli che presentano ribassi più consistenti. In molti casi, queste società operano nel settore finanziario e in quello della difesa, osserva Franklin. Nel primo si registra uno slancio in aumento verso l’armonizzazione normativa che può migliorare in modo significativo la competitività. In più si assiste a un’accelerazione del consolidamento sia a livello nazionale, come in Italia, sia transfrontaliero (l’acquisizione dell’irlandese Permanent Tsb da parte di Bawag).
«Prevediamo che questo tema del consolidamento persista, sostenuto dal dialogo continuo su iniziative quali un quadro europeo di garanzia dei depositi e un più ampio allineamento normativo», afferma l’esperto per il quale le banche meglio posizionate sono Credem, che ha sempre privilegiato la crescita organica e registrato ottimi risultati nel tempo, e SpareBank Norge, istituto norvegese impegnato nel consolidamento di un competitor che sblocca sinergie significative, soprattutto sul fronte del capitale.
Ma «siamo ottimisti anche su Revo Insurance, società molto innovativa che sembra destinata a diventare oggetto di operazioni di consolidamento. Infatti, Vittoria Assicurazioni ha annunciato l’intenzione di aumentare la propria quota dal 7% al 20%». Un’altra è Swissquote che continua a perseguire una strategia di crescita prevalentemente organica.
Passando, invece, alla difesa, Franklin ritiene che si tratti di un settore in cui occorre essere molto selettivi perché una cosa è l’andamento della spesa complessiva, un’altra è quello dei singoli titoli, con le aspettative molto elevate, ma bisogna vedere se queste società saranno in grado di soddisfare le aspettative degli investitori. Non è del tutto chiaro quando i ricavi si concretizzeranno; pertanto, avverte l’esperto, «riteniamo che nel settore della difesa sussista un certo grado di rischio».
Un altro fattore da considerare è che, per molte aziende del settore, il governo rappresenta il principale cliente. Ciò implica una base clienti piuttosto concentrata, sebbene solida. In generale, per le aziende private avere un numero limitato di clienti, anche se molto affidabili, non è positivo per i margini. In questo contesto, «prendiamo in esame Kitron, azienda manifatturiera norvegese che ha una significativa esposizione al settore. A differenza di altre specializzate, ha una valutazione molto più bassa e prevediamo che continui a crescere. Nel complesso, comunque, le prospettive per il settore della difesa», conclude Franklin, «sono meno favorevoli rispetto a quelle del settore finanziario dove individuiamo opportunità più interessanti». (riproduzione riservata)