
I mercati azionari globali hanno concluso anche il mese di marzo in territorio positivo (+3% e da inizio anno +7,8%) grazie ai segnali accomodanti provenienti dalle banche centrali, alla presenza di liquidità sul mercato, all’aumento significativo delle probabilità di uno scenario goldilocks caratterizzato da una crescita più robusta del previsto (con probabilità implicite di recessione ai minimi) e in parte al boom dell’intelligenza artificiale.
Tuttavia, secondo Luigi de Bellis, Co-Head of Research Team di Equita Sim, il mercato continua a prezzare con eccessiva compiacenza uno scenario in cui il rialzo sincronizzato di circa 500 punti base dei tassi da parte delle banche centrali per contenere l’inflazione non comporterà danni macroeconomici evidenti o aspettative di una crescita strutturalmente più alta degli utili, come indicato dalla compressione del premio per il rischio e degli spread sul credito. «Il mercato azionario è, quindi, vulnerabile nei prossimi mesi qualora la crescita economica dovesse deludere o in presenza di un’inflazione più resiliente, mentre crediamo meno a uno scenario in cui la Fed mantiene i tassi più alti per un periodo più prolungato a causa dell’aumento continuo del debito pubblico Usa», precisa de Bellis.
Analizzando le valutazioni, de Bellis osserva che il multiplo prezzo/utile forward 12 mesi dell’indice S&P500 si attesta a 21 volte (o 20 volte ex-tech) rispetto a una media storica degli ultimi 10 anni di 18 volte, con una crescita attesa degli utili del +9% nel 2024 e del +12% nel 2025. L’azionario europeo (Stoxx 600), invece, tratta a 13,5 volte il p/e (rispetto a una media storica di 14,6 volte) e a oltre il 35% di sconto rispetto agli Usa (20% di sconto medio storico), ma con una crescita degli utili pari solo a +1% nel 2024 e +8% nel 2025. Il mercato azionario italiano tratta a 9,5 volte il p/e 2024 e 10,8 volte le mid-small cap, anche qui in assenza di crescita degli utili.
Nell’ultimo mese, indica ancora l’esperto di Equita, le mid-small cap italiane hanno provato a tenere il passo dell’indice principale (indice Ftse Mid +5,7%, Star +4,3% contro Ftse Mib +6,7%), nonostante i continui deflussi dai Pir (a febbraio -106 milioni dopo i -163 milioni di gennaio e i -2,75 miliardi del 2023) e una minor presenza di titoli finanziari nell’indice. Quindi «le valutazioni del mercato Usa sembrano alte, mentre quelle europee e italiane decisamente meno estreme e attraenti soprattutto per le mid-small cap italiane», afferma de Bellis, confermando la sua visione neutrale sui mercati azionari «perché vediamo ancora il rischio che nei prossimi mesi le politiche monetarie restrittive continuino a incidere sulla crescita economica. Inoltre, la performance del mercato è stata buona e il posizionamento degli investitori è tutt’altro che difensivo».

In effetti, come sottolineano anche dagli analisti di AlphaValue, l'Europa non è così costosa a 14 volte il multiplo prezzo/utile (p/e). Il punto importante è che questo p/e è calcolato sui risultati attesi degli utili su 18 mesi, in modo da catturare la crescita degli utili del 2024 e del 2025 (+5% e +8%, rispettivamente). Se questi numeri si mantengono, sarebbe il quinto anno di espansione degli utili dall'epoca del Covid, di per sé piuttosto sorprendente, e sarebbe un cambiamento di paradigma per la redditività europea. Poi ci sono 11 settori che scambiano sopra 20 volte il p/e e 4 che scambiano sopra 25 volte: beni di consumo durevoli/lusso a 25 volte (Hermes a 55 volte), semiconduttori a 25 volte (Asml a 46 volte), salute a 26 volte (EssilorLuxottica a 28 volte; Healthineers a 38 volte) e software a 38 volte (Sap a 42 volte).

I 7 settori che scambiano sopra le 20 volte e al di sotto delle 25 volte sono anche trainati da una singola azione: si pensi alla chimica guidata da Linde o al commercio guidato da Inditex. Il settore successivo è quello farmaceutico, non proprio a 20 volte ma interamente dipendente da Novo Nordisk: ha in mano il bastone quando si tratta di capitalizzazione di mercato (530 miliardi di euro). Gli altri 19 settori sono piuttosto meno fortunati per due motivi: troppo piccoli per importare (il settore della carta e dell'imballaggio); non guidati da una mega star (il settore auto). Senza una cheerleader tali settori non hanno possibilità di comparire più in alto nella scala di valutazione individuata da Alphavalue.

Il grafico dei p/e è diviso in tre blocchi: i p/e oltre le 20 volte: il blocco da 13 a 17,5 volte e il blocco inferiore a 13 volte. Il primo blocco è chiaramente troppo costoso. Il terzo è dove saranno pagati consistenti dividendi ma i p/e non hanno motivo di gonfiarsi. Quindi per gli esperti di AlphaValue il punto interrogativo riguarda i settori in mezzo. Gli investitori dovrebbero guardare a Stora, Vinci, Flutter, Informa, Logitech, Aryzta, Wise, Sopra, Crh e Segro per citare solo alcuni nomi di questi settori.
Nel portafoglio raccomandato Equita mantiene un peso dell’investito molto vicino al benchmark: 91,3% contro un peso neutro del 90% e dal 90,8% del mese precedente. A livello settoriale «rimaniamo complessivamente sovrappeso sui finanziari, siamo leggermente sottopeso sulle utilities a causa del peggioramento dello scenario sui prezzi energetici. Siamo tatticamente prudenti sul lusso nel breve, sovrappeso nel settore healthcare e manteniamo un posizionamento difensivo nel settore energy, una posizione neutrale sulla tecnologia, un posizionamento selettivo nel settore industriale e l’esposizione nel settore delle infrastrutture», aggiunge de Bellis che nel portafoglio principale ha alzato il peso di Tim (buy e target price a 0,35 euro) di 50 punti base nella convinzione che i prossimi mesi possano portare visibilità sulla governance e sul closing di Netco, due importanti catalyst per il recupero del titolo. Viceversa, ha ridotto il peso di 50 punti base di Unicredit (buy e target price a 34,50 euro). «Dopo la forte performance del titolo, prendiamo parzialmente profitto riducendo di -50bps il peso di Unicredit nel portafoglio raccomandato. Il titolo rimane nella selezione best pick anche perché offre un total yield di oltre l’11%», precisa l’esperto. Invece, «inseriamo il gruppo MutuiOnline nel portafoglio best pick, considerando uno scenario in continuo miglioramento per i business del gruppo e il graduale deleverage atteso nei prossimi trimestri. (riproduzione riservata)