I tassi, prima, i dazi, poi, hanno creato non poche emicranie a imprenditori e amministratori delegati delle società industriali di Piazza Affari. E qualche effetto emerge dai bilanci del primo semestre 2025, dove ad una sostanziale tenuta di ricavi (307 miliardi di euro) ed ebitda (47 miliardi, -2%), corrispondono profitti scesi in doppia cifra (-40%) a 13,4 miliardi con una posizione finanziaria netta in aumento a 183,8 miliardi, dai precedenti 163,5 miliardi (il tabellone in fondo a questo articolo). A incidere sui conti, anche il cambio euro-dollaro, con il rally della valuta comune (12,4%) che spesso ha remato contro i bilanci.
Eppure nei commenti degli analisti post conti emerge sempre più la domanda: e se il fondo fosse stato toccato? La Banca centrale europea continua a tagliare il costo del denaro, mentre sul fronte delle tensioni commerciali l’Ue ha trovato un accordo per tariffe del 15% con gli Usa. A livello politico la mediazione non è piaciuta molto, ma i mercati e gli analisti pare vedano diversamente la situazione, tanto che il Ftse Mib è salito del 12,3% da inizio anno, tornando ai massimi dal 2007 (complice il rally delle banche).
Una buona notizia arriva poi dal Giappone, dove l’8 agosto il governo ha annunciato un accordo con gli Usa per tagliare i dazi sulle auto, fino ad ora al 27,5%. Un’intesa che potrebbe allargarsi anche all’Ue. D’altro canto, dopo mesi di tira e molla con l’amministrazione Trump, i mercati restano di fondo con i nervi scoperti. E non ammettono di leggere bilanci poco entusiasmanti, meno ancora con risultati sotto le stime oppure con un taglio delle previsioni per il secondo semestre. E così puniscono in maniera severa i titoli meno brillanti, oppure non premiano chi ha i conti in ordine. Ecco 10 casi di gruppi industriali che soffrono in borsa ma con un potenziale di rialzo fino al 50%.
Il 30 luglio Amplifon ha perso oltre il 25% dopo i conti e il taglio della guidance. Il distributore di apparecchi acustici ha mantenuto i ricavi stabili nel semestre, ma ha dovuto fare i conti con una flessione della redditività. La società ha deciso di rivedere al ribasso le previsioni, facendo scattare una reazione pesante del mercato. Quello che teme la borsa, forse, è la concorrenza del colosso EssilorLuxottica, anche se gli occhiali con correzione dell’udito sono agli inizi e non pare che rappresentino oggi un dispositivo equivalente agli apparecchi acustici fatti su misura.
Il titolo ha toccato il minimo di 14,7 euro dopo i conti, rimbalzando a 15,3 euro (-38% da inizio anno). Un valore che si confronta con i massimi di quasi 40 euro del 2021. Andando a guardare l’utile per azione, la variazione dell’eps di Amplifon da inizio anno è in calo (-19%), ma si confronta con un -37% del mercato. E se si guarda al 2026, le attese di crescita degli analisti (consenso Bloomberg) sono del un +26%. Altro dato interessante è quanto il titolo è distante dal prezzo obiettivo degli analisti. Per Banca Akros il target price è di 22,5 euro, con un potenziale rialzo del 47%. Il consenso Bloomberg, invece, ha come prezzo obiettivo 20,33 euro.
Piazza Affari ha visto di recente un altro crollo eccellente, quello di Ferrari. Il titolo ha perso a fine luglio quasi il 12% a 385,3 euro dopo un primo semestre con un utile di 837 milioni (+9%) e ricavi per 3,58 miliardi (+9%). L'utile operativo è salito del 15% con un margine sui ricavi del 30,6%. Perché una tale batosta? Gli analisti si aspettavano un miglioramento della guidance. Il titolo scambia attorno a 386 euro, in calo del 5,6% da inizio anno. Sotto il profilo dell’utile per azione, l’eps è salito del 12% da inizio anno, mentre l’andamento in borsa si è contratto e per il 2026 le attese sono di un valore in aumento del 15,5%. Banca Akros ha un prezzo obiettivo di 440 euro, il consenso Bloomberg di 500 euro, con un potenziale rialzo del 30% circa.
Gianmarco Bonacina, head of equity research di Banca Akros, individua altri tre titoli: «Fra le mid-large cap non finanziarie che hanno registrato performance negative dall'inizio della stagione dei conti del secondo trimestre rimaniamo positivi in particolare su Diasorin, Saipem e Brunello Cucinelli». Diasorin ha chiuso il primo semestre con ricavi per 619 milioni (+5%) e un utile netto adjusted di 125 milioni, in crescita del 4%. Il gruppo ha confermato la guidance. Il titolo, che scambia a 83 euro circa, ha perso il 16% da inizio anno, sotto pressione assieme a tutto il settore farmaceutico, su cui il presidente Trump minaccia dazi in tripla cifra che per ora non si sono concretizzati. Banca Akros ha un rating buy su Diasorin e un prezzo obiettivo di 122 euro, ovvero con un potenziale rialzo del 47% dai valori attuali. Il prezzo obiettivo del consenso Bloomberg è invece di 108 euro.
Quanto a Saipem, che opera nel settore petroliero e delle infrastrutture, dopo un aumento di capitale da 2 miliardi nel 2022 e la corsa del titolo a 3,6 euro, si è assistito ad un collasso a 0,7 euro e al cambio di ad, con la nomina di Alessandro Puliti. Il gruppo è tornato a 2,7 euro a gennaio, poi sceso a 2,28 euro e da inizio anno perde il 15% nonostante i conti. Nel semestre l'utile è salito a 140 milioni (+19%). Anche i ricavi sono in crescita, a 7,2 miliardi (+12,4%). Ma il mercato ha guardato forse più al prezzo del petrolio debole e ha venduto il titolo, su cui Banca Akros ha un target price di 3 euro (3,10 euro il consenso Bloomberg, upside del 36%).
Nel semestre Brunello Cucinelli ha registrato ricavi in aumento del 10,2%, raggiungendo i 684 milioni e ha confermato la guidance. Tutto il settore del lusso ha perso terreno quest'anno per la frenata dei consumi in Cina, i dazi e il super euro. Il gruppo umbro viaggia a 96,8 euro, cedendo l'8% da inizio anno dopo aver toccato il massimo di 125 euro a febbraio. Banca Akros ha un prezzo obiettivo di 125 euro (potenziale di rialzo del 30%), il consenso Bloomberg di 112 euro.
Gabriel Debach, market analyst di eToro, individua altri due titoli interessanti, Recordati e Nexi. Il gruppo farmaceutico specializzato nel trattamento delle malattie rare scambia con un rapporto prezzo/utile (forward) di 15,4 volte, «collocandosi al livello più basso degli ultimi dieci anni», nota Debach, anche se nel primo semestre Recordati ha messo a segno ricavi in crescita dell'11,7% a 1,32 miliardi, con un utile netto adjusted in aumento dell'8,9% a 327,8 milioni» e la conferma degli obiettivi. Recordati scambia a 59 euro (-3% da inizio anno), il consenso lo vede a 59 euro, ai livelli di febbraio. JP Morgan ha un target price di 65 euro (+13,5% dai valori attuali).
Il gruppo dei servizi di pagamento digitali ha multipli estremamente compressi, riprende Debach (p/e - forward - di 7,2 volte), «il mercato sconta la maturazione del fintech europeo». Tuttavia, nel primo semestre, la società ha confermato la capacità di generare una crescita profittevole: ricavi a 1,71 miliardi (+3,4%), ebitda in espansione del 5,2% con margine migliorato al 51%. La remunerazione «rimane generosa con un rendimento da dividendi del 4,77% e un programma di buyback con uno yield del 7,56%». Su Nexi, Banca Akros ha un prezzo obiettivo di 8 euro rispetto ai 5,4 euro attuali (rialzo del 48%).
Il gruppo delle pompe a pistoni professionali valeva 47 euro a febbraio, poi ha cominciato a perdere terreno con i dazi. Gli analisti di Berenberg hanno giudicato bene i conti del secondo trimestre, parlano di «crescita organica positiva per la prima volta dopo sei trimestri» e hanno un prezzo obiettivo di 49 euro (potenziale upside del 22%).
Lo specialista mondiale nella produzione di makeup e skincare ha chiuso il semestre con un utile di 16,6 milioni (17,9 lo scorso anno), mentre i ricavi sono aumentati del 5% a 524,9 milioni. Il titolo viaggia a 11,9 euro, ai minimi di aprile. Banca Akros ha un target price di 17,5 euro (possibile rialzo del 47%), giudicando la redditività del semestre «migliore del previsto».
Quanto ai semiconduttori, StM ha perso il 10% da inizio anno a 21,5 euro, zavorrata dal legame con l’automotive e il tema dei dazi. Su StM, Debach parla di ridisegno profondo del gruppo (nel secondo trimestre il free cash flow è scivolato a -152 milioni) che guarda al futuro. Dopo i conti, Berenberg ha alzato il prezzo obiettivo da 25 a 28 euro.(riproduzione riservata)