Lo scorso anno, la vittoria di Trump nella corsa alla presidenza Usa ha spinto l'azionario verso livelli record, in scia alla speranza di vedere realizzate quelle riforme radicali sponsorizzate in campagna elettorale. Dopo 12 mesi qualche campanello di allarme inizia a suonare e per alcuni è arrivato il momento di abbandonare l’equity Usa. "A nostro parere, tuttavia", ha affermato Kurt Feuerman, AB Select US Equity Portfolio Manager di AllianceBernstein, "non è ancora giunto il momento per guardare altrove. Un investitore europeo interessato ad esporsi all'economia e stelle e strisce può di fatto ancora contare su una condizione di mercato favorevole e su titoli in grado di generare valore".
Secondo l'esperto, una certa titubanza di fronte al rally post-Trump e alla possibilità di una correzione è comprensibile. L’azionario Usa è salito di oltre il 20% da un anno a questa parte e ora l'indice S&P 500 scambia ad un multiplo di oltre 19 volte gli utili stimati al 2017, ovvero nella parte più elevata del suo range storico. Secondo Bloomberg, 10 strategist azionari americani su 18 hanno un prezzo obiettivo per l’S&P 500 a fine 2017 di 2.500 punti che si confronta con i 2.575 punti al 31 ottobre scorso.
"Nel breve termine si potrebbe assistere ad un aumento della volatilità", ha aggiunto il manager, "ma riteniamo che i trend fondamentali, ovvero uno scenario di tassi bassi e crescita economica globale, siano di supporto, nel lungo termine, al sentiment positivo che aleggia a Wall Street. Un'accelerazione del Pil generalizzata ha infatti rimosso uno degli elementi di freno per le azioni americane: la forza del dollaro vista negli ultimi anni. Perciò, al di là delle paure, crediamo che l'equity Usa rimanga una scelta di investimento più interessante di quanto le valutazioni lascino intendere. Il punto non è abbandonare l’asset class, ma trovare i giusti titoli su cui puntare".
In particolare, Feuerman evidenzia che le banche in questo contesto sono un'ottima opportunità. "Ad un primo sguardo, i trend non sembrano entusiasmanti, con la scarsa crescita dei finanziamenti e la bassa volatilità che stanno soffocando gli investimenti di trimestre in trimestre. Tuttavia, ad oggi i titoli degli istituti di credito sono convenienti rispetto al mercato. Nonostante i recenti rialzi, infatti, le azioni di Bank of America, Citigroup e JP Morgan scambiano ad un multiplo di 14-15 volte gli utili 2017, dei valori che ne sottostimano pesantemente il potenziale. Il comparto finanziario", ha aggiunto, "è in prima fila per accaparrarsi ciò che la deregulation ha da offrire, senza contare che i cambiamenti alle regole imposte dopo la crisi proposte dai Repubblicani potrebbero spingere i profitti ante-imposte dei maggiori istituti americani fino al 20%, secondo quanto calcolato da Bloomberg".
Secondo l'esperto, le opportunità nascono anche dalla possibile riforma fiscale. "Occhio alle grandi multinazionali, quelle con un forte saldo di cassa estero, e alle società con un'aliquota prossima al 35%. Riteniamo che il rientro della liquidità estera sarà comunque parte del pacchetto. Anche se dovesse passare una versione della riforma meno radicale, infatti, il rimpatrio dei capitali è improbabile venga ridimensionato poiché è comunque fonte di ricavi. Una riduzione dell'aliquota sul reddito delle società potrebbe essere una battaglia più dura, di sicuro, a mano a mano che i dettagli saranno resi noti, ci sarà da attendersi qualche reazione significativa da alcuni titoli".
In conclusione, ad un anno dalla vittoria di Trump, e dall'inizio del rally, c’è la preoccupazione di avere davanti a sé una strada più tortuosa da seguire. "Per noi, però", ha concluso Feuerman, "le opportunità esistono, basta saperle trovare".