Geopolitica esplosiva, assedio alla Fed e timori di nuove bolle tecnologiche. Eppure, da inizio anno i mercati continuano a macinare record: azioni e oro sono sui massimi, l’Europa è più brillante di Wall Street. Paul Donovan, chief economist di Ubs Wealth Management ha spiegato a ClassCnbc da dove arriva la forza delle borse e cosa aspettarsi nel 2026.
Domanda. I mercati sembrano insensibili ai recenti shock geopolitici. Ma altre scosse potrebbero arrivare. Che cosa sta succedendo?
Risposta. La geopolitica produce titoli drammatici, ma i mercati reagiscono solo se cambiano i fondamentali economici. L’intervento americano in Venezuela o le proteste in Iran sono eventi rilevanti sul piano politico, ma non hanno alterato in modo significativo l’offerta globale di petrolio, né creato nuovi rischi macroeconomici. Per questo gli investitori ritengono che, sul piano economico, sia cambiato poco.
D. Più delicato appare il conflitto istituzionale negli Stati Uniti, con le tensioni tra Casa Bianca e Federal Reserve. Quali conseguenze può avere?
R. Non è la prima volta che un presidente attacca la Fed: già negli anni ‘60 Lyndon Johnson contestava apertamente la banca centrale. Ma i mercati ritengono che l’indipendenza della Fed non sia realmente a rischio. Esistono robuste protezioni istituzionali: il presidente della Fed è nominato dalla Casa Bianca ma confermato dal Senato, e il Fomc è composto da membri con opinioni indipendenti. Ci sarà rumore politico, ma la politica monetaria americana continuerà a essere gestita in modo autonomo.
D. Il mercato continua a prezzare due tagli dei tassi nel 2026. È d’accordo?
R. La Fed ha ancora spazio per almeno un taglio nei prossimi mesi. Potrà sembrare sorprendente agire mentre l’inflazione non è ancora perfettamente sotto controllo, ma la politica monetaria lavora con forti ritardi. Le decisioni di oggi mirano a influenzare l’inflazione del prossimo anno. Per garantire un rientro verso livelli più bassi nel 2027, la Fed dovrà muoversi in anticipo.
D. L’oro punta verso 5.000 dollari l’oncia. È ancora da comprare?
R. L’oro è stato sostenuto da forti acquisti delle banche centrali e dalla debolezza del dollaro: quando il biglietto verde scende, il prezzo dell’oro in dollari sale. Ha inciso anche la domanda dall’India rurale, dove l’oro resta una forma tradizionale di risparmio. Guardando avanti, però, gli acquisti delle banche centrali dovrebbero rallentare: la riallocazione lontano dal dollaro e dai Treasury è già in larga parte avvenuta. Il dollaro probabilmente continuerà a indebolirsi gradualmente contro l’euro nel corso del 2026, riflettendo una sopravvalutazione accumulata negli anni passati.
D. A proposito di Europa, i mercati del Vecchio Continente stanno sovraperformando Wall Street, come hanno fatto lo scorso anno. È qui la vera diversificazione?
R. L’azionario europeo - e anche quello britannico - ha già fatto meglio degli Stati Uniti nel 2025, e questo trend può proseguire nel 2026. La lunga sovraperformance americana è stata trainata soprattutto dal settore tecnologico. Ora che l’attenzione si sposta dall’innovazione all’utilizzo concreto della tecnologia, l’Europa diventa relativamente più interessante per gli investitori.
D. I risultati di Tsmc confermano che il boom di investimenti nell’AI continua. Ma a Wall Street big come Nvidia non si muovono più tanto. La corsa è finita?
R. Le valutazioni sono elevate, ma non vediamo ancora le caratteristiche tipiche di una bolla. Ci sarà volatilità, ma non una correzione distruttiva. I rischi principali oggi riguardano piuttosto la tenuta dei consumi e le incertezze sul commercio globale. Solo un aumento davvero eccessivo dei prezzi dei titoli legati all’AI potrebbe cambiare il quadro.
D. Arriviamo da tre anni in cui l’azionario ha fatto benissimo ovunque. Il 2026 sarà ancora positivo per le borse?
R. Penso di sì e il motivo è che abbiamo crescita economica vicina al trend nella maggior parte delle economie, inflazione bassa in Europa e in rallentamento negli Stati Uniti nella seconda parte dell’anno. Fed e Bank of England potranno ridurre i tassi. Non significa aspettarsi rendimenti esplosivi, ma il contesto resta generalmente favorevole per mantenere un’esposizione azionaria core in portafoglio. (riproduzione riservata)