I dazi imposti dal presidente Usa Donald Trump sulle auto europee hanno già presentato un conto da oltre 8 miliardi di euro ai principali costruttori del continente. Lo calcola il Financial Times ricostruendo quanto emerge dai dati comunicati nelle ultime settimane da Volkswagen, Bmw, Mercedes-Benz, Stellantis e Volvo, mentre il settore teme di andare incontro una nuova escalation della guerra commerciale con gli Stati Uniti.
Dal 3 aprile 2025 Washington ha aumentato i dazi sulle auto europee dal 2,5% al 27,5% nell’ambito della stretta protezionistica voluta da Trump. Le tariffe sono poi state ridotte al 15% dopo l’intesa commerciale raggiunta tra Stati Uniti e Unione Europea nell’agosto scorso, ma l’impatto sui conti dei costruttori resta molto pesante.
La casa più colpita è Volkswagen, che ha contabilizzato costi per circa 3,6 miliardi di euro a causa dei dazi Usa. Il direttore finanziario del gruppo tedesco, Arno Antlitz, ha avvertito gli investitori che nel 2026 l’impatto potrebbe salire fino a 4 miliardi, sottolineando la necessità di «ripensare radicalmente il modello di business» del gruppo.
Anche Bmw accusa il colpo, con circa 2,1 miliardi di euro di costi tariffari, inclusi i dazi sulle importazioni nell’Ue da Stati Uniti e Cina. Per Mercedes-Benz il conto è invece arrivato a circa 1,3 miliardi.
Più contenuto ma comunque rilevante l’impatto per Stellantis, che ha indicato costi per 1,2 miliardi di euro. Per il gruppo guidato da Antonio Filosa pesa soprattutto la forte integrazione produttiva tra Stati Uniti, Messico e Canada, con una quota importante dei costi legata proprio agli scambi all’interno del Nord America.
Lo scenario rischia ora di peggiorare ulteriormente. Trump ha minacciato di riportare i dazi sulle auto europee al 25%, accusando Bruxelles di non aver rispettato pienamente l’accordo commerciale siglato nel 2025. Il presidente americano ha dato tempo all’Unione Europea fino ai primi di luglio per attuare gli impegni previsti dall’intesa.
Secondo gli analisti di Bernstein, un rapido ritorno a dazi del 25% potrebbe costare ulteriori 2,6 miliardi di euro nel solo 2026 ai tre grandi gruppi tedeschi: Volkswagen, Bmw e Mercedes-Benz.
Le case automobilistiche stanno valutando contromisure per compensare l’aumento dei costi, ma ulteriori rincari dei prezzi rischiano di frenare la domanda sul mercato americano. Una prospettiva particolarmente delicata per un settore già sotto pressione per la concorrenza cinese e per gli investimenti necessari nella transizione verso l’elettrico.
Anche Audi teme un aggravamento della situazione. Il direttore finanziario Jürgen Rittersberger ha definito «significativo» il peso di un eventuale aumento dei dazi. La casa tedesca si prepara al lancio del nuovo suv di lusso Q9 destinato soprattutto al mercato americano, ma il modello sarà prodotto a Bratislava e quindi soggetto alle tariffe Usa. Audi sta valutando anche l’ipotesi di aprire uno stabilimento produttivo negli Stati Uniti per aggirare i dazi, ma una decisione definitiva non è ancora stata presa.
Più ottimista il ceo di Bmw, Oliver Zipse, che spera ancora in un accordo con Washington capace di premiare i costruttori europei che producono direttamente negli Stati Uniti. Secondo Zipse, all’interno dell’amministrazione americana esisterebbe apertura verso una riduzione dei dazi per i gruppi industriali con una forte presenza manifatturiera negli Usa. (riproduzione riservata)