Non solo le case tedesche come Volkswagen, Mercedes, Bmw e Porsche. Anche i costruttori giapponesi iniziano a cambiare strategia per provare a colmare il divario accumulato nel mercato delle auto elettriche, soprattutto in Cina. Honda e Toyota, riporta Nikkei, stanno aumentando il ricorso a piattaforme, componenti e tecnologie sviluppate da partner cinesi, con l’obiettivo di ridurre tempi e costi di sviluppo nel tentativo di recuperare terreno rispetto ai marchi locali, che ormai di fatto dominano il settore.
La svolta è un vero e proprio cambio di paradigma per due gruppi che avevano sempre puntato quasi esclusivamente sulle proprie competenze tecnologiche e su soluzioni interne. Ora invece riconoscono la necessità di imparare dai concorrenti cinesi, che sono capaci di sviluppare nuovi modelli in tempi molto più rapidi e a costi inferiori.
La svolta di Honda segue un periodo particolarmente difficile. Ad aprile il presidente Toshihiro Mibe è andato a Guangzhou per una visita di tre giorni ai partner locali, tra cui Guangzhou Automobile Group (Gac), con cui il costruttore giapponese già collabora attraverso una joint venture. Il viaggio è avvenuto poche settimane dopo l’annuncio di pesanti svalutazioni legate alla revisione della strategia sull'elettrificazione. A maggio Mibe ha quindi ufficializzato il nuovo corso, spiegando che Honda utilizzerà in Cina «piattaforme fornite dai partner locali».
La decisione ribalta l’approccio adottato negli ultimi anni. Già tre anni fa Honda aveva valutato l’utilizzo di una piattaforma elettrica sviluppata da Gac, salvo poi rinunciare per proseguire autonomamente. Quella scelta si è rivelata costosa e sbagliata: tra il 2023 e il 2025 le vendite del gruppo in Cina si sono dimezzate, mentre i marchi locali conquistavano quote di mercato con modelli più tecnologici e competitivi nei prezzi. Secondo un dirigente di un fornitore citato da Nikkei, le vetture Honda costavano oltre 100 mila yuan (circa 14.800 dollari) in più rispetto ai modelli cinesi con prestazioni analoghe o superiori.
Anche Toyota sta accelerando la collaborazione con l’industria automobilistica della Cina. La berlina elettrica bZ7, lanciata sul mercato cinese a marzo, presenta dimensioni e proporzioni praticamente identiche alla Hyptec A800 di GAC e integra tecnologie sviluppate da Huawei. «Siamo nella fase in cui riceviamo prima le vetture dai nostri partner», ha dichiarato Hiroki Nakajima, vicepresidente esecutivo di Toyota, confermando l’approccio pragmatico adottato dal gruppo.
Parallelamente Toyota continua però a investire molto nello sviluppo interno, ma utilizzando tecnologie imparate anche dai cinesi. Il colosso giapponese ha creato una controllata interamente controllata a Shanghai che dal 2027 produrrà modelli elettrici del marchio Lexus, con l’obiettivo di trasferire nel resto del gruppo il know-how acquisito in Cina.
Il vantaggio competitivo dei produttori cinesi non riguarda soltanto i costi. Aziende come Xiaomi, entrata nel mercato delle auto elettriche nel 2024 e già capace di superare le 400 mila vendite nel 2025, stanno puntando su stabilimenti completamente automatizzati, gestiti da robot e intelligenza artificiale, e su processi di sviluppo che sfruttano l’AI per lavorare senza interruzioni su tre turni.
Secondo Nikkei, questo modello consente ai costruttori cinesi di sviluppare nuovi veicoli in circa la metà del tempo rispetto ai tradizionali cicli dell’industria giapponese. A sostenerlo contribuisce anche una filiera nazionale integrata per batterie, terre rare e componenti strategici.
La crescita dell’industria dell’auto cinese sta modificando gli equilibri mondiali. Secondo i dati della società di ricerca statunitense Mobility Global, nel 2025 i marchi cinesi hanno raggiunto il 25% delle vendite globali di automobili, il doppio rispetto a dieci anni prima, avvicinandosi ai costruttori giapponesi, la cui quota è scesa dal 30% al 26%.
La sfida, ora, è trasferire la rapidità e l’efficienza produttiva apprese in Cina nei mercati dove i marchi giapponesi mantengono una posizione di forza, come Stati Uniti e India, facendo leva sulla tradizionale reputazione di affidabilità. «Entro tre anni avremo trovato un modo per vincere. Se non ci riusciremo, saranno guai», ha avvertito il presidente di Honda Mibe. (riproduzione riservata)