La linea europea sul bando ai motori termici dal 2035 vacilla come mai prima. Secondo fonti qualificate consultate da MF-Milano Finanza, la Commissione Europea starebbe iniziando a prendere seriamente in considerazione la valutazione di uno slittamento al 2040 della fine della produzione degli endotermici, anche se è improbabile che una decisione di simile portata farà già parte del pacchetto di provvedimenti sull’auto che sono attesi per il 10 dicembre
Si tratta di un cambio di passo che fino a pochi mesi fa sembrava irrealistico, ma che oggi inizia a prendere forma grazie alla convergenza di tre fattori che l’Ue non può più ignorare: un mercato che resta troppo debole, una crescente pressione da parte dell’industria e anche un mutato equilibrio politico tra gli Stati membri.
La revisione del 2035 sta diventando un’opzione concreta soprattutto dopo l’inattesa sterzata della Germania, da sempre la prima sostenitrice della via europea sull’elettrico. Secondo quanto risulta a MF, Berlino starebbe facendo capire alla Commissione che l’impostazione attuale del phase-out non è più sostenibile, alla luce della frenata della domanda elettrica, delle ricadute occupazionali sulla filiera e della necessità di valorizzare carburanti avanzati e soluzioni alternative all’elettrico puro.
Il nuovo orientamento ha aperto la strada a un fronte crescente di Paesi favorevoli a una maggiore flessibilità regolatoria, linea sposata subito dall’Italia. Per anni, e fino a pochi mesi fa, le capitali europee avevano quasi tutte sempre dato per scontato che l’industria si sarebbe allineata senza troppi scossoni al divieto del 2035. Ora, spiegano fonti informate, questa convinzione sta davvero iniziando a venire meno.
Roma, sotto la spinta del ministro delle Imprese Adolfo Urso, ha già più volte ribadito ai commissari la necessità di mantenere aperta la strada al motore endotermico anche dopo il 2035, purché alimentato da carburanti avanzati e inserito in un percorso di transizione credibile. L’Italia ha inoltre chiesto una piena valorizzazione delle ibride di nuova generazione e una revisione della norma nel nuovo contesto industriale europeo.
Fino a poco tempo fa la posizione italiana risultava quasi completamente isolata nei consessi europei. Ma lo scenario è profondamente mutato. «In Europa inizia a non esserci quasi più nessuno convinto che il 2035 possa effettivamente reggere così com’è», spiega una fonte. «La Commissione stessa sa bene che l’obiettivo, nelle condizioni attuali, è ormai quasi impossibile da realizzare e che bisogna prendere atto della situazione».
Il quadro industriale fotografato dai dati conferma il malessere della transizione. Le vendite annue del mercato europeo si muovono attorno a 13 milioni di unità (dai 15,7 milioni del pre-Covid), l’elettrico cresce molto meno del previsto e la filiera è in crisi. Non bastano modelli elettrici «popolari» come Citroën ë-C3, Dacia Spring o Leapmotor T03: i prezzi restano elevati rispetto al potere d’acquisto medio e le infrastrutture di ricarica avanzano a rilento.
Di fronte a questo scenario, Bruxelles ha già allentato i target Cafe per il prossimo triennio, evitando il rischio di multe immediate ai costruttori. Ma l’Acea, che ora presenta un fronte compatto guidato dai vertici di Stellantis, Renault, Mercedes e degli altri gruppi europei, chiede interventi di portata più ampia. La stessa Stellantis, che fino allo scorso anno con Carlos Tavares ceo difendeva gli obiettivi europei sull’elettrico ed era contraria a cambiarli, ora per voce sia del neo ad Antonio Filosa sia del presidente John Elkann invoca un necessario e immediato cambio delle norme Ue in ogni occasione pubblica.
Nel dibattito interno alla Commissione emergono aperture. Tra le concessioni attese c’è la possibilità di «svincolare» da subito i veicoli commerciali leggeri dalla normativa generale sul 2035, trattandoli con un percorso dedicato. Parallelamente si studia un quadro regolatorio più stabile, capace di favorire lo sviluppo di vetture elettriche compatte nella fascia 15-20 mila euro, considerate essenziali per rilanciare il mercato. Entrambe sono tra le maggiori richieste del ceo di Stellantis Filosa.
Si discute anche di introdurre una forma di neutralità tecnologica più ampia, che includa le ibride evolute, i sistemi a range extender e l’impiego di e-fuel e biofuel certificati. La Commissione continua a non dichiarare apertamente di voler modificare l’obiettivo 2035, ma dietro le quinte la trattativa è avviata. ll 10 dicembre può segnare un primo punto di svolta e in quella data la Commissione, oltre a un pacchetto di misure-tampone, potrebbe iniziare a dare un’indicazione più chiara sul destino del motori endotermici. (riproduzione riservata)